"Thro' evening shades I haste away / to close the labours of my day."

Brehenn 9

Si ritrovarono lì, tutti e venticinque, senza essersi neppure messi d’accordo o essersi incrociati lungo la strada. Era prevedibile, per questo stavano in religioso silenzio, sotto quel cielo plumbeo che si faceva sempre più cupo, sull’aspro crinale di roccia. Le Cinque Congreghe dei Negromanti non convivevano così pacificamente in reciproca prossimità neanche in occasione del Gran Conclave, le circostanze erano veramente drammatiche.

«Chi è rimasto con gli Adepti?».

«Che importanza ha? Moriranno comunque per primi».

Qualcuno rise subito, gli altri si aggiunsero poco alla volta. Alla fine ridevano tutti, i Negromanti ridevano sempre davanti alle minacce di morte. Più erano Recidivi e più ridevano.

«Godiamocela, perché ci faranno rimpiangere di essere mai esistiti».

Anche di quello erano tutti ugualmente consapevoli. Non che sapessero di preciso che cosa li aspettasse di lì in avanti, ma avevano la netta sensazione avrebbero finito con il soccombere al cospetto degli stessi Spiriti a cui loro stessi facevano da guardiani.

Pasha le sfiorò una mano, attirando la sua attenzione. «Dovresti tornare alle Falesie. Forse le Terre Esterne resteranno immuni da tutto questo».

«Kuolleet ovat kuolleet, toisella puolella tai muita», mormorò Galadh, che aveva ritrovato quasi subito il suo glaciale contegno. «Sarà solo questione di tempo prima che si apra una falda anche lì, o che gli Spiriti ci arrivino oltrepassando il Confine».

«Probabile», mormorò Brehenn. «I più saranno attratti da noi, comunque. Perché dar loro motivo di sparpagliarsi ulteriormente?».

Un’altra cosa che nessuno esternò ad alta voce, in una lingua o nell’altra, ma di cui tutti presero coscienza, era che avrebbero dovuto sforzarsi di appianare le loro naturali divergenze tra Congrega e Congrega, perché mostrarsi solidali e compatti poteva essere la loro unica via di salvezza. Nessuno fece domande superflue quando i cinque Sommi si ritirarono in disparte per prendere accordi; tutti gli altri rimasero diffidenti, si sedettero più o meno lì dove già si trovavano, in gruppi di quattro, e cominciarono a vociferare.

 

«Com’è? Voglio dire, come si presenta?».

Il Concilio aveva tre nuovi membri che Brehenn non conosceva, ma che per tradizione poteva supporre si trattasse di allievi, attendenti e apprendisti dei tre precedenti. Nel Dhara non avevano niente di simile ai loro Lignaggi, e di conseguenza i seggi del Concilio non si tramandavano necessariamente per discendenza di sangue. Il che, se da un lato poteva essere una gran buona cosa, dall’altra l’avrebbe costretta ad imparare nuovi nomi, oltre che nuovi volti.

«Non si presenta, non ancora», rispose con garbo uno dei due Negromanti che l’accompagnava per quell’ambasceria, Connovar. «O, per lo meno, non si era ancora manifestata in maniera visibile quando noi ci siamo recati a Barrigh… ma è questione di giorni, Alti Signori. A quel punto, temiamo, tutti se ne renderanno conto».

«Un passaggio tra i Mondi», ripeté, ancora incredulo, uno dei Maghi. «Avete prove che una simile evenienza si sia già verificata in passato?».

I tre Negromanti ad udienza scossero il capo. «Per questa ragione vi chiediamo anche di garantirci accesso agli Annali della Torre del Sole», disse Brehenn.

«Quello che ci preoccupa è la breccia nel Velo di Kolkas», soggiunse la terza consorella, Alesia. «Forse dall’Ylamaailmas possiamo augurarci che niente abbia interesse a scendere sul nostro Piano, ma gli Inferi rigurgiteranno i loro abitanti come risorgive dopo la stagione delle piogge».

E noi saremo i loro fari nella tempesta, pensò Brehenn, mordendosi le labbra, per quelli che vanno ed ora anche per quelli verranno. Se non ci elimineranno prima tutti quelli che abbiamo imprigionato laggiù, ci consumeranno tutti gli altri. «E noi non troveremo scampo né sollievo nemmeno nella morte». Si rese conto di aver espresso quell’ultimo pensiero a voce alta soltanto perché gli occhi stanchi del vecchio Lord Xantios si posarono su di lei con aria afflitta; quell’uomo la conosceva da quando aveva diciassette anni, l’aveva vista crescere, amare, soffrire, passare da Allieva, a Custode del Globo dei Draghi, a Gran Maestro Negromante della Congrega di Aita. Una volta le aveva detto che la trovava una persona troppo grande per un corpo così minuto, e molto presumibilmente era quello che stava pensando anche in quel momento, mentre la osservava senza profferire parola.

