"Thro' evening shades I haste away / to close the labours of my day."

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Il rientro a settembre

Stasera finalmente ho acceso il computer per qualcosa che non avesse il marchio Blizzard Inc. ed ho sistemato la barra laterale del blog levando tutti i vecchi link, sia quelli di varie iniziative a cui ho partecipato nel corso degli anni (cose ormai morte e sepolte), sia i collegamenti ad altri blog e siti (la maggior parte dei quali non più attivi). L’idea è di approfittarne per ricostruire tutto man mano, da questo momento in poi. Per essere una con la casa piena di ragni, ho un rapporto pessimo con le ragnatele.

È stata una bella estate, ma accolgo con gioia adesso il calo drastico delle temperature ed i primi cieli veramente nuvolosi.
Sprezzanti del meteo, oggi abbiamo fatto la –molto presumibilmente– ultima grigliata della stagione tra Limoni e, per quanto mi riguarda, con stasera saluto quella voce della mia coscienza che mi dice “recludersi in casa è un fottuto sacrilegio”; è tornato il tempo dei teini, delle candele profumate, della copertina sul divano. Finalmente.

Al momento, accanto all’ormai onnipresente Struggimento Veneziano, si sta facendo strada in me una strana sensazione come di reminiscenza che –non so come mai– associo alle siepi di rovo, ai cespugli delle rose canine e ad alberi come il carpino bianco e la quercia, soprattutto quella rossa. E sì, è tremendamente specifico perché sono tutti trigger che ho notato finora, praticare assiduamente la mindfulness negli ultimi mesi mi ha rende particolarmente attenta. Il mio feed Instagram ne avrà tutti i sintomi.

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In breve, sugli incanti con le emoji

Ad un certo bel momento, qualche settimana fa ormai, ho deciso che era ora di cambiare telefono. La fotocamera frontale mi aveva abbandonato ormai da mesi, ma era un fastidio molto relativo e ci potevo convivere; quando mi ha lasciato anche il microfono e l’alternativa diventava telefonare perennemente in vivavoce, mi sono arresa all’idea di pensionarlo dignitosamente… Possibilmente prima che tirasse le cuoia in una di quelle maniere tragiche che ti impediscono di recuperare comodamente tutti i tuoi dati, trasferire gli account, disattivare quelle app pretenziose che vogliono essere chiuse da una parte prima di poter riaprire da un’altra (la banca, l’authenticator della Blizzard…) ecc. ecc.

Poi io divento molto geek in questi frangenti, molto entusiasta, è un po’ come quando hai il fidanzatino nuovo e per i primi tempi è tutto bello, tutto nuovo, tutto fioricuoriammori… insomma, mi sono affacciata un attimo sul cortile del tecnopaganesimo e ho scoperto gli incanti con le emoji.

Ci vuole un tipo di bacheca che preveda il “like” più una serie di altre reazioni –tipo Facebook.

Si scrive una stringa di emoji pertinenti –ora non ho idea se WordPress supporti le emoji, ad ogni modo l’ultimo incanto che ho visto era stato pensato per tenere lontana una tempesta ed era fatto così:

💀🍃🍽️⛈️🌩️🚫
☀️☀️🌤️🍴🐣✔️

E le istruzioni sono semplici: un like/fav lo “carica”, reazione xy lo “lancia”.

Non ho ancora deciso come questo mi faccia sentire. Vecchia di sicuro. Tuttavia queste sono le nuove generazioni e questi sono i mezzi che hanno, questa è la loro “stregoneria”, e chi sono io per dire che non va bene? Magari funziona, alcuni principi di fatto sono rispettati. Magari anche i nostri vecchi hanno storto il naso quando ci siamo messi ad usare le candele di paraffina, i post-it colorati, e abbiamo capito che si poteva fare.

Sono in un certo senso affascinata. Non fa per me, ma riconosco un certo grado di inventiva, come quando guardi le foto dei bambini che marcano gli Elementi con i Mini Pony. Fanno tenerezza… hanno un sacco di tempo per diventare vecchi e scoprire il fascino dei “materiali più tradizionali” (sempre che ne trovino ancora…).

