"Thro' evening shades I haste away / to close the labours of my day."

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L-ode allo Svapo

L’altro giorno mi sono detta “prima o poi scriverò un post di lodi alla Sigaretta Elettronica”. Questo potrebbe essere il momento propizio.

Naturalmente io svapo rigorosamente nicotine free. Anche se pare che sia stato scientificamente comprovato che la nicotina, di per sé, non sia cancerogena, io mi conosco e decisamente un’altra dipendenza mi serve come un buco nella testa. Se sono arrivata alla mia veneranda età senza “fumare” sarebbe veramente stupido da parte mia cominciare proprio adesso.

Non mi dilungo tanto sul perché e il percome ci sia venuto lo sghiribizzo di addentrarci nel meraviglioso mondo dello svapo; è stata una confluenza di sfizi miei e di Yuri –nonché la pessima influenza di Massimo che per mesi mi ha svapato nelle cuffie durante le partite a WoW, decantandomi gli aromi maiali del macchiato al caramello, i french toast e i dolcetti al mirtillo con glassa alla cannella (esiste davvero, giuro, è della Barista Brew). Il resto lo ha fatto (per Yuri) il Santone dello Svapo e (per me) “Mario Satana” del Puff Store dietro l’angolo con la solita, subdola tattica del ma hai provato questo al [inserire gusto porco a caso, tipo “Biscottini al Lime”]?.

Hai presente quell’episodio dei Simpson in cui c’è;il signor Burns che fa fare ai suoi dipendenti un esercizio di respirazione al motto di “fuori la balordaggine, dentro l’amore”? È lo stesso delle “torsioni irochesi” che mi fa sempre ridere, te lo linko perché l’ho trovato facilmente su YouTube.
È un ottimo mantra, secondo me, e se poi sa di pesca, papaya e crema di cocco (anche questo esiste davvero, è un gusto della linea “Pachamama” della Charlie’s Chalk Dust) puoi capire perché una –o due, o più– bella boccata dalla sigaretta elettronica contribuisca significativamente alla mia pace interiore. Senza contare che gli atomizzatori “da polmone” fanno una bella nuvolona densa e candida, molto zen, molto blowing in the wind. E poi parli come Gigi Buffon.

La nostra prima sigaretta elettronica è stato un acquisto ben studiato. Roba di un certo livello. È partita che, secondo Yuri, doveva essere qualcosa “io ci smanetto ma poi la usi tu”, ed è finita con lui che si è comprato gli atomizzatori da guancia, taniche di liquidi base, un assortimento in continua espansione di tabacchi con cui si fa le sue miscele, 2-3 generi di filo e io praticamente non l’ho più vista 😅.
Ad un certo punto, Mario Satana mi ha proposto la Pico Squeeze. Piccolina, discreta –mi metterebbe in imbarazzo svapare in pubblico con un accrocco che potrei impugnare a due mani…– senza tante pretese, ma efficace. Soprattutto bottom-feeder: riempi il serbatoio e non ci pensi più. La settimana scorsa sono entrati un po’ di soldini da uno dei lavoretti extra di Yuri, e me l’ha regalata. Comprata proprio al Puff Store, così Mario lavora e può continuare a spillarmi soldi con [inserire gusto porco a caso, tipo “Smores marshmallows e cioccolato”].

Io e la Pico siamo grandi amiche adesso. Una mattina ho portato la nonna al solito bar, con le sue comari, e il Barista al caramello salato con il nuovo ginseng cannella & nocciolata sarebbe stato la morte sua.
Oggi, il classico lunedì insulso con tempo uggioso e Amiche di Mestre, che ancora prima che suoni la sveglia già sai che ti alzerai MALE, il solo gesto di mettermela in borsa –anche se poi non l’ho mai tirata fuori– mi ha risollevato il morale.

Tutto questo per dire che in realtà l’Ode alla Sigaretta Elettronica è solo un pretesto per riflettere su una cosa di cui abbiamo preso atto con le Bruts, ovvero che tante volte andiamo alla ricerca di chissà che tecniche trascendentali per arrivare alla pace interiore, alla consapevolezza illuminata, alla mindfulness (grazie Genna, tra l’altro) quando magari basta solo prendere un bel respiro che sa di buono senza nicotina, o guardare i colori delle vigne fuori dal finestrino della macchina mentre vai a lavorare.

