"Thro' evening shades I haste away / to close the labours of my day."

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Imbolc di clausura

A questo punto ne approfitto per spargere auguri di un felice Imbolc qui e lì.

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Alla fine, ho cantato “vittoria” troppo presto.
Lunedì (scorso) mi guardo di nuovo in bocca e ce n’era un’altra. Naturalmente sull’altro lato. Martedì visita, nuovo antibiotico, più cortisone, altra settimana di terapia, deliri e dolori vari con febbre a 39.5, io sveglia di notte ad ascoltare brusii indistinti nella testa come se fossi distesa in spiaggia a Jesolo il giorno di Ferragosto. E non è ancora finita, perché oggi la dottora mi ha guardato e ha detto che ok, sto guarendo, ma ce n’è ancora per tutta la prossima settimana. E allora AVANTI, evidentemente quando io decido di ammalarmi devo sempre un po’ strafare.
Vabbe’ la butto sul ridere adesso che il peggio è passato, adesso che cammino dritta, che riesco ad infilarmi tutto un cucchiaino di yogurt in bocca, che rispondo al telefono… ci sono stati momenti in cui avrei voluto semplicemente decapitarmi. Ora ho mal di gola, sono un po’ gonfia, ma mi sembra tutta vita; poi, diciamocelo, sì è una sofferenza stare chiusi in casa con certe belle giornate, è avvilente anche mandare Yuri a raccogliermi cose per Imbolc… però è un’altra settimana di riposo.
Neanche lavorassi 18 ore al giorno.

Sono soddisfatta di come ho allestito il Letto di Brigh in ingresso, sui ceppi, assieme alla Fiamma di Kildare; così mi dà l’impressione di coinvolgere un po’ tutta la casa. No, non sento quasi per niente Imbolc a livello “epidermico” dal momento che sono quasi due settimane che sono reclusa in casa, ma sono stata felice di fare qualcosa per festeggiare e rientrare un po’ nella mia routine preferita.

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Sto aspettando il Moon Phases Oracle di Devin, di cui sarò promoter, ma ci vorrà ancora un bel po’, non ho la straccia di un track e comunque non mi pare sensato partecipare alla relativa photochallenge con così tanto ritardo. Farò delle letture di mio, tanto per prenderci un po’ la mano.
In compenso voglio partecipare alla #tarotselflove challenge con il mazzo dei Connected&Free, perché sì, perché è bellissimo e ancora non è stato usato come si deve.
Stamattina mi sono concessa un cappuccino a temperatura ambiente (meh) intanto che leggevo il nuovo numero di WitchyWay Magazine. La Pacchia. Quindi purificazione/bonifica della casa al gusto di Palo Santo, con un paio di tarts nuove qui e lì – tranne vicino alla mia scrivania, che è meglio abbondare di Olio31, altroché. Ah, it’s bliss! (cit.)

Però fa tanto anche il paracetamolo, ammettiamolo.

Ahum.

E’ la prima volta, da che mi sono prefissata di pubblicare qualcosa tutte le domeniche, che arrivo ad una domenica sera senza lo straccio di una bozza di post pronta. Del resto sono stata segregata in casa in malattia fino a giovedì (compreso), ed è stato abbastanza alienante. Non ho proprio mai messo neppure il naso fuori di casa per portare a spasso il cane, niente di niente. La gola non è ancora tornata del tutto a posto, ora al posto della megaplaccaschifosa ho una specie di cicatrice di guerra. Rimane un po’ di fastidio, soprattutto quando mi sveglio al mattino… da quando hanno acceso il riscaldamento, l’aria in casa mia tende ad essere secca, lo vedo anche semplicemente dal fatto che devo nebulizzare PitonePalla anche 2-3 volte al giorno; di solito va bene così perché tenderemmo a fare la muffa dietro gli armadi della camera, ma adesso come adesso mi fa patire.

Ah, però per il compleanno di Yuri i miei suoceri gli hanno preso un estrattore di succhi e un bel ricettario da 350 pagine, ce li hanno portati ieri sera. Questo va molto bene per i miei propositi salutistici, così abbatto le barriere di pigrizia per consumare frutta e verdura cruda. Perché quando mi sono spremuta e bevuta due o tre arance poi sono stufa. Quando mi sono sbucciata una mela, una pera o una pesca poi sono stufa.
Con una buona centrifuga, invece, in dieci minuti e due tazze faccio il carico di una settimana, volendo.