 

Il Capo del Concilio l’accompagnò personalmente fin nei più polverosi meandri dell’archivio degli Annali dell’Ordine, custodito nella Torre del Sole, che svettava alta e sottile come una lancia d’oro al centro della Cittadella. «Ricordi l’ultima volta che siamo stati qui?», le domandò, azzardando un sorriso. Era una domanda retorica, naturalmente Brehenn ricordava il giorno in cui, di fronte allo stesso Xantios, al Custode degli Annali e a tutta un’altra serie di dignitari aveva firmato gli atti con cui erano stati registrati gli eventi dalla Breccia nel Confine fino alla fine della Guerra dei Rinnegati. A metà della gradinata, il vecchio Mago fu costretto a fermarsi per tirare il fiato. «A volte intere decadi si trascinano sonnolente senza che accada nulla di rilevante, altre volte tutto accade così in fretta che gli archivisti non chiudono nemmeno la porta a chiave», ironizzò. Le strinse amorevolmente una spalla. «Quanti figli hai ormai, ragazza mia?».

Brehenn rise. «Sempre tre», rispose. «Barddas ha quattordici anni ormai, è entrato a Morgwren. Eilantha ne ha sei, Alán quasi quattro».

Lord Xantios sospirò. «Dovresti essere a casa con loro, e con Ander. Staranno in pena». La Negromante stiracchiò un sorriso di circostanza, era evidente che anche lei avrebbe infinitamente preferito trovarsi a casa sua – o a Morgwren – insieme alla sua famiglia. «Ad ogni modo», concluse, tentando di sdrammatizzare, il Primo Mago, «Che Amur te ne renda merito, ragazza, tre figli! Devi averli coltivati in vaso!». Si concessero entrambi una risata, giusto un momento, prima di riprendere la salita e ritrovare anche il senso della gravità della situazione.

«I miei confratelli in questo momento stanno consultando gli Oracoli, ed i migliori astronomi», disse la giovane donna, con costernazione. «Non sappiamo davvero spiegarci il motivo di una simile oscillazione. Con l’anno nuovo normalmente le correnti si stabilizzano nel giro di un paio di giorni, ma stavolta il picco ha continuato fino… fino a questo».

L’uomo parve vacillare. «C’è una cosa che devi vedere. Vieni, saliamo fino in cima».

 

Il sole di mezzogiorno baciava la bellissima Tarpan, che si stendeva a perdita d’occhio lungo il grande fiume Galdwyn, con le guglie scintillanti del Palazzo Reale, la piazza del mercato, il Bastione dei Grifoni e l’imponente Accademia Militare. Liam, non poté fare a meno di pensare.

«Laggiù». Il braccio di Lord Xantios descrisse un segmento di arco e tese l’indice verso occidente. «Quel complesso grigio a ferro di cavallo».

«Che cos’è?».

«Lo chiamano l’Ordine dei Pari».

«Mai sentito prima d’ora».

L’anziano Mago sorrise, «Sei mancata a lungo». Trasse un profondo respiro, la tunica di seta color avorio si tese sul petto che un tempo doveva essere stato ampio e muscoloso. «Sono spuntati dal nulla, come funghi dopo la pioggia. Il loro è un culto semplice, molto accattivante, ed ha preso piede con rapidità in tutti gli strati sociali, di Tarpan e fuori. Sono un collettivo compatto, efficiente… secondo loro, ogni essere umano è dotato del potere di operare in Magia, non soltanto Maghi e Guaritori».

Brehenn ridacchiò nervosamente. «Questo è assurdo».

«No, evidentemente non lo è», fu costretto ad ammettere l’uomo. «Hanno dei riti, delle preghiere, dei nuovi Dei che chiamano gli Ascesi; il loro potere si manifesta con l’aggregazione dei singoli, finché da svariate volontà individuali, rigorosamente addestrate a cooperare in perfetta sintonia tra loro, nasce effettivamente qualcosa. Non è come la nostra Magia, ma è pur sempre Magia. Riesci a cogliere le implicazioni di quanto sto dicendo?».

La Negromante annuì, tuttavia rimase perplessa. «Perché me lo state dicendo?».

«Perché siamo in confidenza, tu ed io, Brehenn», rispose. «Ed in tutta confidenza ti dico che non riesco a togliermi dalla testa l’idea che questi nuovi rituali, questa nuova Magia dei Pari possano essere la causa degli stravolgimenti a cui stiamo assistendo».

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...