…poi, vabbe’, vogliamo parlare della nuova edizione limitata di capsule Nespresso a “cocco & vaniglia” e “arancia & cioccolato”?

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#VeryMildNaNoWriMo

Neanche a farlo apposta, ho cominciato a leggere Una Stanza Piena di Gente e oggi (ovvero il 2 di novembre, quando ho cominciato di fatto la stesura di questo post) la Fred lo ha proposto per il suo GdL. Giggles.

La confluenza di fattori squisitamente Hygge di questi ultimi due giorni –in questo momento sono seduta sul divano al lume di lampada di sale e lucine natalizie gialle, svapando una cosa porca che ho comprato su vaporoso.it approfittando degli sconti di Halloween e che sa di frittelle alla mela e cannella, rigorosamente 0% nicotina– mi sta facendo pensare quasi seriamente al NaNoWriMo. Ora… 1) conosco i miei limiti e sono già stupita di aver fatto quasi tutto l’Inktober, finire un “novel” in un mese è già di per sé sci-fi; inoltre 2) ho per la testa soltanto Rondò con la Morte, che comunque procede in maniera soddisfacente. Sto pensando ad un hashtag tutto mio, un #verymildnanowrimo o qualcosa di simile, tanto per dire (come al solito a me medesima, più che altro) che hey, sì, c’è un processo creativo in corso.
Ultimamente anche sull’agenda delle Mie Memorie sono particolarmente prolissa.

Ho passato un ottimo Samhain, piuttosto introspettivo. “Da sola” in un senso molto relativo del termine –moar giggles.
A parte il fatto che ho finalmente cominciato Celtic Spirit, che è sostanzialmente una raccolta di spunti meditativi giornalieri basati –ma serve specificarlo?– sulla spiritualità celtica, ho trovato stimoli alla riflessione praticamente in ogni podcast che ho ascoltato nell’ultimo mese ma in particolare me ne sono rimasti impressi due. Uno sta nel podcast numero 193 di psinel.com ed è veramente la scoperta dell’acqua calda: offrire qualcosa che sai/puoi fare meglio della maggior parte degli altri. Io non l’ho inquadrata tanto in termini di business e/o di visibilità sui social legata ad una qualche forma di guadagno, quanto piuttosto in relazione ad un’altra cosa che ho sentito sempre su psinel, ma nella puntata 195: a volte qualcosa nella tua vita ti dà talmente tanto che, quando hai finito di attingervi per te stesso, è ora di dare a tua volta.
Il denominatore comune, è evidente, è appunto il Dare. Una cosa che mi sono rimproverata, tanto per dire, durante le mie “introspezioni” di Samhain è stata l’aver lasciato gettato la spugna troppo presto con la questione del channeling. Un’altra cosa, naturalmente, è stata l’aver trascurato il/i blog, ma per questo sento una mezza scusante perché per me ottobre è stato un mese di “accumulo”, in un certo senso che non saprei come meglio definire. È stato un po’ come dire «vado in avanscoperta, poi ti chiamo».
Non per nulla adesso, che sono abbastanza soddisfatta di come stia andando tutta la faccenda, sono qui a scrivere.

Ciaottobre

Ridendo e scherzando è finito anche Settembre. Me ne sono a malapena accorta.
L’altro giorno è arrivato il catalogo autunnale de gli Introvabili e voglio tipo TUTTO. Ma mi sono fatta furba, raccolgo le idee e poi vado a vedere su Amazon se trovo qualcosa di simile –magari pure più bello– ad un prezzo migliore.