Ammettiamolo, la shufflemanzia con il lettore mp3 la pratichiamo tutti e ci crediamo fermamente.

AAA Mildred Cercasi

Ho passato un mese procrastinando questo post.

Volevo scrivere che finalmente ho vinto le ultime resistenze e mi sono iscritta in palestra.
Avevo deciso di farlo anche prima di provare una divinazione che ho letto in Wyrdworkers e che mi ha detto che ci sono alcune cose da sistemare energeticamente parlando sul piano fisico.
Prima ho deciso di aspettare che mi facessero il badge, poi ho deciso che avrei aspettato che mi facessero il piano di lavoro, e alla fine è arrivata la seconda settimana di febbraio, l’abbonamento ha compiuto un mese e ancora non avevo scritto niente.

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Due settimane fa ho scoperto il Mildred Payne’s Secret Pocket Oracle, me ne sono innamorata, l’ho comprato e mi sono detta “scriverò quando arriverà”; oggi è arrivato –e me lo ha portato il postino del mio cuore, quello che si ricorda che la mattina mi trova a casa della nonna e quindi passa direttamente lì– e quindi eccomi qui.
Sono arrivati stamattina anche i Tarot Fauna, quelli che avevo preordinato non so più quanto tempo fa, e considerando che ci siamo svegliati con la neve è stata una specie di piccolo Natale… ma sono rimasta completamente stregata dai Mildred’s, e anche se la carta di oggi l’ho estratta dai Tarot Fauna perché l’ispirazione dettava così, riesco a pensare solo a quelli.

Si pensa che la giovane Mildred abbia creato il suo infantile ma affascinante oracolo intorno al 1928, mentre era ricoverata al Fenwood Asylum.

Suo padre l’aveva fatta ricoverare pensando che fosse pazza perché parlava con amici immaginari.

Mentre si trovava a Fenwood, Mildred non smise mai di contattare i suoi “amici” con il suo oracolo artigianale.

Gli altri pazienti la chiamavano “Millied la Strega Rossa”.

Mildred tenne il suo piccolo mazzo di carte nascosto alle autorità in una tasca segreta.

Anche se a tutt’oggi il suo destino è sconosciuto, qualcuno pensa che Mildred sia morta nel Grande Incendio del manicomio del 1933. Altri credono che sia stata proprio lei ad appiccarlo!

(traduzione mia del testo preso dal sito linkato sopra)

Per scrupolo, ho fatto una googlata veloce per capire in che percentuale questa storia sia inventata. A parte il fatto che effettivamente il Boston Psychopathic Hospital sia stato costruito in Fenwood Road nel 1909, qualsiasi altra voce rimanda al blog di Deviant Moon Inc., quindi deduco che sia tutto completamente fittizio.
Non che questo lo renda tanto meno affascinante… come ha scritto Stella/Fennario nel suo articolo (e come piace pensare anche a me da quando ho cliccato il tasto purchase):

We have photos, we have information. There may be a Mildred tulpa out there by now. Maybe she’ll come visit you.

Parliamo del mazzo… è piccino. Veramente piccino. Ho salvato uno screenshot da una delle IG Stories che ho registrato stamattina quando ho aperto i pacchetti, in attesa di una foto migliore per cui al momento non ho ancora trovato l’estro…

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Le ho misurate, sono 7 x 4.5 x 2 cm circa, compatibili persino con la mia ultima, minuscola borsa che ho salvato dalla pattumiera di mia madre. Stella le sue le tiene in una tazza.
Il dorso di ogni carta è come la tessera di un puzzle, e la foto è sempre nell’articolo di Stella, dove parla anche di un expansion pack che a me manca (per ora!), il cui retro compone una tavola ouija “per comunicare con Mildred”, e di un “bonus” composto da altre carte ed una lettera che la ragazzina aveva nascosto all’interno della sua bambola.
Insomma, il background è ricco, i primi articoli sul blog relativi alla storia di Mildred risalgono al giugno dell’anno scorso, ed è creepy come piace a me.
Credo che ci faremo buona compagnia… c’è nessuno che verrebbe a cercare il tulpa di Mildred insieme a me?

