"Thro' evening shades I haste away / to close the labours of my day."

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Dove andiamo adesso?

Ieri mi è arrivata la newsletter di Mr. Wonderful perché manca poco all’uscita delle nuove agende 2017/2018, e questo mi ha trascinato in una selva di dubbi esistenziali: ma cosa voglio fare io della mia vita nella prossima agenda?

L’anno scorso, a settembre, ho ripreso in mano YouTube, ho sondato superficialmente il meraviglioso mondo del life-coaching con Giada, ho partecipato a qualche bookclub e, se devo tirare le somme in qualche maniera, sento che è stato un periodo di “immissione in corsia”. Adesso, però, dov’è che andiamo?

La verità è che non ho ancora trovato la mia nicchia. C’è chi fa fotografia, chi scrive, chi legge, chi si occupa di tecniche di comunicazione, chi viaggia, chi cucina, chi si occupa di fai-da-te… io faccio un po’ di tante cose e, insieme, nessuna.

Ho pensato che avrei potuto scegliere una cosa e dedicarmi principalmente a quella, ma poi mi è sembrato limitativo, limitante e anche un pochino banale, sinceramente. Lo so che tutti quelli che masticano un pochino di tecniche dei social media dicono che Instagram – per esempio – premia le gallery ordinate, ma quello che vedo è che c’è una linea molto sottile a separare lo “stile personale” da “foto tutte uguali di roba sparsa sempre sullo stesso tavolo”, e molto spesso si finisce per cancellarla completamente.

Tra l’altro ho un rapporto conflittuale con la fotografia indoor. Questa storia che la chiunque possa diventare instagrammer (preferisco scriverlo con due M, ignorando se sia la forma corretta o no, semplicemente perché anche tra instagramiporegrami per me la linea è molto sottile) anche senza mai mettere il naso fuori di casa mi suscita sentimenti contrastanti.

Alla fine ho ricordato a me stessa, per l’ennesima volta, che in realtà non mi interessa perché – e qui tiriamo le fila di tutto il discorso – io voglio semplicemente condividere, non guadagnare.
La mia è la nicchia di chi usa Instagram per cercare ispirazione, da applicarsi poi nella fantomatica Vita Reale… ma se io decidessi che sarebbe bello ricambiare questo favore che in tanti, inconsapevolmente, mi hanno fatto (come quello/a che ha postato una foto degli Ophidia Rosa Tarot, che mi sono arrivati giovedì e che sono meravigliosi), che nicchia dovrei occupare? O, tutt’al più, come dovrei modellare la mia per renderla più performante?

Su questo ci devo ragionare.

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Stay-treat 2.0

Giada ha riproposto la settimana dello stay-treat ed io l’ho vista come una sincronicità, in un certo senso. Mi sono detta “ma sì, rifacciamolo”, anche se in questo momento non sono affatto certa di avere energie sufficienti a fare un vero decluttering dei miei spazi; però può essere utile al fine dell’ #hyggeanchedestate.

Risultato attuale: andare al lavoro è particolarmente frustrante perché ogni fibra del mio essere vorrebbe essere a casa a riorganizzare roba, oppure in giro in cerca di ispirazione.

Parlando di lavoro, sabato mattina mia madre ha fatto lezione per l’ultima volta; adesso ci saranno gli ultimi scrutini, poi l’ultima maturità, e poi definitivamente la pensione. Me la immagino andare in giro per il mondo tipo Turista per Caso e intasarmi Whatsapp di fotografie. Forse dovrei regalarle un nano da giardino, uno gnomo, qualcosa del genere.
Intanto, quest’estate, se ne va in Perù – lasciando peraltro la casa in balia di mio padre e mio fratello. Sarà da ridere.
Quello che aspetto con una certa trepidazione, comunque, è che finalmente realizzi appieno il suo sogno di rustico e cominci definitivamente a rimetterselo a posto. Quando non me la immagino in viaggio, io me la immagino lì, a farsi il suo, di retreat… a cui credo che mi aggregherò volentieri, ogni tanto.
Tra un po’ è anche ora di ricominciare ad uscire a raccogliere erbe!

Ad ogni modo, il principio dovrebbe essere quello di creare un ecosistema mentale adatto al germogliare di nuove idee, no?
Io sono indecisa persino su che genere di idee voglia tirare fuori dal cilindro… se fossi una carta dei Wild Unknown, sarei la Daughter of Cups.