Poi mi piace quando un mese comincia di domenica, e meglio ancora se è una domenica di Sport in Piazza a cui non ho avuto voglia di partecipare perché fa freddino e piove, per cui posso restarmene a casa a godermi i Polli che si litigano i trespoli, le Yankee e le mie nuove pantofole. Autumn Night sa di “intimo tepore”, la adoro.
Abbiamo fatto un trattamento sistemico ai peperoncini per debellare definitivamente gli afidi, le foglie sugli alberi cominciano davvero a cambiare colore, Prismatic310 riparte stanotte con i suoi video di Halloween… È proprio autunno <3
Sbavo su feed di boschi nella nebbia ed erba bagnata, ma non ho veramente voglia di uscire, piuttosto ritiro giù dalla libreria The Castle of Otranto e faccio la muffa sul divano. Mi cucino le mele con la cannella. E una maratona con i film The Good Witch su Netflix non ce la mettiamo?

Il post perduto! 

Vivere con La Paturnia significa che ogni tanto capitano quelle giornate “meh”. È come un disegno ad acquerello su un foglio di carta marrone: per quanto bello sia il colore che ci metti avrà sempre un fondo di marrone.

Venerdì, ad esempio, mi ero rassegnata alla mia mehness. Era stata una giornata amehna, dopotutto: tempo variabile, avevo accompagnato mia nonna dal parrucchiere senza tanti incidenti e me n’ero venuta via rosicchiando quasi un’ora in meno di lavoro rispetto al solito, con Yuri eravamo riusciti a sistemare per l’ennesima volta la presentazione video per il Centro Servizi Sanitari ed eravamo andati a fare la spesa per il weekend. Tutto molto nella norma.

Poi lui è andato a scherma –prima lezione dopo la pausa estiva– e a me è venuta voglia di accendere le candele bianche sul davanzale della finestra del bagno. L’odore delle candele, l’odore della biancheria appena tirata fuori dalla lavatrice, i panni da stirare, la voce della Fred/Prismatic dal tablet… hanno cancellato tutto il mehrrone ed il foglio è tornato bianco. Ho scoperto di aver messo da parte dei bei ricordi grazie a tutta la fissa per l’Hygge, persino per quando stiro… tutto concorre non dico addirittura ad un futuro senza La Paturnia, ma almeno ad uno in cui ce ne sia poca.

Un’altra grossa soddisfazione è arrivata domenica pomeriggio, quando c’è stata una sorta di big reunion dei Limoni per attività “spirituali”. Non che tavolare non lo sia, ma è diverso e comunque avevamo ridotto drasticamente anche gli appuntamenti dedicati a quello. Domenica è stato più come inaugurare una nuova stagione, e lo abbiamo fatto con un rito di purificazione che è andato decisamente BENE, energeticamente parlando. Con mia somma gioia mi sono resa conto di non aver perso per strada nulla della mia sensibilità pur avendo ricominciato a fare quasi tutto per conto mio –al massimo con Yuri. Anzi, dalla facilità con cui “vedevo” cose e percepivo le energie in movimento oserei quasi dire di essere addirittura meglio di prima.

Ci voleva proprio, per svariate ragioni.
Mi sono iscritta al corso gratuito di Giada per il Soulful Business anche se non ho un’idea di “business” in mente per il presente o il prossimo futuro, e non sto partecipando sui social. Ma, volendo dargli un’accezione più strettamente etimologica del termine (busy-ness), ho pensato che avrebbe potuto essermi utile per chiarirmi ulteriormente le idee riguardo a come voglio impegnare il mio tempo; ed un pochino, in effetti, lo sta facendo. 
L’altro giorno, per esempio, avrei dovuto registrare almeno un paio di video per il mio canale, ma la sola idea mi creava fastidio. Quasi angoscia. Alla luce di quanto io sia stata in pace con me stessa domenica, ho pensato che i video, dopotutto, non sono la mia priorità –la condivisione, in generale, non lo è; è subordinata al fatto che ci sia attività (busy-ness).  Insomma, per raccontare Qualcosa, questo Qualcosa va prima fatto, no?
Ma poi dimmi tu se io devo farmi salire l’ansia perché, chessò, non sono in pari con le puntate di Psinel
Decisamente, ogni tanto perdo di vista i miei veri obiettivi.