Di facezie di inizio anno.

Che casino assurdo è successo con questo blog?
Perché avevo qualcosa come 3 post che credevo di aver regolarmente pubblicato a novembre e invece erano nella cartella “bozze”?

Stamattina il rientro è tragico, my friend. Molto è –presumibilmente– imputabile al tempo pessimo che ci sta flagellando da ieri sera (…credo. Non ho messo il naso fuori di casa in tutto il giorno, mea culpa).

Sabato sera eravamo a cena dai miei per salutare mio fratello, che ieri è partito per la Birmania, e mia nonna aveva quest’espressione vagamente sadica mentre mi domandava “ma quindi tu adesso hai finito le ferieeeeh??” con un FINALMENTEEEH?? inespresso lasciato a galleggiare in sospeso su di noi come il palloncino di It. ANSIA.

E poi, diciamocelo, adesso non ci sono più scusanti per postporre tutta una serie di cose che nelle ultime due settimane sono state rimandate, come: tornare a rompere le palle all’idraulico che deve venire a controllare una perdita della nostra vasca da bagno, prendere appuntamento per la revisione della Panda, rinnovare l’assicurazione di suddetta Panda, ecc. ecc.
Insomma, mondanità sparsa.

Una cosa che mi consola è che ho qualche pacchettino in arrivo, tra cui il “calendario” (non so perché io lo metta tra virgolette, dal momento che è proprio un calendario, però tant’è) Blessed Unrest di Abacus Corvus, che ho deciso di regalarmi dopo settimane di blando ma persistente conflitto interiore per quanto riguardava l’acquisto dell’ennesimo Witches’ Spell-a-Day Almanack, piuttosto che il Witches’ Datebook, piuttosto che una qualsiasi altra generica agenda pagana.
Sia chiaro che, anche stavolta, sia colpa di Little Red Tarot.

Un altro sfizio che mi sono tolta con i soldi della tredicesima è stato ordinare un tot di hardware per riportare il mio pc ad un livello di prestazioni decente.
Il multiplayer online è stato una costante delle mie ferie… voglio dire, da una parte comincia la Battaglia per Azeroth e dall’altra l’VIII stagione della OWL; vuoi non essere pronta ad affrontare tutto con una macchina all’altezza delle gesta epiche che compiremoh??!!1!!1!!!UNO!!1!

Si fa per dire, naturalmente.
Ad ogni modo, il bello di questa parentesi natalizia è stato proprio quello di aver messo tutto in pausa ed essermi veramente lasciata guidare solo dall’estro del momento, senza sensi di colpa se una mattina capitava di fare le 11 a letto o se una giornata è volata bingiando la nuova stagione di New Girl.

A tornare produttivi ci pensiamo da oggi.

Tra Gratitudine e Fanghi Termali

È lunedì e nonostante ciò sono di ottimo umore. Valeva la pena di prenderne nota (anche) qui.

È una giornata meteorologicamente stupenda, gelida, limpida che le montagne innevate sembrano ancora più vicine. Il Sole24ore stamattina titolava “Belluno prima per qualità della vita ecc. ecc.“, parla di “Eldorado delle Alpi“… pago più volentieri la mia rata di TARI, adesso.

Ho pensato: anch’io sono grata per il posto in cui vivo, e poi mi è partito l’embolo polemico.

In occasione del Giorno del Ringraziamento, anche quest’anno sui vari social hashtag-friendly si è tenuta la “Settimana della Gratitudine” con challenges varie ed eventuali, anche italianissime, a cui io alla fine ho preferito non partecipare perché ho letto cose che veramente la pubblicità del Buondì in quest’ottica poteva essere una preghiera per un atto di misericordia.

