"Thro' evening shades I haste away / to close the labours of my day."

Il pollice peloso

Ho finito di leggere Big Magic, e devo trovare il modo di procurarmene una versione cartacea in cui poter tornare a rifugiarmi nel momento del bisogno, perché penso che non potrò più fare a meno di questo libro ed il formato kindle non mi basta – per quanto io sia grata della sua esistenza, giacché in principio non ero molto motivata a comprarlo a prezzo pieno in edizione cartacea.
Non ritengo che sia un capolavoro nel senso assoluto del termine (che poi… ne esiste veramente uno, di senso?), ma MI PARLA, è questo è molto importante per me. Sta succedendo esattamente quello che Elizabeth Gilbert aveva pronosticato che sarebbe successo: se potessi mai un giorno incontrarla di persona, sarei una di quelli che l’avvicinerebbero per dirle “penso proprio che abbia scritto questo libro per me“.
Credo che mi abbia dato il meglio di sé con la riflessione del Martire vs. Trickster; ti fa capire che “vivere una vita creativa” non significa solo e semplicemente trovare nella propria quotidianità uno spazio e delle energie da dedicare a qualcosa che ci portiamo dentro e che invece dovremmo lasciar affiorare, ma anche di costruirci attorno tutto uno stile di vita compatibile. Molto in sintesi, è inutile illudersi di “essere creativi” in virtù del fatto che, magari, ogni mese sforniamo un racconto o un fumetto, quando poi magari per tutto il resto della nostra esistenza siamo succubi di una mentalità da martiri che ci ha resi schiavi di una vita che ci castra in tutto il resto.
Insomma, il fine ultimo non è il dedicarsi all’attività in sé, è cambiare in meglio.

Poi ad un certo punto, verso la fine, la Gilbert porta come esempio una sua conoscente che insegnate tecniche ambientali, o qualcosa del genere, e a tutti i suoi nuovi studenti domanda “Quanti di voi amano la Natura? E quanti di voi pensano che la Natura ricambi questo amore?”. Di solito, dice lei, alla prima domanda si alzano un sacco di mani, alla seconda non se ne alza nessuna.
Io ci pensavo ieri… Angela e Ray hanno fatto un’improvvisata al Beltane di Masserano e ci avevano chiesto di andare con loro, ma per noi è veramente troppo lontano perché ne valga anche lontanamente la pena. Tuttavia devo confessare che un pochino mi è dispiaciuto dover declinare l’invito, è tanto che non ci vediamo e ci saremmo divertiti.
Ad ogni modo, ieri pomeriggio era una splendida giornata e ne abbiamo approfittato per fare ancora qualche lavoro di manutenzione dai cavalli. Tra ieri ed oggi sembra che sia sbocciata l’estate tutta in un colpo, siamo passati dal giubbetto di pelle alle magliettine traforate.

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Io credo che un pochino, in fondo, la Natura mi ami, sì. Se voleva tirarmi su il morale con qualcosa di speciale c’è riuscita perfettamente.

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Stavamo portando nuovi pali verso la parte più a monte dei recinti, quando il cane ha stanato mamma fagiano con tutti i suoi pulcini. Recuperati, asciugati dalla bava del cane e controllato che non ci fosse niente di rotto, abbiamo fatto una fotina di gruppo prima di rimetterli tra le more e lasciare che la mamma se li radunasse.

Papà fagiano invece razzolava come al solito insieme alle cavalle. A lui non frega niente, è proprio un pollastro, si ruba il mais di Isabeau.

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Tirando le somme della settimana… venerdì mattina è nata la pupa di Nicoletta e Vito ed è andato tutto bene, se non ho capito male domani le rimandano a casa ma io temo che dovrò rimandare la visita pastorale perché sono piena di raffreddore. Groan. Stasera mi sento uno straccio, complice sicuramente la mattina passata in fiera per il Reptiles Day. Sono cotta. Ho debellato un mal di gola incalzante in tempi record, ma in compenso mi sento la testa come un pallone, mi fanno male tutti i muscoli – però quello potrebbe essere dovuto alle fatiche di sabato pomeriggio/sera – e persino mangiare il gelato mi dà fastidio, come un brainfreeze diffuso fin sugli zigomi. Oh, e non dimentichiamo le Amiche di Mestre.

Però la famiglia si è allargata ancora un pochino, sì. Abbiamo portato a casa due nuove/i aracnobimbe/i (non si sa, hanno pochi mesi e non si riescono a sessare).
La prima – anzi, il primo, perché molto probabilmente è un maschietto – è una Poecilotheria Metallica. Una tarantola che gli Schultz nel loro libro definiscono stunningly beautiful, stunningly expensive, ma che noi abbiamo comprato per 35 euro probabilmente perché c’è la possibilità che sia un maschietto, e i maschietti mediamente non li vuole nessuno dal momento che vivono molto meno delle femmine. Lo abbiamo chiamato Puntino, perché quando siamo passati al banco dei ragazzi di Aracnofilia.org, Gaborri ci ha dato un’occhiata e ha detto “è maschio, c’è il puntino!“. Non è che sia sicuro al 100%, ma Puntino era un nome ridicolo abbastanza da fare il paio con Peletti.

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Puntino ovviamente è quello sopra, la foto sotto è di un adulto random, preso dal web. Qui non si vede ancora niente di blu, salvo giusto dei riflessi sulle zampe che in foto sono venuti solamente con il macro della reflex. Ma noi crediamo in te, Puntino.

Poi, sempre il buon Gaborri, ad un certo punto ha chiesto a Yuri se se la sentisse di provare con qualcosa di più impegnativo, e gli ha regalato una Stromatopelma Calceatum delle sue. Dev’essere una specie di belva di Satana, altro che la povera Peletti; sembra anche molto molto bellina dalle foto che ho guardato online.

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Lei/lui si chiama Baboon. Dal nome americano, Feather Leg Baboon.
Naturalmente Yuri è stato tutto il giorno in preda a paranoie del tipo “non dovevo accettare, non sono abbastanza esperto, queste sono feroci, ecc. ecc.”.
Io dico che se non l’avesse ritenuto all’altezza, non gliel’avrebbe regalata. E poi è sempre stato disponibilissimo, se avremo bisogno di aiuto ci faremo sentire. Tanto, a quanto pare, anche quest’anno si replica ai primi di settembre❤

Oh io mi aspetto gli Animal Spirit in consegna questa settimana, il track me li dà a Milano ormai!

2 Risposte

  1. certo che prendere foto di ragni dal WEB è proprio il massimo😀

    24 maggio 2016 alle 11:09

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