Ti presento Jane

Domenica mattina (ma anche lunedì e soprattutto martedì, ad essere onesti… ma, insomma, diciamo che la vera catarsi l’ho avuta domenica) ci siamo svegliati sotto il diluvio, e andava molto bene così. Yuri è uscito subito dopo colazione per andare dai suoi ad imbottigliare la prima birra, e io sono rimasta a casa a decidere cosa fare della mia giornata casalinga tra una passata di aspirapolvere e l’altra.

Ad un certo punto mi sono ritrovata a farmi una domanda strana: cosa farebbe il mio personaggio adesso?
Non è poi così strana, come domanda, dopotutto e dopo-tanto gdr, ora che ci penso. Su Instagram, @the.wildrose.witch ha condiviso una di quelle tabelline “Qual è il tuo nome da…?” a tema Anne of Green Gables; il mio è ‘Jane of Glen St. Mary’ –che è un gran bel nome per quello che mi ispirano giornate del genere, molto “donna di lettere del primo Novecento in contesto rurale”. Ho pensato che Jane si sarebbe fatta un tè e si sarebbe messa a scrivere.

Avevo già di che mettere insieme il capitolo 22 per Rondò con la Morte (l’ho scritto martedì sera, a letto, mentre Yuri si guardava la tv) ma era più il genere di giornata con luce lattiginosa e rumore di pioggia che concilia scenari di colline coperte di boschi, nebbia gelida che scende dalle montagne e cottage con spessi muri di pietra e odore di vecchia stufa alimentata a torba. Jane si è fatta un tè –con tutti i crismi, l’acqua in temperatura ed il giusto tempo di infusione– ed è andata a ripescarsi dalla libreria La Saggezza della Luna, un libro che ormai è più un amuleto che una lettura vera e propria, prima di mettersi al lavoro.

Ah, mi diceva mia madre che dopo quello che è successo alla strada che da Pellegai sale al rustico, hanno istituito un comitato per decidere dei lavori di manutenzione. Ci sarà una riunione il 7 di ottobre, speriamo che un giorno sistemino davvero, speriamo che si possa finalmente smettere di aver paura di restare impantanati nel fango. Non possiamo tornare al primo Novecento, ma per il contesto rurale qualcosa invece si può fare.

La vera sfida di questa settimana, comunque, sarà imparare a fare una cosa alla volta. La spintarella definitiva verso la lotta al multitasking me l’ha data Giada, ma era comunque da tempo che mi dicevo che devo smetterla di fare centomila cose tutte insieme soltanto per paura che mi passino di mente.

Appurato che una buona routine non è il Male Supremo, ho cominciato a spezzettarla in modo da poterla affrontare con ordine. Ad esempio, faccio pulizie una stanza per volta; le bestie le sistemo tutte dopo che ho fatto i mestieri di casa. Soprattutto, la smetterò di snobbare il tempo che dedico al journaling dedicandomi contemporaneamente a qualsivoglia streaming, che ad un certo punto non capisco più se è il podcast che mi fa da sottofondo mentre scrivo o viceversa.

Hanno previsto brutto tempo per il resto della settimana, direi che ho maniera di fare tutto comodamente.

Viva le righe!

Ho ordinato la nuova Paperblanks, con le righe. Yay!
Devo fare una dolorosa confessione… non ho realmente finito quella vecchia, mi avanzerebbe ancora qualche pagina bianca. TROPPO bianca. Devo autoflagellarmi continuando a scrivere su una superficie che mi mette un nervoso assurdo? Ovviamente no.

Ciliegina sulla torta, anche l’ultimo podcast di Psinel parla dell’utilità di tenere un diario. Tra l’altro io, che mi ero ripromessa di smettere di scrivere al mattino insieme al caffè, evidentemente sbagliavo su più fronti: sia per quanto riguarda lo sfogare il malumore su carta (cosa che avevo pensato di evitare ed invece è buona e giusta), che per l’orario (le prime ore della giornata sono decisive in un sacco di tecniche per migliorare le proprie abitudini che sto incontrando in blog e newsletter che seguo a proposito di crescita personale).