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E le mie piastrelle merdose. Gli urti ogni volta che devo fare delle foto in cucina.

Insomma, non ho combinato veramente un tubo, a parte fare la brava massaia. Ho sospeso persino la Tarot Challenge fintanto che sono stata sotto antibiotico (ovvero fino a ieri), mi sentivo un catorcio.
Ho finito di leggere il Grimoire of the Thorn-Blooded Witch e l’ho brevemente commentato per Sentieri (QUI) – che tra l’altro devo rianimare un pochino perché, con la scusa che ultimamente mi dava problemi nel caricamento delle foto da cellulare, è rimasto totalmente digiuno di tutte le ultime “witcheries”.
Adesso sto leggendo I Riti del Solstizio, di Richard Heinberg. L’ho scelto usando un’app per il sorteggio in cui avevo inserito tutti i titoli che ho in libreria e che non ho ancora letto (che sono TANTI). Sì, siamo a questi livelli.

Settimana Infausta Proprio

Lunedì mezzo mondo si è svegliato con la notizia della scomparsa di David Bowie. Il commento della Nonna2 è stato “Anche Paolo (Claudio, NdT) Lippi ha rischiato di morire”. Uguale proprio.
Giovedì è morto Alan Rickman. Che settimana infausta. Massimo mi spiegava che sta prendendo sempre più piede la teoria che quando Aaron Ramsey, dell’Arsenal, segna, il giorno dopo qualche personalità muore… non so, tagliategli le gambe.

Ad ogni modo, durante il weekend passato mi era venuto lo sghiribizzo di andare finalmente dal parrucchiere a farmi mettere a posto la testa. Avevo già da un po’ l’idea di virare al biondo, perché è capitato durante una meditazione/viaggio (a volte faccio un po’ fatica a scindere nettamente le due cose…) di vedermi chiara. Punto al grigio, a dire il vero, ma ho addosso ancora troppi residui di vecchie tinte pseudo-rossicce per poter fare una decolorazione totale, perciò con Luca mi sono messa d’accordo e intanto mi ha pesantemente mechato. Che non mi dispiace affatto, mi dà modo anche di abituarmi all’idea; la gente mi sta dicendo che ho cambiato faccia – per qualcuno sono ringiovanita, io invece mi vedo improvvisamente tutti i miei 30 inverni addosso. Mi guardo allo specchio e con i capelli piastrati assomiglio un sacco a mia cugina Francesca (che è un gran complimento che mi faccio, diciamo).

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Martedì è arrivato lo Witches’ Spell-a-Day Almanac 2016… è una chicca. E’ vero che tutti i contenuti vengono pubblicati giorno per giorno anche sul sito della Llewellyn, ma per 12 euro scarsi il libriccino è impaginato con un sacco di fronzoli sfiziosi e c’è la soddisfazione tattile di poterlo sfogliare. Lo prendo dopo mezzogiorno, quando ho finito di lavorare e di fare mestieri in casa; se c’è qualcosa di carino da provare e ho tutto quello che mi serve sotto mano, lo faccio intanto che aspetto Yuri. Combatte le paturnie. Sono abbastanza soddisfatta di come io stia riuscendo a tenerle a freno da quando sono finite le ferie.

A parte giovedì mattina, che mi sono girate a elica perché alle 10:30 mi sono ritrovata nella sala d’attesa della dottoressa della Nonna2, con il pacco dei famigerati marrons glacés, in piedi perché non c’era neanche un buco dove sedersi, a questionare con l’immancabile pensionato che non vuole regalarti neanche 30 secondi del suo turno, e lei al bar perché andare dal medico “le mette ansia”. Ma ho sbagliato io, perché come riesce a fare la spesa, come riesce ad arrivare fino al bar, come entra in edicola a comprarsi gli orecchini, può andare anche dal medico a portarle il pensierino di Natale, tutto il resto sono capricci e scuse.