Tutto è cominciato fantasticando sulle solite foto di Instagram in cui le mie beniamine del momento si sistemano alla finestra, o sul terrazzo, con il loro pc portatile o il blocco degli appunti, un mazzo di carte, un mala o dei cristalli, e pian pianino sfornano materiale da condividere con il mondo.
Io il terrazzo al momento non ce l’ho, ma dopo aver riordinato casa mi sono resa conto che anche stare alla finestra, sul tavolo della cucina, poteva funzionare alla perfezione. Da quando abbiamo smaltito la maggior parte dei vasi da fermentazione dei crauti e dei cetrioli la sensazione di claustrofobia si è un attimino attenuata XD
Ho ceduto agli sconti di Essenza Candle ed ho ordinato un paio di giare piccole agli agrumi, mi sono fatta un caffè e mi sono messa seduta a pensare a che cosa vorrei che me ne venisse da questo stay-treat. Vorrei qualche progetto per impegnarmi l’estate – e magari anche oltre.

Già tutto ciò è stato molto hyggelig.

Credo di aver finalmente realizzato una piccola, grande verità riferita al discorso della Stalla: ci vuole un posto dove tornare dopo un “viaggio” difficile – che sia una giornata lavorativa pessima, un classico lunedì di strazio, una rovinosa riunione di famiglia e cose del genere. Ci vuole un posto speciale che sia sempre pronto ad accoglierti a braccia aperte, un posto dove ci sia l’acqua calda per il tè, un posto che profumi di buono. Può essere piccolo in modo da non farci entrare nessuno, o grande abbastanza da invitarci delle belle persone, senza allacciamento internet per poter lasciar fuori le brutture del mondo, o con una connessione veloce per godersi lo streaming.
Il discorso si applica anche nella fase di “partenza”; il retreat/stalla è l’oasi dove annusare e bere il caffè, sfogliare le news sul tablet, controllare l’agenda.

Purtroppo questo è sempre il terreno di conflitto primario tra me e Yuri, perché lui è disordinato in una maniera che cozza in modo ASSOLUTO con il mio fabbisogno di retreat/stalla. Lui entra in casa e genera entropia, così, aggratis.
Ho deciso che quest’estate, allora, quando va in ferie, tornerò alla carica con il piano di riordino di garage e cantina in modo che possa ricavarsi uno spazio suo dove lasciare il suo caos, i suoi arnesi, i suoi esperimenti e tutto il resto. È assurdo non sfruttarlo ed è assurdo che il garage versi in condizioni post-apocalittiche da anni solo perché “tanto non vede nessuno”.

Il mio terrore, quando si parla di traslocare in una casa più grande, è quello di ritrovarmi un giorno a prendere atto di aver acceso un mutuo per dare semplicemente a Yuri ancora più spazio per fare casino; siccome già tutt’ora questo è un tasto dolente della nostra relazione (non più tardi del mese scorso ho dato in escandescenze, con tanto di foto di come ho trovato la cucina quando mi sono alzata dal letto mandate a mia madre per farmi rassicurare sul fatto di non essere una pazza visionaria, e l’ho seriamente minacciato di fare le valige), voglio essere ben sicura di non andare verso una catastrofe annunciata.

Tirando le somme, sento di aver spianato il terreno per l’orticello.
L’interrogativo, però, rimane: cosa ci pianto?

Primizie varie ed eventuali

Siamo reduci da un interessante weekend ricco di primati.

Venerdì, in occasione del primo Dolomiti Fantasy di Trichiana, abbiamo pubblicamente sfoggiato il nostro primo “cosplay” come Drizzit & Friends. Molto casalingo, assolutamente low-budget, ma dignitoso; quantomeno, chi conosceva Drizzit ci ha riconosciuti tutti subito!

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Sabato pomeriggio gitarella fuori porta al castello di Monselice, in occasione dell’Accademia FISAS di Giugno, con visita all’armeria. Un genere di visita in cui sono gli ospiti a spiegare le cose alle guide, quindi piuttosto atipica 😀

schiavone

Domenica – tralasciando un brutto risveglio in cui non sai se provi più rabbia contro il terrorismo islamico o inenarrabile vergogna nel far parte di un popolo che, scampato a tutti gli attentati, pensa bene di rimediare autoinfliggendoseli – seconda puntata di Accademia e PRIMO torneo di striscia per Yuri, che si classifica PRIMO, con un sacco di complimenti da parte degli istruttori, compreso il Grande Capo, che ha commentato con un

“Con te vince la bella scherma”

che io mi sarei fatta la pipì addosso per l’emozione.
Non è buffo quante volte in vita mia mi sia capitato di scrivere di tornei di scherma, e quando alla fine davvero il mio uomo è il più bravo con la spada, io non sono neanche lì a sbrodolare? Life is silly.

