Il “Tell the Owl” del mese
e un video teneroso dei cavalli, che non c’entra niente
Il “Tell the Owl” del mese
e un video teneroso dei cavalli, che non c’entra niente
L’altro giorno riflettevo su una cosa che mi raccontava Talita a proposito del Brasile, mi diceva che da loro a scuola insegnano molto presto ai bambini a riconoscere i serpenti velenosi, perché in caso di morso devono saper dire a chi li soccorre che animale li ha avvelenati. Noi qui serpenti o ragni molto velenosi non ne abbiamo, però i nostri bambini sono potentemente ignoranti, povere creature… mi ricordo di una sera, anni fa, quell’estate che ho lavorato ai campi-studio di Lingue nel Mondo, che mi sono piombate in camera due ragazzine terrorizzate perché le loro lenzuola avevano le PULCI; suddette pulci in realtà erano nient’altro che quei semi appiccicosi pieni di uncini che si attaccano dappertutto… anche io sono potentemente ignorante e non ho idea di che pianta sia, ma tant’è. Stesso discorso per api, vespe, bombi e quelle che credo si chiamino diptere… non le riconoscono, non sanno cosa fare, e magari non sono neanche sicuri sul fatto di essere allergici o no. Per non parlare delle zecche, alzi la mano chi è in grado di riconoscere una zecca anche quando non è attaccata a qualcosa ed è grande ormai come una lenticchia. La signora che era responsabile dei campi, quella volta, sosteneva che non si vedano ad occhio nudo .____.
Mercoledì ero al Boscon a sistemare i cavalli, avevo tutti i paletti provvisori bianchi sotto braccio e mi sono barcamenata con l’ingombro (non indifferente) usando tutto quello che avevo, gomiti, ginocchia e mento; comincio a piantarli, e ad un certo punto mi accorgo che su uno c’era questa maledetta che agitava le zampine. Ci sono tanti animali che pasteggiano con il sangue, ma nessuno mi urta come la zecca. Se ne trovo, e se ne ho la possibilità, non solo le ammazzo ma ci do proprio fuoco.
E’ seguito, naturalmente, scrupoloso esame della mia (fortunatamente piccola) persona, soprattutto in testa, per ovvi motivi di visibilità. Divulghiamo conoscenza spicciola: le zecche prediligono le zone umide, per cui se ci riescono tendono ad attaccarsi nei punti dove si suda di più – ascelle e inguine, ad esempio. Essendo io una di quelle persone che provano un senso di esaltazione particolare nel fare l’amore all’aperto (tanto per dire una cosa scabrosa a caso) sto cominciando a prendere in considerazione i vantaggi di una depilazione totale >_>
P.S.: le balle di fieno sono tanto poetiche quanto scomode. Prossima volta portare coperta o equivalenti.
Siamo tornati al mare di palta, in ogni caso. Ieri pomeriggio Naomi aveva una patacca di fango su un occhio e sembrava uno di quei cavalli pittati dei nativi americani.

Isa invece pian pianino sta riprendendo peso, dai. Il pappone pieno di melassa sta facendo il suo lavoro.
Sto cominciando ad abituarmi alla sua stazza, i primi tempi mi sembrava una giraffa, adesso bene o male non ci faccio più tanto caso (a parte quando scendo di sella, che ci metto un po’ ad arrivare per terra XD). Poi però vedo foto come questa e mi rendo conto che comunque è davvero GRANDE. Grande e coccolosa, e quando è pulita ha anche un bellissimo pelo che par velluto, pieno di riflessi ramati.

Ah, io invece ieri sera ne ho approfittato per rifarmi la tinta, che ormai si vedeva la ricrescita castana in cima al rosso… stasera se Yuri mi porta a spasso, mi vesto tutta EMP e faccio la daVk ù__ù

Come abbiamo visto, spesso una persona irretita si trova a provare emozioni come vergogna, paura, senso di colpa senza capirne il motivo. Tale fenomeno, detto trasposizione, avviene poiché ci facciamo inconsapevolmente carico delle emozioni che i nostri genitori, nonni, bisnonni non si sono dati il permesso di sentire.
Il lavoro sistemico consente di realizzare che scelte, emozioni, convinzioni profonde che crediamo nostre sono spesso invece la risposta agli ordini dell’Anima collettiva della famiglia o del gruppo di appartenenza [...].
Io stanotte il terremoto non l’ho minimamente sentito. Mi ha svegliato il Grigio terrorizzato quando ha cercato di volare sul letto e mi è atterrato sulla faccia… nel trambusto non ho realizzato cosa stesse succedendo, probabilmente avrei anche potuto essere appesa a testa in giù e non avrebbe fatto molta differenza.
Non saprei dire neanche se me lo sentissi oppure no, io i cosiddetti “brutti presentimenti” li ho un giorno sì e uno no… avrebbe potuto essere il terremoto o avrebbe potuto essere il fatto che due giorni fa Isabeau si è quasi soffocata con il nuovo mangime. Vai a sapere.
Le mie braccine debolucce si stanno lamentando di tutti gli sfalci che ho caricato ieri mattina e che ho scarriolato da un pascolo all’altro per sfamare le bestie. All’inizio, ammetto, non mi andava… non so, non ero tranquilla. Mi è passato di colpo quando sono arrivata lì, è bastata la vista del tavolino all’ombra degli alberi, anche se alla fine non me la sono goduta per niente e ho lavorato sotto il sole. Auricolari e forcone, in un certo senso siamo decisamente neo-rusteghi.
Mi sono ritrovata a riflettere sul fatto che ci sia una certa differenza sul fatto di avere un cavallo e andare a cavallo. Andare a cavallo vuol dire che vai a prenderlo, te lo strigli, lo selli e parti. Avere un cavallo vuol dire che vai, che ci stai anche tutto il giorno, ma magari in arcione non sali nemmeno cinque minuti per via di tutta una serie di attività collaterali.
E ieri, a proposito di attività collaterali, sono andata con i walpurgini allo Sport in Piazza di Agordo per fare qualche foto (tipo una CINQUANTINA >_>) da mettere poi, in teoria, sul nuovo sito della Sala. Mi sono sbizzarrita… non ne avevo neanche una di Yuri in “full tier”, era una cosa imperdonabile.