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Ah, e restando in tema di nuovi arrivi, giovedì ho vinto queste <sbrill sbrill>

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Domenica la prendiamo e la buttiamo via.  Mi sveglio nel cuore della notte, sabato, con uno strano mal di gola tutto a destra, che mi prendeva perfino l’orecchio. Vado in bagno e vedo una placca schifosa che fa capolino dietro la lingua, la bestemmia fatta a pus. Comincio a sfebbrare, alle 8 per disperazione sveglio Yuri e gli faccio vedere, va a cercarmi la farmacia di turno, torna con un carico aspirine-tantum-pastiglie agli estratti di pompelmo. La febbre arriva a 38.5 e alle 5 alla fine decidiamo di chiamare la guardia medica perché io sto diventando isterica dal male che fa. La dottoressa arriva alle 7:30, più o meno… mi guarda e dice solo “Oh, qui stiamo messi male”. Ci ridiamo anche su. Vinco 6 giorni di Amoxicillina, 4 giorni di riposo e una cena a base di McFlurry – che comunque non sono riuscita nemmeno a finire. Ho lo stomaco che invoca pietà, soprattutto dopo che per disperazione ho trangugiato un paio di fette di pane e ho preso un co-efferalgan per riuscire a dormire almeno un’ora e mezza. Insomma, tonsillite e placche come i bambini, Massimo dice che dovrei sentirmi giovane… io so solo che fa un male d’inferno e soltanto l’oki lo tiene un pochino a bada. Dev’essere un po’ come la varicella (che io ho avuto a 21-22 anni), una di quelle cose che è meglio farsi da piccoli. Sono qui che scrivo ed è quasi l’una del mattino, mi sono tirata su dal letto alle 11 passate perché non avevo pace, sono arrivata a bramare la decapitazione.
Speriamo di non aver contagiato nessuno.

Urge detox su tutti i fronti

  Sono BoS-demotivata. Guardo la quantità immane di materiale più o meno interessante che sto accumulando tra LE librerie ed i files salvati qui e lì sui vari devices (…mi fa male ascoltare videotutorial su YouTube…) e l’idea del BoS mi sembra deprimente, inutilmente laboriosa e poco pratica. Lo so che è tradizionale. Lo so che fa figo. Lo so che un domani i miei eredi sarebbero più che felici di bullarsene. Ma sono PIENA di libri.
Così domenica pomeriggio – avevo tra l’altro appena finito di trascrivere sul mio terzo BoS un paio di incantesimi con Mortaio & Pestello presi dal Grimoire di Grimassi – lo sconforto mi ha spinto a cominciare a pensare a qualcosa di più efficiente. Ad esempio ad un database, accessibile anche da cellulare e tablet, in cui indicizzare rapidamente quello che mi interessa con indicazioni sul libro e sulla pagina a cui reperirlo in caso di bisogno, e magari delle note relative alla tradizione/pratica di appartenenza.
Così Yuri, nei tempi morti, ha cominciato a lavorare per me ad un “BoS Cloud” online, con la possibilità di abilitare anche altre persone alla consultazione e all’inserimento delle voci, nel caso in cui partisse una collaborazione fra Bruts. Nel frattempo io sto prendendo note cartacee sulla mia agendina da viaggio.

Mercoledì sera una delle ragazze che seguo su Instagram parlava di un’app sul genere “Dream Journal” che però io sull’App Store non ho trovato. In compenso ho trovato “Intuition Journal” (a pagamento, ma mi vergogno a lesinare su 3 euro quando una cosa mi ispira) e l’ho scaricata. È carina, ha un tot di esercizi e writing prompts che si possono sfruttare quando manca l’ispirazione. Ad esempio, giovedì mattina ho pescato la mia Carta del Giorno ed era il Father of Pentacles – dal mazzo dei Wild Unknown naturalmente – che consigliava un atteggiamento distaccato, riflessivo, da osservatore d’alta quota. Guarda caso, anche l’Intuition Journal propone un esercizio che chiama “Be an Observer”… quindi mi sono tenuta impegnata così, concentrandomi su di me, sui segnali che mi mandavano il mio corpo e la mia mente.
La verità è che voglio provare tutto quello che trovo. L’anno scorso non ho neanche tenuto il Barattolo delle Cose Belle… quest’anno voglio inaugurarlo con la pelle di renna; venerdì Yuri ha ripreso scherma e quindi ho avuto una serata di solitudine per provare il mio primo viaggio.
E wow. WOW. Oh, è stato come tornare, come finalmente funzionare di nuovo.