Allora, la sfida di questo mese sarà la Ricerca dell’Hygge Estivo. Ordini superiori.
Ricreare un’atmosfera hyggelig d’inverno, in casa, è abbastanza facile, ma d’estate è tutta un’altra musica e coinvolge anche il Mondo Esterno, con i suoi spazi e i suoi ARGH! abitanti.
Non so veramente da che parte cominciare.

Daje, giugno.

Ho registrato un account su efp. Un altro account, a dirla tutta, perché il primo risale a non so più quanti anni fa e non ricordo assolutamente le credenziali d’accesso. E comunque non ci avevo caricato niente.

Ho idea di pubblicare, un po’ alla volta, intanto tutta la produzione relativa a Rondò con la Morte (è ufficialmente il nome della cronaca e del relativo gruppo su Whatsapp, e glielo ha messo Yuri). Poi si vedrà. È indubbio che scrivere mi piaccia, e dopo aver vinto qualche iniziale resistenza per via della ruggine depositatasi negli anni, adesso ho ingranato e pian piano diventa più semplice. E soddisfacente.
Ok, questa della soddisfazione è una questione ancora un tantino delicata, ma ho deciso di fare tesoro degli insegnamenti di Big Magic (che, per altro, avrei anche intenzione di rileggere) e quindi, giusto perché da qualche parte bisogna pur cominciare, sono uscita dalla mia Comfort Zone.

Al momento sono a quota 10 “capitoli”, più 2 “antefatti” con cui mi sono riempita dei tempi morti tra una sessione e l’altra; online però ce ne ho messi solo 5, così mi tengo un ampio margine di revisione. Man mano che produco, pubblico.
E, logicamente, man mano che la cronaca viene giocata. Nel momento in cui mi sono detta ‘dai, siamo bravi e non ci perdiamo troppo negli off topic‘ dieci minuti di sessione se ne erano già andati parlando di come fare lo zenzero candito.

Ho chiarito la questione di Venezia. Ho definitivamente deciso che il mio perenne struggimento dovesse essere preso sul serio quando Yuri mi ha confessato di aver fatto un sogno dei suoi, e alla prima tavolata utile ho tentato di introdurre l’argomento. Cautamente, perché sarebbe stato deludente sentirsi rispondere qualcosa come “no, tesoro, è soltanto un altro exploit della tua insoddisfazione esistenziale”, ma volevo saperlo. Mi hanno momentaneamente liquidato con un “facciamo un’altra volta, è una storia lunga”, però poi Vick ha risposto esaurientemente a tutte le mie (nostre) domande qualche giorno più tardi.

Non possiamo vantare un’esistenza avventurosa costellata di mirabolanti avventure di spionaggio internazionale, ma siamo stati veneziani ad un certo punto del XVIII secolo – Yuri ed io tendiamo a riprenderci di vita in vita, a quanto sembra ne abbiamo condivise almeno quattro – e anche se non vantavamo nobili natali in famiglie apostoliche o evangeliche, commerciavamo vino dall’Alsazia e da Cipro, avevamo casa e bottega a San Polo e guadagnavamo dignitosamente, tanto da poterci permettere qualcosa come quattro persone di servizio (una cuoca, due domestiche e una bambinaia per i nostri figli).
Ho scoperto anche perché molto è cominciato con La spia del mare: il nome di Yuri era, appunto, Cassiano… un nome piuttosto comune, a quanto pare. Il mio era Henriette, alla francese, nonostante fossi italiana purosangue; evidentemente i miei genitori – una sarta e un profumiere – lo trovavano esotico. Del resto anche leggendo Casanova avevamo colto questo trend nei nomi stranieri, soprattutto per le bambine. La stessa sorte era toccata alle mie sorelle maggiori, Marie e Lucie.
Yuri/Cassian invece era mezzo schiavone, da parte di madre. Ci siamo conosciuti in bottega da suo padre, che era vinaio, io avevo quattordici anni e lui sedici. Ci siamo sposati quando io ne avevo sedici e lui diciotto – con rito cattolico, ha specificato Vicky. Abbiamo avuto tre figli (Martina, Claudio e Massimiliano), soldi sufficienti a farli studiare, una vita tranquilla, una barca da diporto, dei piccioni viaggiatori e una serena morte in tarda età.
Insomma, come al solito è stato divertente… e confortante, e incoraggiante. Mi rendo conto che, a raccontarlo così, il tutto suoni alquanto delirante, ma tant’è.
“E’ bello essere noi” (cit.)