Beowulf e il Saladino… e sono fratelli >_>






Sono indecisa sul fare o meno un video per la serie “Biblioteca di Strega”… nove titoli sono tanti. In ogni caso ho tempo per pensarci su, visto che adesso come adesso sono rimasta quasi totalmente senza voce e sono abbastanza sicura di avere un aspetto orribile da semi-influenzata; non mi sembra il caso di farsi vedere troppo in giro. Ho passato una notte orribile, tra mal di gola, mal di testa e quella schifosa sensazione di acido in bocca e lingua felpata che mi lasciano le pastiglie. Pastiglie che per altro mi sembra servano poco o niente, in questi casi, se non ad arrivare a darmi la nausea. Mi sono svegliata diverse volte, ma a quella delle 5:20 mi sembrava persino di non riuscire a respirare. Anche il timo e il latte caldo per oggi hanno stancato. Ho preso un Oki, qualche ora fa, e mi ha rimesso un pochino in sesto… rimane il fastidio, di quando in quando, di sentirsi la gola che si chiude e brucia come se avesse le pareti in carta vetrata fine, ma ho deciso che un sorso d’acqua all’occorrenza sarà sufficiente. Il mio stomaco protesta. E ho le mie cose. Direi che nella classifica delle Giornate di Cacca, oggi, anche la mia si piazza bene.
Stamattina quando ho tirato su le persiane e ho visto la neve mi è venuto male… c’erano 30 gradi venerdì pomeriggio!
Non sono andata al lavoro e ho tirato il fiato. Per modo di dire. Ho dormito quel che ho potuto recuperare, ho guardato l’ultima puntata di Vampire Diaries ed ho pianto come un’idiota per il puro e semplice gusto di farlo, e alla fine ho fatto spazio per gli ultimi arrivi. Non mi godo appieno l’entusiasmo di veder crescere la mia collezione di “libri strani” perché mi sento tutt’ora uno straccio, ma razionalmente (leggi: da qualche parte dentro la mia testa che inesorabilmente si sta riempiendo di raffreddore) so di essere contenta. Contentissima. Non è solo per l’acquisto in sé, è un pensiero che ne tira un altro, è anche l’essere andata a prenderli in posta con un’amica, l’averli aperti e commentati insieme intorno ad un tavolo sotto un albero, è il vederli su uno scaffale e pensare a quando guardavo le librerie degli altri – tipo quella di Samantha! – e mi dicevo ah, un giorno anche io avrò la mia biblioteca…
A parte questo, l’umore è pericolosamente altalenante. Quando andavo agli incontri di Reiki con Isabella, lei mi insegnava come cercare le cause dei malesseri fisici al di là dei sintomi visibili, e s’era parlato proprio del mal di gola, che poteva nascondere problemi di comunicazione; mi vien quindi da chiedermi se non possa essere anche questo il caso, ci sono perennemente cose che non dico e parole che escono a sproposito, vai a sapere… ci vorrebbe un tè. Un tè all’erba di Grace.
Vado a giocare a fare la strega malvagia che scaglia demoni sanguinari contro chi turba la sua quiete serale.