Ora l’unica cosa di semi-impellente da fare è disintossicarsi dagli strafoghi natalizi. Ci mettiamo d’impegno sia io che Yuri, lui comincia ad andare a correre la mattina con uno dei Luca, e io ho appena comprato un buon paio di scarpe da trekking per cominciare ad andar via assieme a mia madre, su e giù per le montagne, come ai bei tempi. Per far ripartire il metabolismo. Poi frutta e verdura e cibi leggeri, ad orari ragionevoli, per l’amor del cielo.

Di bianchi e di grigi

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Eccolo qua, il famoso pacco dalla Germania, il mio tesssssoro… è inaspettatamente arrivato mercoledì nel primo pomeriggio, qualche ora dopo essermi accorta che il tracking della DHL – che non controllavo più da giorni, sicura che sarebbe rimasto fermo al 19 dicembre – in realtà si era aggiornato martedì mattina e diceva che la spedizione era arrivata nel Paese di destinazione. Considerando le tempistiche con cui ha attraversato le Alpi, potrei soprannominarla Annibale.
Tra l’altro in questa foto è venuta più scura e più fulva di quanto non sia effettivamente, ho voluto giocare un pochino con filtri ed impostazioni per dargli contrasto rispetto al copripiumino del letto perché in realtà hanno più o meno le stesse sfumature di bianco e grigio.
Tra noi è stato amore alla prima carezza, è stato come sentire lo spirito della Renna risvegliarsi sotto le mie mani… faremo tanti bei viaggi insieme, lo so. Per questo è stato vitale mettere subito le cose in chiaro con Yuri, che già credeva di potersela spupazzare come scaldino da piedi.

Altra chicca arrivata questa settimana è stata questa:

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Mi ha fatto ridere Yuri, che l’ha preso in mano, ha fatto una smorfia quasi schifata e ha detto “ma dai, sembra un breviario”, senza rendersi conto che fosse esattamente la ragione per cui l’ho comprato. L’ho visto da Devin, tanto per cambiare :P
Con il lancio del trend della “Crystal Compass”, poi, hanno inaugurato il nuovo hashtag #mysticmoonsmademedoit, e mi sento meno sola nel mio “apostolaggio”. APPostolaggio.

Martedì – miracolo! – siamo riusciti a vedere Angela e Ray a Verona per l’ultima volta prima della fine dell’anno. Ci siamo confortati a vicenda sul fronte delle paturnie famigliari… c’è sempre almeno una cretina in ogni famiglia, e se non ci nasce, ci viene portata da qualcuno. Maronn’. La notte tra mercoledì e giovedì mi sono perfino sognata che mi capitava davanti e le mangiavo la faccia, anche per conto dei miei suoceri.
Poi ho sognato di essere un’adolescente disadattata, perché per passarci il tempo durante il viaggio in macchina ho letto (ad alta voce, che sentisse anche Yuri) tutto Fluo di Isabella Santacroce. Era da quando avevo sedici anni che volevo leggere qualcosa di suo… adesso ormai non ho più l’età per godermelo davvero, però su Goodreads gli ho regalato 3 stelline perché mi piace chi scrive perdendosi nei dettagli. Tanto non mi freghi, certi paragoni che sgancia con apparente noncuranza qui e lì sono TROPPO colti per farmi credere che davvero quella ragazza leggesse solo riviste. Io non ho avuto un’adolescenza-disagio a Riccione nel decennio ’85-’95, certo però che se quella era la lingua corrente della fauna locale, capisci anche perché la progenie di quella generazione lì stia messa come sta messa.

