"Thro' evening shades I haste away / to close the labours of my day."

Server in manutenzione, è mercoledì?

Tanta neve, già. Un sacco. Sembra quasi di stare in montagna <sarcasmo>.

Sono due giorni che Yuri va a lavorare a piedi e va a lavorare all’ITIS invece che al posto suo solito; stamattina eravamo tutti insieme a caseta, l’ho accompagnato con il cane, poi mi sono fermata da mia madre a bere il caffè (il secondo per oggi, e ancora non sembra fare effetto…) e sono rimasta qui. A sbadigliare. Sono in piedi dalle 6.30 e mi sembra di essere sveglia da una vita.

Disagi sì, qualcuno. Ci siamo impantanati con la macchina qui nel piazzale dei garage, ma è stata poca cosa in confronto al trattore spazzaneve del comune che s’è preso al traino la macchina dei cognati perché pure con 5-6 buon’anime intorno non riuscivano a liberarla dalla neve a lato di via Cairoli. Ben più tragicomico è stato portare la carriola del fieno ai cavalli sprofondando nella neve fresca fino al ginocchio, ma anche quella è andata. Io burlona.

Ad un certo momento, ieri sera, sempre in via Cairoli – andavamo dai suoceri a recuperare il cane – abbiamo accostato un attimo per scendere a dare una mano ad una signora che s’era spiaggiata in curva e non andava più né avanti né indietro. C’è poco da dire anche sulle gomme da neve: arriva il momento in cui uno deve imparare a mettere su anche le catene, dovrebbero insegnartelo già alla scuola guida. Fatto sta che me ne stavo in disparte con le mani in mano mentre alcuni baldi giovani – e anche nontanto giovani – si prodigavano nelle operazioni di soccorso, quando mi si avvicina un’altra signora che non avevo idea di chi fosse, anche lei in impotente nullafacenza, e mi dice “eh, ieri eravamo qui ad aiutare anche Erik”. La guardo, ci ridiamo su, e intanto penso che tutto sommato sia carina questa cosa che lei mi abbia riconosciuta, quantomeno in relazione a mio cognato, e invece io su di lei abbia il vuoto totale. Poi mi è venuto in mente che probabilmente era la suocera di Marco, uno dei cugini di Yuri, e che quindi ci siamo viste sicuramente al suo matrimonio… ma resta il punto che mi è sembrata una cosa carina. Ormai la zona lì intorno a casa Rinaldi è piena di meridionali e quindi si sta perdendo un po’ la tradizione di tenere il conto delle parentele – biologiche ed acquisite – di tutto il vicinato, ma se da una parte il mondo è bello perché è vario, dall’altra è un vero peccato perché faceva molto folk. Del tipo che cinquant’anni fa io potevo non avere un nome, ma sarebbe andato bene lo stesso perché ah, l’è la femena de so nevodo de Rinaldi, chel biont. Beh, il senso di intima soddisfazione che riesco a trovare io in cotante boiate.

Mi rendo conto che sono entrata in modalità “patetica mogliettina felice”, anche se non sono sposata (il cielo ce ne scampi e liberi). E’ la casa, e passerà, sfortunatamente per Yuri che si sta abituando al teino a letto, alla cioccolata calda con i biscotti, alla vasca da bagno piena di spumante della Lush e a qualcuno che butta via tutte le immondizie che lascia in giro. Con il maltempo ci siamo arenati psicologicamente sul nuovo acquario di Tama, parcheggiato in ingresso, ancora da pulire, collocare in maniera decorosa da qualche parte e allestire. Dobbiamo tirare fuori, in qualche modo, altre prese di corrente. Un giorno di questi, poi, traslocheremo definitivamente anche Pollo e Lady Vashj.
In tutto ciò, sto scoprendo che mi piace la cucina nonostante le sue orribili piastrelle; mi piace tirar fuori un libro, il moleskine-dei-pensierini o il pc per mettermi a scrivere alla finestra; sono decisamente in vetrina, ma sono giunta alla conclusione che in fondo non è ben chiaro chi stia osservando chi. Però sono riuscita a scrivere ancora qualche pagina della mia careyata ignobile… certo, con questi ritmi faccio ora a dimenticarmi che cosa avevo deciso in merito alla trama e a inventarmi un racconto completamente nuovo. Non ci si annoia mai.

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