"Thro' evening shades I haste away / to close the labours of my day."

Presto, Merlino, la magia!

Reduce da tre giorni di mare. Facciamo due, che oggi a dire il vero il mare lo abbiamo visto solamente da lontano… fa un caldo lurido, tanto qui, ora, quanto lì. Mi sono mancate tutte le mie bestiole, soprattutto dopo aver trascorso ore al Tropicarium Park a guardare i serpenti e le tartarughe altrui.
Oh, ho un sacco di fotille del Tropicarium, ho abbondantemente sfruttato Instacollage per rimediare al fatto di non essermi portata appresso la macchina fotografica e quindi aver fatto degli scatti di qualità pessima con il cellulare.

Compresa una foto scattata dal fotografo allo spettacolo dei leoni marini, in cui il bestione a tradimento mi ha stampato un bacio umido e pescioloso sulla guancia. Direi che si capisca… manca soltanto un fumetto sopra la mia testa con scritto ommioddio è grosso e puzza di otaria!
Ma si vede che tra “leoni” ci intendiamo bene😄

Di nuovo, questa volta, abbiamo provato il ristorante indiano, che fatalità era proprio sulla stessa via del Pala Arrex dove c’erano i padiglioni del Tropicarium; io non è che mi intenda moltissimo di cucina etnica, anche se mi piace e in condizioni normali non mi tiro mai indietro quando c’è da provare qualcosa di esotico, comunque devo dire che abbiamo mangiato proprio bene, con un servizio veramente impeccabile.

E un’altra cosa che ha costituito un piacevole ritorno, e che mi auguro non sia stato un caso isolato legato a determinate circostanze (leggi: cucina molto speziata!), sono stati i SOgni. Proprio con la S e la O maiuscole. Il primo, a dire il vero, non è stato molto piacevole… c’ero io, a casa, che entravo in bagno e vedevo mia madre ritta in piedi nella vasca da bagno, immobile, con capelli non suoi davanti alla faccia. Insomma, era evidente che somigliava a mia madre ma non era lei; peraltro nel momento in cui mi avvicinavo per scoprire cosa le fosse successo, le scoprivo il volto ed era strano, aveva giusto qualche lineamento suo ma camuffato con tratti molto androgini, eleganti, in un certo senso avvenenti. Salvo il fatto che fosse bianca come il gesso con le labbra e gli occhi rosso cupo, che mi guardasse fisso in maniera piuttosto agghiacciante e che continuasse a scuotere la testa in maniera meccanica come a dire no-no, no-no, no-no. E a quel punto io cominciavo a ripetere la formula di bando/esorcismo che abbiamo steso lunedì sera con le Limone (stranamente, nel sogno la ricordavo tutta quasi alla perfezione), ma mi sono svegliata a metà della cosa, senza sapere che effetto esattamente stesse sortendo.
Quello che realmente mi dà da pensare è che l’altro giorno, continuando gli esperimenti assieme a Skayler, lei mi ha scritto dicendomi di aver tentato di mandarmi la runa ed essere stata come “respinta”, bloccata da qualcosa che era quasi elettrizzante.
Intanto, perché dei sogni – come del maiale – non si butta niente, l’ho fatto fruttare e l’ho cacciato dentro all’ultimo pezzettino di racconto che ho scritto a proposito di Balthazar et Giselle <trollface>

Il secondo sogno, in ogni caso, era di tutt’altro genere… vagavo per i boschi – boschi meravigliosi – diretta ad una casupola che in realtà era in tutt’altra dimensione rispetto a questa, come l’isola di Avalon. In suddetta grande capanna vivevano animali e persone che in realtà erano piuttosto archetipi e totem: c’erano il Principe (bellissimo ed austero, sembrava Ander) e il Vagabondo (che sembrava Tom Cloud de La Saggezza della Luna, più giovanile forse), per cui sentivo tra l’altro un’attrazione fortissima sotto svariati aspetti. C’era un Orso, due Gatti, una Lince ed una Pantera, due Lupi, un Serpente ed altre cose che non ricordo più… ma tutti Maestri, tutte Guide Spirituali in una maniera o in un’altra, ed io mi recavo lì appunto per stare con loro, per scambiare insegnamenti, più che per imparare nel senso vero e proprio del termine. Quali che siano, poi, questi insegnamenti, non saprei dirlo – ma non perché sia consapevole di averlo saputo, ad un certo momento, e di averlo poi dimenticato al risveglio… ho l’impressione che si tratti di qualcosa di subliminale, piuttosto. Ti svegli di buon umore e il mondo intero improvvisamente ha una sfumatura in più che prima non si vedeva.

Non avevo gran che voglia di tornare a casa, se devo essere sincera, e questa camera è un macello. Domani dovrò inventarmi qualcosa, tipo un hòcheti pòcheti per rimpicciolire tutti i vestiti…

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