Ieri pomeriggio i numi ci hanno ascoltati e finalmente ha cominciato a nevicare. Abbiamo praticamente avuto giusto il tempo di farci il primo giretto a cavallo dell’anno nuovo, intorno a mezzogiorno, poi quando sono state circa le 4:30 hanno cominciato a scendere i primi fiocchi.
No perché altrimenti prima stavamo così, questa è Naomi che si è rotolata per terra quando le abbiamo riportate in recinto…

Stamattina ero in visibilio. Vestaglia fresca di bucato e tiepida di termosifone, cappuccino, candele, neve, tart natalizia.

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Adesso voglio mettere via tutte le cose rosse e verdi di Yule e fare un altare pieno di bianco e di quarzi di rocca.

Sol Invictus veramente

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Capisci di essere diventato grande quando ti rendi conto di non poter instagrammare l’immancabile foto dei regali di Natale perché in realtà il regalo più bello è quella busta di soldi con cui ti sei pagata la revisione, l’assicurazione e il bollo della macchina. Più qualcosina che metterai da parte per le emergenze.
Ad ogni modo abbiamo guadagnato una fornitura di olio buono dalla produzione esclusiva riservata ai dipendenti Enel, un servizio di posate a finto-serramanico in stile “Laguiole” che è veramente una chicca, un paio di cesti di vivande varie ed eventuali, una crepiera, un paio di pantaloni (io) e una custodia per il cellulare (Yuri). Ho dimenticato qualcuno?

Sul giorno di Natale sorvoliamo che è meglio, perché certi episodi erano diventati tormentoni già a Santo Stefano. La Paturnia affluisce (perché quando è acquisita non si può nemmeno dire che scorra…) potente in certe famiglie.

Finalmente ci godiamo le ferie vere e proprie, le tarts natalizie, la casa piena di lucine. Per festeggiare Yule, il VENTIDUE, ne ho tirate fuori ancora.
È un inverno veramente molto secco, le cavalle sono sempre piene di polvere, neve non se ne vede nemmeno sulle cime e me ne rammarico parecchio perché avrei voluto fare un passaggio verso l’inverno al femminile, pensando all’Anziana, alla Cailleach scozzese, alla Samblana dal manto bianco; però quando guardo fuori non vedo e non sento assolutamente nessuna energia di questo tipo. Al sole, Guinness che è nera ha il pelo caldo, Naomi che pure è scura avrebbe il coraggio addirittura di sudare. All’ombra, l’acqua non scongela mai.
Ieri sera eravamo ospiti di amici che stanno traslocando a 200 metri da casa nostra, lei viene da Mosca, e quand’è arrivata quest’anno ed ha visto persino le montagne tutte “nude” le è preso un po’ di sconforto, mi diceva che per lei non c’è inverno senza neve. Eh.

Questa settimana ho sforato sulla tabella di marcia, non sono riuscita a pubblicare di domenica, ci sono capitati due inviti (comunque graditissimi, ci mancherebbe) tra capo e collo, e le cose sono andate per le lunghe. Sto sempre aspettando pacchi, e sono abbastanza scoraggiata, che una spedizione si dissolva nell’etere tra Germania e Italia mi urta veramente i nervi.

Speso e Volentieri

Questa è stata la settimana dei pacchi – in senso letterale, per fortuna. Nel senso che è arrivata la roba che abbiamo ordinato da internet per fare alcuni dei regali di Natale… compreso un regalino per noi, ci siamo finalmente comprati una stampante multifunzione. Penso/spero di aver trovato un’occasione su Amazon, una stampante che normalmente costava 90 e più euro, ma che mi sono portata a casa con meno di 85, compresa di una scorta di 16 cartucce di riserva. Mi pare buono. Finalmente avrò anche una straccia di scanner per i disegni.
È stato divertente, mercoledì pomeriggio alle 2 si sono incrociati due corrieri diversi sul mio pianerottolo, e io ho aperto la porta tutta giuliva al grido di “Ennnataleh!“.