Beninteso, ho piena fiducia nell’efficacia di una pratica (costante, non una settimana all’anno quando va bene…) quale sia il tenere un “diario della gratitudine”, i cui benefici sono stati dimostrati con una serie di studi; ma un conto è essere grati per qualcosa, un conto è raccontarsi le storielle –e raccontarle online perché si sa che qualche fesso abbocca sempre. Qua si trascende il concetto dei “miti personali”, qua siamo ai livelli di volpe e uva… no, peggio: di volpe che sguazza nelle deiezioni e li chiama fanghi termali e se tu gli dici “no, guarda, è proprio cacca” sei tu che non capisci e sei tu che sei cacca.
Era la mia grande perplessità quando ho affrontato, appunto, il discorso dei Miti Personali all’interno del programma del Warrior Goddess Training, ma lo stesso vale per quando ti consigliano di essere più indulgente con te stesso, di amarti per come sei, ecc. ecc; e se fossi una persona assolutamente involuta, dannosa per me stessa e per gli altri? E se non fossi in grado di riconoscere i miei fallimenti in quanto tali, e di conseguenza non fossi in grado di assimilare delle lezioni?
Ora, io avrò anche preso ad esempio un caso patologico, ma il dubbio permane; perché ok, finché lo fanno gli altri è giusto fastidioso quel momento lì, o ne approfitti per farti una risata e poi passi oltre… Ma se succede a me? E se ci casco pure io?

Ad ogni modo, tanto per essere comunque costruttivi, mi sono scaricata un app che si chiama Gratitude. Non mi ricordo se sull’App Store sia gratis o a pagamento, ma ce ne sono per tutti i gusti e tutte le tasche. Ci sto annotando diligentemente almeno una cosa ogni giorno dall’11 novembre; non so se mai mi capiterà di andarmi a rileggere qualche nota in futuro, ma almeno le tengo per me e posso essere ragionevolmente sicura di farlo a mio esclusivo beneficio. Puoi capitare che qualcuno lo pratichi inconsapevolmente, questo esibizionismo malato, ci mancherebbe. Io taglio la testa al toro così.

Ho avuto una grossa soddisfazione, ieri sera, quando ci siamo riuniti finalmente per tavolare. Premettendo che è sempre BELLO (e nutriente per lo spirito) trovarsi tutti insieme attorno ad un tavolo per un tè, una castagnata, una cosa che doveva essere “Bianco Mangiare” e che poi invece a fine serata era stata ribattezzata “Bava di Lumaca-Unicorno”, e qualche discussione di sapore quasi filosofico, sono stata gratificata dal fatto che le Guide abbiano convenuto con me sul fatto che vada tutto bene e che non debba dimenticarmi che strada ho fatto per arrivare fino a questo punto, per saperci/poterci sempre ritornare. Stamattina ero ancora carica abbastanza da neutralizzare la Paturnia del Lunedì (vedi inizio post).

Non è più la Settimana della Gratitudine, ma io mi sento molto grata per tutto questo e per aver saputo cogliere e costruire le occasioni propizie che l’hanno creato. Non che mi senta arrivata ad un qualche punto particolare, però mi sento come se mi avessero detto “ok, hai passato la revisione, adesso puoi circolare”.

Struggimento Veneziano – Parte… 2? 3?

Il pellegrinaggio è un gradino oltre il turismo, che riguarda semplicemente il visitare luoghi e goderseli; il pellegrinaggio comprende un vincolo più profondo con la terra, con la natura sacra dell’esperienza che si vive non soltanto a destinazione ma anche lungo il percorso. Coloro che viaggiano per scopi spirituali traggono piacere e godimento tanto quanto i turisti, ma la loro esperienza si tinge della realtà del loro contatto con il mondo invisibile –non solo il paesaggio apparente intorno a loro, ma anche i suoi abitanti e guardiani.
Quando ci riconnettiamo ai luoghi sacri del nostro retaggio spirituale, la capacità di essere pellegrini influisce sulla nostra esperienza dei luoghi che visitiamo: l’abilità di vedere oltre la desacralizzazione, il dono di percorrere la strada con cuori pieni di aspettative e preghiere, l’omaggio per porgiamo –ancor prima di intraprendere il viaggio– ai guardiani ancestrali e alle presenze spirituali che tanto a lungo hanno atteso il nostro arrivo.

