"Thro' evening shades I haste away / to close the labours of my day."

L’astrale facile (e famigli per tutti!)

Sto leggendo Animal Magick ed è un ricettacolo di meditazioni e “pathworking” che farebbe la felicità di molte persone alle prese con animali totem/alleati di potere/guide animali che dir si voglia. Una cosa che notavo – ma la notavo ancora quando stavo leggendo Seidr – the Gate is Open – è che però tutto il discorso appunto del pathworking (che sì, mi piace molto come termine, per questo lo ripeto volentieri), del viaggio astrale e della meditazione profonda viene molto sminuito, quasi un po’ banalizzato, spiattellato come se si trattasse di un giochetto da ragazzini. Come se bastasse chiudere gli occhi e immaginare.
Nel Seidr potevo giustificare questa – chiamiamola – “approssimazione” nella consapevolezza che non sta scritto da nessuna parte che sia un libro per neofiti… Animal Magick no, anzi, ti dice che è accessibile anche a persone che non siano interessate ad uno specifico percorso spirituale. Al contempo però ti fa capire che il viaggio astrale funziona così: che ti metti seduto, ti rilassi, chiudi gli occhi e ad un certo punto =puff!= spunta il tuo animale guida.
Invece non funziona proprio proprio proprio così, anche senza entrare nel merito delle vere culture sciamaniche in cui il totem era legato al clan e/o a estenuanti cerimonie fatte di privazioni, ingestione di cose assurde e visioni mistiche annesse e connesse. Anche perché, ad onor del vero, la Conway parla di famigli, di alleati, non di totem… la tradizione di riferimento è più quella della strega con il rospo o il gatto nero, che non la medicina dei Nativi americani.
Beninteso, io che ormai queste cose un pochino le mastico, sto apprezzando molto questo libro; però mi immagino anche il neofita medio, quel genere che mi scrive di solito su facebook o youtube. Vanno tutti pazzi per gli animali guida e i famigli, io sono sicura che se mi metto a dire “oh, Animal Magick è utilissimo per lavorare con gli alleati animali”, chi mastica anche solo un minimo di inglese lo va a comprare ad occhi chiusi. E la povera Deanna Conway ha un bel ripetere che bisogna essere sicuri di viaggiare liberi da preconcetti, altrimenti si influenzano e si falsano le visioni… come se una persona con pregiudizi potesse mai ammettere di averne. Andiamo. Io ho quotidianamente sotto gli occhi elementi che sostengono fermamente di essere persone mature e coscienziose (tanto per dirne una) e invece non ci si avvicinano neanche, le battaglie perse le riconosco pure da lontano.

Ad ogni modo, ad un certo punto ci sono due meditazioni particolari, una con il serpente e una con il ragno; hanno una specie di preambolo che io comprendo ma non condivido gran che, perché sono animali che “fanno senso”. Mitologicamente parlando, invece, hanno un simbolismo veramente affascinante… non mi aspetto che lo colgano le casalinghe di Voghera (che non me ne vogliano, è un modo di dire), ma qualche collega sì, perché a me viene il latte alle ginocchia ogni volta che pubblico qualche foto di Vashj, Vespira o una delle loro mute e mi trovo qualche commento del genere “brrr… inquietante” o “che impressione”, da chi dovrebbe essere del mestiere. A me fanno più impressione le gambe rachitiche dei pinscher nani, eppure non faccio commenti come se la pinscherfobia fosse una patologia sdoganata ed ampiamente accettata.
Che poi, con i serpenti, proprio non sapete quello che vi perdete.
Dovrebbe scriverlo così:  perché diamine vi siete comprati un libro sugli animali di potere se avete paura dei serpenti, che sono gli animali di potere par excellence?

Oggi, comunque, il caldo mi sta annientando. Credevo che dopo una primavera del genere, o un’estate rinchiusa in fabbrica, non avrei avuto più il coraggio di restare passivamente a boccheggiare da qualche parte, ma oggi – complici se vogliamo le Amiche di Mestre – va proprio così. E’ quasi un’ora ormai, tralasciando la parentesi di pappa al pulcino, che sto qui a scribacchiare senza arrivare ad una conclusione soddisfacente.
Ieri sono stata più bravina, mi sono finalmente ricordata di comprare lo smalto trasparente per dare il tocco finale al teschio della cornacchia, e mi sono decisa anche a preparare il pennacchio/ventaglio di penne da attaccare al battente del mio tamburo.

In fin dei conti ho preparato un piccolo corredo “da viaggio”, appunto, visto che il corvo/cornacchia è fondamentalmente un messaggero. Per questo motivo ho preparato una bindrune, che in foto si vede pure male, riarrangiandomi idee prese online.

Mi piace assai. Sull’altare fa la sua porca figura.
Anche la borsina me la sono fatta io, una mattina intanto che Yuri era a lavorare, con tutti gli svanzerotti di pelle che abbiamo portato via per 8 euro al kg da quel grossista di Castelfranco. Devo ancora trovarci un bel fermaglio per chiuderla, a dire il vero, e non ho bene bene pensato se ne farò effettivamente una specie di “sacchetto medicina” o cos’altro, ma mi piace l’idea di averla e di tenerla come cavia da esperimenti. E’ pelosilla e morbidilla.
Adesso appena cala il sole magari qualcosa mi invento.

2 Risposte

  1. Dorilys Vigdis Varganna

    Anche io ho notato che spesso il concetto di “pathworking” sia inteso come una cosa troppo semplicistica, come se mi stessero chiedendo di fantasticare su qualcosa. Senza contare che, almeno quello che ho potuto vedere del panorama italiano e non, oramai è nel pensiero “medio” presumere che se per caso hai un’esperienza particolare allora sei un grande sciamano esperto di animali e totem, vogliamo parlare di tutte quelle persone che hanno cani da tre giorni e già dicono che il loro totem è il lupo?😄

    29 luglio 2013 alle 11:35

    • Allora io potrei avere totem per tutte le stagioni😄

      29 luglio 2013 alle 11:38

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