Martedì s’è consumata una specie di tragedia-marron glacé… sempre perché il ridursi all’ultimo momento è uno stile di vita.
La Nonna2 voleva assolutamente un paio di confezioni di marron glacé da regalare alla sua psichiatra e al suo medico di base, ma non essendo uscita a fare la spesa (io ero ancora senza macchina, me l’hanno sistemata mercoledì, 324 danari sonanti revisione compresa, fortuna che siamo sotto le feste, NdA), aveva incaricato la sua dirimpettaia di comprargliele da Lidl. Il problema è stato che da Lidl erano finiti, e quando ha pensato di mandare me, a piedi, fino al supermercato di Piazza Fani erano ormai le 10:30 passate. Non è che poi io le abbia detto di no – anche se sono sicurissima che poi ai posteri la storia verrà tramandata con la solita “Giulia che fa questioni” – ci mancherebbe, sono 10 minuti di strada e da quella casa esco sempre più che volentieri… le ho solo detto che se voleva che andassi, e che passassi anche per panificio e macelleria, probabilmente ci avrei messo un po’. A quel punto, dopo aver tergiversato ancora una mezzora abbondante, alla fine s’è risolta di telefonare al supermercato e chiedere che le consegnassero la spesa a domicilio “perché mi manca proprio roba essenziale, non ho più pane, né latte, né carne”. Lo specifico perché è degno di nota.
Telefona – tra l’altro mi fa morire quando, invece di presentarsi con nome e e cognome, dice “son la nonna della cagnetta”… sua nipote sarà contenta – e i marron glacé non li hanno neanche loro. Arriva addirittura a chiedere al cassiere se quando stacca dal lavoro può andarglieli a comprare da qualche altra parte, perché le servono proprio. Inutile dire che il povero ragazzo si mette a ridere e le dice di NO.
“Signora intanto mi dica di cos’altro ha bisogno, che poi le porto la spesa”.
“Ah no non importa, non ho urgenza, richiamo domani”.
E non ha più chiamato.

Mercoledì mattina, era reduce dalla visita psichiatrica ed era cattiva come una biscia. Ha tirato fuori certi epiteti, per le sue dottoresse, che non penseresti mai di sentir uscire dalla bocca di una signora di una certa età, soprattutto una per cui l’aggettivo “contadina” è un dispregiativo. O magari in realtà si riferiva semplicemente a quella leggendaria città dell’Asia minore famosa per una certa guerra cantata da Omero.
Tutto perché la psichiatra ad un certo bel momento le ha guardato le mani, ha visto che aveva ancora su lo smalto dorato che le avevo messo io non so più quante settimane fa, ed ha commentato qualcosa che lei ha interpretato come “Non fai niente in casa”. APRITI CIELO.

Giovedì mattina, visto che ancora i viveri non le si erano materializzati da soli nella credenza, sono andata a farle la spesa e sono passata dal suo medico di base a ritirarle delle ricette. Sono uscita alle 9:30 – o poco più tardi – e sono rientrata alle UNDICI. Come volevasi dimostrare.
A volte l’Universo vuole soltanto portarti allo stadio Godzilla, ti carica con tre giorni di emicrania e poi ti manda in sala d’attesa la classica vecchiaccia stronza che evidentemente ha fretta di andare a morire (non c’è altra giustificazione quando hai 80 anni per gamba…) e trova da ridire sul fatto che tu passi davanti ad UN’ALTRA persona, che spontaneamente ti fa passare perché devi solo ritirare delle ricette. Perché sei lì PER LAVORO.
Non pago, ti manda la dottoressa con le palle girate che ti risponde male perché “eh ciò stela bela non le ho fatte le ricette per la signora, devo lavorare, e po’ la me fa sempre su ‘n casin par telefono…“. E con ciò? È colpa mia?!
Però poi un piccolo bonus karmico è scattato, e mi hanno spedito dalla Germania una cosina che in realtà era previsto che partisse il 21. Per scaramanzia non dico niente finché non ce l’ho tra le mani, ma intanto è una buona notizia.

Stiamo facendo di tutto perché questo sia un Bianco Natale… sabato sera ci siamo presentati all’appuntamento con Nicoletta e Vito (abbiamo visto Star Wars, NdA) con quasi dieci minuti di anticipo; e domenica mattina Yuri si è messo a posto tutti i vestiti che aveva sparpagliati tra armadio, sedia e cabinetta in tessuto dietro la porta. Se non deve nevicare così…
Le previsioni mettono bel tempo almeno fino a fine anno, e qui stiamo andando a rischio siccità :S

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