La citazione è una traduzione mia di un testo di Caitlin Matthews tratto dal libro The Celtic Spirit alla pagina dedicata al 13 di novembre (oggi, nel caso in cui mi riesca di cominciare e finire questo post in giornata – NdA).
Siamo tornati a Venezia, venerdì, ma non ho veramente pensato nell’ottica del “pellegrinaggio” finché stamani non ho letto questa pagina ed ho capito che sostanzialmente era stato proprio il nostro caso. Ci eravamo preparati un itinerario bislacco che toccava un po’ tutti i luoghi significativi ed i punti salienti di quello che ormai definisco il mio Struggimento Veneziano: una combo letale (chilometricamente parlando) di riferimenti alle memorie di Casanova,

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alle location de La Spia del Mare (con l’eccezione dell’Erbaria, dove comunque ero passata quell’ultima volta di fine aprile)…

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…nonché del Rondò con la Morte,

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e a quel poco che abbiamo scoperto riguardo alla nostra vita passata lì.

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Lasciamo perdere il discorso MAGONE (scritto proprio tutto maiuscolo)… Sono arrivata al Ponte della Costituzione (ma tuttora…) mi sono guardata indietro e mi è salito il groppo in gola e le lacrime agli occhi senza nessuna ragione ragionevolmente valida.
Parlavamo di pellegrinaggio, e quindi parliamo di quello che ho portato a casa venerdì sera, oltre ad un paio di cosine lushose… Perché ci sto pensando su, e mi accorgo che –anche se ancora non riesco bene a focalizzare come– ne sono uscita arricchita. Mi sento più completa e più forte, davvero, ed in maniera molto diversa da una gitarella turistica. Ma anche in maniera molto diversa da quando eravamo stati lì per il meeting, per dire.
Stavolta eravamo andati apposta, eravamo più consapevoli (Yuri crede peraltro di aver “sentito” quando siamo passati nei pressi della nostra vecchia casa) e i risultati ci sono indubbiamente stati.
Senza contare che abbiamo fatto un piacevolissimo Bacaro Tour e, pur avendo macinato km senza mai fermarci più di 5 minuti, le gambe mi hanno egregiamente portato per tutto il tempo e tutta la strada che si è resa necessaria senza farsi sentire.

Domenica sera avevamo in programma una tavolata fra Limoni; all’ultimo abbiamo deciso di rimandare perché Nja non poteva esserci, ma io, non potendolo prevedere, nel tardo pomeriggio avevo comunque tavolato con Yuri sulla questione veneziana, e Vick dice di provare con una regressione di qualche tipo (“Quello che vuoi, basta che ti porti indietro”). Quando ho domandato come mai tutto questo sia per me COSÌ intenso, mi ha risposto che è “perché lo è stato”, perché c’è qualcosa nella mia vita di adesso che si sta come sovrapponendo, in dinamiche o chennesò, a quella vita lì.
Mi azzardo a dedurre che, se stavolta non è sufficiente che ci raccontino Loro come sono andate le cose, significa che devo proprio rivivermele, devo vedere in prima persona. Regression is the key.

Magari domani sera, se la solitudine concilia…

L-ode allo Svapo

L’altro giorno mi sono detta “prima o poi scriverò un post di lodi alla Sigaretta Elettronica”. Questo potrebbe essere il momento propizio.

Naturalmente io svapo rigorosamente nicotine free. Anche se pare che sia stato scientificamente comprovato che la nicotina, di per sé, non sia cancerogena, io mi conosco e decisamente un’altra dipendenza mi serve come un buco nella testa. Se sono arrivata alla mia veneranda età senza “fumare” sarebbe veramente stupido da parte mia cominciare proprio adesso.