Poi mi chiedo per quale ragione, esattamente, io affidi questo genere di memorie al blog. D’accordo, lo svarione veneziano meritava una degna conclusione, però è anche vero che qualche mese fa mi ero messa in testa che il blog avrebbe dovuto diventare un pochino più “funzionale”, e ancora lo penso.

Ogni tanto, confesso, mi viene voglia di aprirne uno brand new e ricominciare da zero, come quando finisco un diario e comincio quello nuovo piena di nuovi buoni propositi.
Magari, quando finalmente decido cosa voglio fare nella vita, lo faccio.

Nel frattempo è tornato Giugno, sono tornati il caldo, i temporali estivi, le finestre sempre aperte e i profumi “da fuori” hanno temporaneamente cassaintegrato le Yankee Candles. Tra un po’ finisce anche la scuola, mia madre ieri ha festeggiato la correzione del suo ultimo compito prima della pensione, io ho rifatto la tinta grigia ai capelli. L’agenda degli impegni dei prossimi fine settimana si sta infittendo. Insomma, siamo pronti per la bella stagione.

Psicologicamente adrift, un aggiornamento

Un episodio esemplificativo di come stiano andando le cose con mia nonna potrebbe essere quello di un giovedì mattina, quando ha deciso di portar via le immondizie e quindi, prima di uscire, ha chiuso il sacchetto dell’organico e se l’è portato via. Arrivata in fondo al vialetto, resasi conto di avere un sacchetto in mano, ha cominciato a studiarlo da tutte le angolazioni, lo ha palpeggiato un po’, e alla fine si è arresa e mi ha chiesto che cosa fosse.
In altre cose, invece, è perfettamente lucida e si esprime chiaramente; mi ha raccontato un sacco di aneddoti di anni passati, senza nessun problema (né suo nello spiegarsi, né mio nel capire), ma ascoltarla mentre tentava di descrivere al suo medico un “fastidio” che dice di avere alla lingua, è stato UNO STRAZIO.
Ci sono giorni in cui la butto quasi sul ridere, ma altri in cui tutto ciò un pochino mi preoccupa. Mia madre mi ha fatto notare quanto sia molto serafica, in tutto ciò. Una volta magari si arrabbiava quando le facevi notare quel che si perdeva per strada, adesso pare non farci nemmeno caso… non è un buon segno, secondo me.

Ad ogni modo, c’è stato il Reptiles Day ed è stato un pomeriggio di spese, ma siamo stati tattici: ci siamo preparati la lista con tutto il necessaire e a quella ci siamo attenuti. Oltre alla solita scorta di topi, ratti e conigli, avevamo bisogno di traslocare le 3 tarantole più giovani nei terrari definitivi, con tutti gli annessi e connessi (riscaldamento, termo/igrometri, fondali e sugheri). E anche Apollo e Pythia ormai avevano bisogno di nuove tane.
Parlando di mercanzia viva, c’era pochino ma molto variegato, persino per i pesci, e prezzi molto buoni. Pitoni reali con morph comuni a 30 euro, tanto per dire. Per i 3 terrari in vetro (30x40x30) abbiamo speso 54 euro, il tappetino riscaldante 90×30 a 19, con 60 euro di surgelato siamo a posto fino all’anno prossimo; insomma buono, siamo soddisfatti – senza contare che la nuova Spiders’ Shelf è molto più bella da vedere dei vecchi secchielli delle croccantelle XD

