"Thro' evening shades I haste away / to close the labours of my day."

Zac zac

Una giornata campale dovrebbe sempre finire con un buon bagno caldo, secondo me, peccato averlo già fatto ieri.

Stamattina hanno operato la Guinness, adesso è qui sul divano che smaltisce l’anestesia sotto la copertina dell’ikea. Ci avevano consigliato la sterilizzazione con l’asportazione totale di utero e ovaie perché nonostante gli antibiotici l’infezione era destinata a non risolversi mai completamente, in più dall’ecografia si vedeva la milza un po’ ingrossata… difatti poi, quando ha aperto, l’ha trovata di consistenza sospetta e ha deciso di asportare anche quella, più una mammella che aveva delle specie di granulomi bruttini. Insomma, a mezzogiorno meno cinque – che la NonnaDue mi ha mandato via un quarto d’ora prima perché ci teneva che io fossi lì quando si sarebbe svegliata – eravamo in sala d’attesa, ad ascoltare il vet che fischiettava, e la cosa faceva ben sperare. Poi ci ha fatti entrare, si è messo a dissertare e dissezionare le =mmmado’= frattaglie che aveva rimosso dal nostro cane per farci vedere che aveva dovuto liberare delle aderenze, che un’ovaia aveva delle cisti strane che sembravano piccoli tumori ma che invece non lo erano, e alla fine io mi sono persa la spiegazione dettagliata sulle consistenze della milza perché stavo per lasciargli sul lavandino anche la colazione, più per la cerniera che c’era sulla pancia del mio cane che non per gli scarti di macelleria vari ed eventuali.
Sono uscita a prendere aria, ostentando sicumera e pallore cadaverico, e ne ho approfittato per fare un giro di telefonate e messaggi di rassicurazioni, finché non è uscita una signora con gli occhi gonfi di pianto che si portava via le spoglie del suo gatto in una scatola, e mi sono sentita MALISSIMO. Decisamente io non ho la stoffa per fare il veterinario.
C’era lì anche la Chiara, abbiamo parlato un po’ della piometra (in effetti mi erano rimaste delle curiosità…), e intanto la vedo che spegne un macchinario tipo incubatrice in cui c’era dentro un altro gatto. “È una brutta mattina, questo se l’è portato via un tumore…”, e chiama la famiglia. Seconda mazzata, seconda boccata d’aria obbligata. La Gine mi guardava con l’aria di chi ha gli occhi aperti ma solo pro forma.
Comunque via, andata. Adesso un po’ di convalescenza e olio di gomito sui cuscini del divano. Per fortuna che alla fine Yuri s’era preso quasi tutta la mattina di permesso, perché se ci fossimo attenuti al piano originario – lui la portava e io andavo a prenderla a mezzogiorno quando finivo con la NonnaDue – col cassero che sarei riuscita a portarmela via a peso morto com’è. Ci avevano detto che con un po’ di pazienza sarebbe uscita dall’ambulatorio sulle sue zampe, ma dopo la dose equina di anestetico che hanno dovuto farle decisamente NO. Poveretta provava lei a tirarsi su, ma alla fine la pipì se l’è fatta addosso.
Mia suocera si era offerta di contribuire alle spese, ma alla fine è andata lievemente meglio del previsto e ce la facciamo tranquillamente da soli. Inutile dire che mi sono venute in mente sia quelle persone che so che in questo momento stanno tentando di raccogliere soldi sufficienti a pagarsi un’operazione per il loro peloso di casa, sia tutte quelle che si scialaquano le entrate in capricci, convinte che tanto in qualche modo se ne verrà sempre a capo. Signori, noi prima di venerdì sera mica lo sapevamo che c’era una fattura da 320 euro dietro l’angolo, taci che Yuri aveva appena preso paga e che a me entra tra 4 giorni. Restare senza curarli non esiste, e me ne sono resa conto durante questo fine settimana, ci ho proprio dormito male la notte, anche pensando che dopotutto non fosse nulla di che.

Cambiamo argomento.
Abbiamo festeggiato un’Ostara tardiva in un vecchio roccolo dietro l’osteria del Geppo, a Zelant. E’ già da qualche giorno che sono in fase (citando una delle mie amiche di Instagram) “Che Bello Essere Noi”… come nel momento in cui ho aperto la borsa nuova e ci ho visto dentro i Wild Unknown, una pelle di coniglio, un barattolino di semi ed un sacchettino di organza con dentro le pietre dell’equinozio. Non sono i gingilli in sé, è per tutto quanto c’è dietro. Ci sono delle consapevolezze a monte, c’è una goduria particolare nel sapere, nel sentire, nel condividere determinate cose, che siano i misteri profondi o le piccole sciocchezze antipaturnie. Anche adesso è un tutto un grande Pensiero Felice che mi tiene su di morale.
Per il resto, credo che mi ci voglia un caffettino u_u

2 Risposte

  1. Dorilys Vigdis Varganna

    Fai un sacco di coccole a Guinness da parte mia. Nemmeno io credo di avere la stoffa del veterinario, per quelle poche volte che ho portato le mie bestie (per fortuna) c’è sempre stato qualcosa che mi ha fatto stare malissimo.

    Tipo, il veterinario che mi rimproverò perché mi ero messa a piangere vista la dipartita di Olivia il cane dei miei, dicendomi che il giorno prima davanti la clinica una ragazza era caduta dal motorino ed era morta ma nessuno si era messo a piangere per lei. Dall’alto dei miei 11 anni lo mandai a quel paese.

    31 marzo 2014 alle 17:35

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