Non mi dilungo tanto sul perché e il percome ci sia venuto lo sghiribizzo di addentrarci nel meraviglioso mondo dello svapo; è stata una confluenza di sfizi miei e di Yuri –nonché la pessima influenza di Massimo che per mesi mi ha svapato nelle cuffie durante le partite a WoW, decantandomi gli aromi maiali del macchiato al caramello, i french toast e i dolcetti al mirtillo con glassa alla cannella (esiste davvero, giuro, è della Barista Brew). Il resto lo ha fatto (per Yuri) il Santone dello Svapo e (per me) “Mario Satana” del Puff Store dietro l’angolo con la solita, subdola tattica del ma hai provato questo al [inserire gusto porco a caso, tipo “Biscottini al Lime”]?.

Hai presente quell’episodio dei Simpson in cui c’è;il signor Burns che fa fare ai suoi dipendenti un esercizio di respirazione al motto di “fuori la balordaggine, dentro l’amore”? È lo stesso delle “torsioni irochesi” che mi fa sempre ridere, te lo linko perché l’ho trovato facilmente su YouTube.
È un ottimo mantra, secondo me, e se poi sa di pesca, papaya e crema di cocco (anche questo esiste davvero, è un gusto della linea “Pachamama” della Charlie’s Chalk Dust) puoi capire perché una –o due, o più– bella boccata dalla sigaretta elettronica contribuisca significativamente alla mia pace interiore. Senza contare che gli atomizzatori “da polmone” fanno una bella nuvolona densa e candida, molto zen, molto blowing in the wind. E poi parli come Gigi Buffon.

La nostra prima sigaretta elettronica è stato un acquisto ben studiato. Roba di un certo livello. È partita che, secondo Yuri, doveva essere qualcosa “io ci smanetto ma poi la usi tu”, ed è finita con lui che si è comprato gli atomizzatori da guancia, taniche di liquidi base, un assortimento in continua espansione di tabacchi con cui si fa le sue miscele, 2-3 generi di filo e io praticamente non l’ho più vista 😅.
Ad un certo punto, Mario Satana mi ha proposto la Pico Squeeze. Piccolina, discreta –mi metterebbe in imbarazzo svapare in pubblico con un accrocco che potrei impugnare a due mani…– senza tante pretese, ma efficace. Soprattutto bottom-feeder: riempi il serbatoio e non ci pensi più. La settimana scorsa sono entrati un po’ di soldini da uno dei lavoretti extra di Yuri, e me l’ha regalata. Comprata proprio al Puff Store, così Mario lavora e può continuare a spillarmi soldi con [inserire gusto porco a caso, tipo “Smores marshmallows e cioccolato”].

Io e la Pico siamo grandi amiche adesso. Una mattina ho portato la nonna al solito bar, con le sue comari, e il Barista al caramello salato con il nuovo ginseng cannella & nocciolata sarebbe stato la morte sua.
Oggi, il classico lunedì insulso con tempo uggioso e Amiche di Mestre, che ancora prima che suoni la sveglia già sai che ti alzerai MALE, il solo gesto di mettermela in borsa –anche se poi non l’ho mai tirata fuori– mi ha risollevato il morale.

Tutto questo per dire che in realtà l’Ode alla Sigaretta Elettronica è solo un pretesto per riflettere su una cosa di cui abbiamo preso atto con le Bruts, ovvero che tante volte andiamo alla ricerca di chissà che tecniche trascendentali per arrivare alla pace interiore, alla consapevolezza illuminata, alla mindfulness (grazie Genna, tra l’altro) quando magari basta solo prendere un bel respiro che sa di buono senza nicotina, o guardare i colori delle vigne fuori dal finestrino della macchina mentre vai a lavorare.

…poi, vabbe’, vogliamo parlare della nuova edizione limitata di capsule Nespresso a “cocco & vaniglia” e “arancia & cioccolato”?

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