Sono molto, molto, MOLTO soddisfatta di quello che ho comprato stavolta. Sono andata a recuperarmeli stamattina al deposito delle poste prima di andare dai cavalli con Cri – che, per inciso, ha perso 20 anni di vita quando siamo arrivate lì, abbiamo trovato Dago che dormiva sdraiato al sole ma noi logicamente abbiamo pensato subito al peggio – e li abbiamo aperti e sfogliati insieme.
Beh, i tarocchi hanno dei disegni stupendi! Forse le carte sono un po’ grandi da maneggiare, ma anche questo ha il suo fascino.
Wyrdworking racconta una tradizione basata principalmente sulle rune, ma sull’alfabeto futhorc, e sono cose quasi del tutto nuove per me; sarà interessante.
Elves, Wights and Trolls è tutto folklore norreno, praticamente l’equivalente nordico dei manuali che ho sul Faery Folk.
The Witches’ Book of the Dead è sul lavoro con gli spiriti, necromanzia, riti, contatti, bandi ed esorcismi, divinazione… fantastico, tornerà utile anche a Yuri.
Seidr: the Gate is Open… beh, il titolo dice già tutto. Anche questa tutta roba praticamente nuova per me, fa sempre bagaglio.
Witchcraft and the Shamanic Journey tratta evidentemente i temi standard dello sciamanismo (viaggi, totem, riti ed altri mondi) ma da un punto di vista più facilmente assimilabile alla stregoneria.
By Oak, Ash and Thorn ha un sommario che c’è da leccarsi i baffi, meditazioni, shapeshifting, riti per il Sé Ombra e lavori per il recupero dei cosiddetti “frammenti di anima”.
Roles of the Northern Goddess invece è più un saggio mitologico/antropologico specifico sulla figura della Dea nel nordeuropa, mentre
Celtic Lore and Spellcraft of the Dark Goddess dev’essere praticamente un mega-saggio sulla Morrigan e tutti i suoi aspetti e le sue triadi.
Insomma, oggi vado a lavorare contenta! XD
“Io allora ero il bosco di Cloud, pura luce. Non ero ossa e sangue come sono ora, ma radici e foglie. Altri della mia specie, i figli della luce, custodivano ogni bosco e ogni acqua, sorgente e ruscello, collina, roccia, giogo e picco. A Yule, il tempo della gelida dea delle tenebre e della rinascita del sole, e a Heruin, il tempo in cui la terra è illuminata dai tre raggi del sole e la luna splende nella notte di mezz’estate, c’incontravamo sotto forma di pietre e danzavamo.”
Credo che sia la prima volta che capisco tutto il senso di questa frase XD

Squillino le trombe angeliche! I cavalli sono stati vaccinati!
Come da previsioni, le temperature sono drasticamente calate e al Boscon tirava pure vento. Al sole si sta divinamente rispetto ai 30 gradi degli ultimi due giorni, ma il sole va e viene e il giorno è ancora giovane. Ma è sempre bello cominciare la giornata in maniera bucolica.
Stamattina avevo la sveglia alle 8, ma alle 7:25 mi sono svegliata di soprassalto da un sogno assurdo in cui ero un bambino pieno di superpoteri che stava scappando da una sorta di “riserva per mutanti ed altri abomini”, ricco di scene demenzial-epiche in cui io corro sulle acque, cammino sui muri in verticale e sfuggo a trabocchetti futuristici in cui strani portali interdimensionali sembrano innocui laghetti di montagna.
Per due ore abbiamo tentato di recuperare Caffè per il vet, ma non c’è stato niente da fare, come vedeva la corda scartava e si allontanava al galoppo; arrivi a capire perché l’uomo ad un certo punto ha dovuto inventarsi cose come il lazo e le bolas.
Manca ancora il trattamento sverminante, quello ce lo porterà la prossima volta – che sarà ora di saldare il conto, il che fa ben sperare per quanto riguarda la tempistica. Con nostra piacevole sorpresa, il vaccino antirabbico lo passa la regione e non lo dobbiamo pagare noi. Comunque sia, ha dato un’occhiata a Isabeau ed è tutto a posto; sì, è dimagrita, ma ha detto che è normale considerando il cambio di stagione e anche il drastico cambio di residenza… era abituata al maneggio, a stare tante ore chiusa nel suo box o, semmai, nel paddock, che è tutt’altra vita rispetto ad ora che ha un gran pascolo nel verde in cui muoversi continuamente. Me è tranquilla, adesso, e al molino di Castion, ci diceva, vendono un tipo di mangime molto sostanzioso in wafer se proprio vogliamo metterla un po’ all’ingrasso.
Magari con un po’ di nutella è buono anche per noi.
Ieri sera eravamo a casa di Laura, con un’amica di Sara che aveva bisogno di aiuto per una tavolata; se non ho capito male, il 17 di ogni mese riceveva dei “segnali” da parte di sua nonna (morta 4-5 anni fa) e cominciava a venirle il dubbio che ci fosse qualcosa di cui preoccuparsi. Invece no, ma sono dettagli… Il punto è che poi, come ogni volta, tutti quanti ne approfittiamo per chiedere qualche cosa, e mi ha fatto piacere avere la conferma che sto andando bene per la mia strada. Avanti Savoia.
Oggi pomeriggio è arrivato il maniscalco a sistemare le bimbe. Deo gratias.
Mi sono appostata fuori del nido delle cince e ho fatto quel po’ di fotille che dicevo da un pezzo di volere…






E poi non è che potessi stare lì con la macchina fotografica, i cavalli e un prato pieno di ranuncoli giallissimi senza fare niente, logicamente.








Dalla roccia non venne alcun segno, ma Sylvie sapeva la risposta: il racconto è tuo. Doveva andare avanti da sola e, quindi, toccava a lei scegliere quale sentiero prendere.
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