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Per il resto, mi sono un po’ impigrita ed ho perso tutto il “fiery” slancio che mi portavo dietro da Beltane. Sarà stato anche il brutto tempo.
Continuo a scrivere 2-3 paginette alla volta, inerenti alla cronaca di Vampiri, ma dipende molto da quanta libertà d’azione mi concedono le circostanze. Per il Goddess Bookclub stiamo leggendo “Luna Rossa” di Miranda Gray – un libro che in anni e anni di militanza pagana mi ero spesso ripromessa di leggere, e che però ora non mi sta assolutamente prendendo – mentre per l’Hedgerow dovrei cominciare “Trance-Portation” della Paxon ma ancora non mi decido. Dovrei pure finire il “Warrior Goddess Training”, che giace sul mio comodino da tempo immemore, ma un po’ tutto il mio lavoro di progresso evolutivo si è arenato dopo la questione della Stalla, e se mi ripropongo di “ragionarci su” si rivela controproducente perché divento troppo cervellotica e manco il punto-chiave. Quindi innanzitutto cerco semplicemente di non regredire, e per il resto vado a tentativi (o a tentoni, dipende dal periodo), alla perenne ricerca di quel che funziona.

Ho una canzone in testa in questo periodo, è della colonna sonora di Moana/Oceania, s’intitola “La Strada di Casa”, e ad un certo punto dice

Navigatori dentro l’anima,
però la strada che ci porta sempre a casa è scritta in noi.

E secondo me è davvero una grande verità, anche per chi fisicamente non si muove gran che. O forse è sempre la fascinazione di Venezia che mi ossessiona (e neanche mi dispiace!).

Because Doge

Della serie “Storie Che Si Scrivono Da Sole”, il background di Alban d’Armer per la nostra campagna Rondò con la Morte si è composto come un puzzle non appena ho accennato l’idea a Yuri.
Partendo dal presupposto che Alban non sia realmente morto nel 1449 – né sulla nave, né segato in due a Costantinopoli – come potrebbe far sospettare la divergenza nelle cronache ufficiali, abbiamo un fanatico anti-Turchi (e che lo fosse ne accennano effettivamente alcuni resoconti) disperso da qualche parte tra Europa e Asia Minore.
Tra la fine del 1448 e del 1449, esiliato a Edirne c’è un altro famoso fanatico anti-Turchi, nientepopodimenoche Vlad III, Vlad Tepes. Sarebbe abbastanza plausibile che i due entrino in contatto in qualche modo, visto che stando alle cronache poi risulta realmente che nel 1462, quando Vlad venne imprigionato in Ungheria, re Mattia I dovette giustificare la sua cattura a Papa Pio II e ai Veneziani, che avevano mandato dei soldi per finanziare la guerra contro gli Ottomani. C’è spazio per ammanicarsi.
Sarebbe plausibile, dicevamo, che Alban lasci la Turchia assieme ai soldati di Vlad e lo segua in Moldavia. Una volta lì, fargli incontrare Konstantin – futuro Sire di Ranja – è solo questione di pretesti.
Insomma, davvero si scrive da sola.

Quello che invece sto scrivendo io in questi giorni, è una sfilza di “antefatti”. Poca cosa alla volta – per ora il più lungo sono tre pagine e mezza, relative al primo incontro di Ranja con Filippo Corner, Signore di Notte al Criminal e suo informatore principale – ma sufficiente a tenermi mentalmente impegnata soprattutto la mattina, while nonnasitting.

Queste sono alcune delle venticinque tab aperte nel mio browser in questo momento. C’è un po’ di tutto, dal Sentiero del Paradosso al censimento delle sculture del sestiere Dorsoduro – perché vuoi non sapere dove stanno esattamente le Boche de Leon?
Scrivo poco, ma quel poco deve essere scritto bene.
Yuri attinge. Una sera abbiamo compilato una specie di specchietto riassuntivo con nomi, cognomi ed eventuali cariche amministrative di mezzo patriziato veneziano; ci siamo addirittura sbizzarriti con un po’ di fancasting.
Il problema è che adesso non so più stare senza niente da scrivere o pianificare, ed è abbastanza alienante; sono passata dallo struggimento al “dove sono? come mi chiamo?”, e non è che sia propriamente spiacevole, è che in pratica non faccio altro nelle/delle mie giornate. E’ un sacco di tempo che non porto più Guinness al torrente – ma parte di ciò è imputabile al maltempo – e a malapena tocco i libri, e non riesco ad esimermi dal sentirmi un tantino in colpa, in qualche modo.

Ah, ho cominciato Storia della Mia Vita, di Casanova, e penso che il mondo abbia veramente fame di personalità brillanti. Ti prego, risorgi e salvaci dai gossip su Fedez e la Ferragni.

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