È la tanto decantata Morning Routine, per inciso.
Pensa che io, da tendenzialmente-indefessa abitudinaria, ero convinta –in fondo in fondo, e chissà poi perché– che la routine fosse il Male. Non so, forse mi sapeva di persone noiose. La realtà è che, come in molte altre cose, c’è il modo di viverla sano e quello malsano.

Sono partita da lontano per arrivare ad una rivelazione che mi ha colto martedì sera mentre mi leggevo le carte; l’energia della Luna Piena in Pesci era propizia alla guarigione e al distaccamento, ed ho trovato una stesura (spread?) interessante sul feed Instagram di Ethony che si chiamava “Break the Cycle”. Ho voluto provarla con il Ceccoli Oracle, che da più parti ormai ho sentito dire sia veramente micidiale nelle letture introspettive.
Ecco, dovremmo chiacchierare più spesso di carte e divinazione.

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Ad ogni modo, impantanandomi miseramente nell’interpretazione della sesta ed ultima carta, ho cominciato a pensare che –soprattutto quando si tratta di me— mi do troppi giudizi “a priori”. Che, guarda il caso, era una di quelle cose che rimproveravo sempre ad Isabella quando eravamo ragazzine. Così, spesso mi dico “non fare questo, non fare così” senza pensare che talvolta non conta tanto l’azione in sé, quanto quello che c’è dietro.

Mettiamo che qualcuno al bar se ne stia in silenzio ad ascoltare la conversazione di quelli seduti al tavolo accanto. È una di quelle cose che siamo abituati a pensare che non vada fatta, che non sia buona educazione; da un lato non è bello che qualcuno s’impicci degli affari tuoi (magari poi giudica pure…), dall’altro è pure vero che le chiacchiere da bar non siano quasi mai degli affari di Stato. Comunque, mettiamo che tu abbia questa mania, magari perché al bar ci vai sempre da sola e senza tappi nelle orecchie e volente o nolente le voci ti arrivano.
Ti senti un po’ in colpa, perché sai che non è carino quello che fai, anche se probabilmente il più delle volte i discorsi non ti interessano affatto e finisce che appena esci dal bar ti dimentichi bellamente tutto quello che hai sentito e anche le facce di chi stava parlando (se mai ci avessi anche fatto caso).

Una sera, le carte ti dicono: è ora di perdere una cattiva abitudine.
E tu pensi: giusto, è ora di smettere di origliare i discorsi della gente al bar.
E le carte ti rispondono: guarda, a nessuno frega niente che tu, così, di per sé, origli i discorsi delle persone al bar. Sarebbe spiacevole se questa cosa avesse delle ripercussioni negative, se tu fossi indiscreta, se ti sentissi ingiustamente sminuita o lusingata da quello che senti, se lo facessi per controllare che non stiano parlando di te, o se ti spingesse ad un comportamento veramente “involutivo”. La brutta abitudine che devi perdere è il comportamento viziato che hai associato a questa cosa, perché è quello il punto. Magari smetti di origliare al bar e ti metti a stalkerare la gente su Facebook… e allora che senso ha? No, cara, devi scavare a fondo, estirpare il problema alla radice. È cosi che si risolve davvero tutta la faccenda.

Scritto in questa maniera sembra un po’ la scoperta dell’acqua calda, eh?
Per me non lo era… per lo meno, non nella questione “viziata” che stavo analizzando. È un meccanismo che mi riesce molto bene in termini di cose come “Sto ingrassando: Smetto di Mangiare vs. Mangio Meglio” ma un po’ meno bene quando mi avventuro in ambiti più particolari. Comunque rimane più o meno la stessa cosa, a volte uno deve semplicemente riuscire a capire perché si strafoga di porcherie piuttosto che smettere di punto in bianco because reasons.

Oddei, le nuove Yankee Candles che ho preso questo mese (Autumn Night & Fluffy Towels, che sa di bucato <3) sono una cosa libidinosa.
Per il principio di Chi ben comincia… sarà un buon settembre 😉

Vetrina in allestimento.

Scaricato il nuovo wallpaper motivazional-antipaturnie –per tablet e cellulare– dal blog di Mr. Wonderful Italia, sono pronta per cominciare settembre. La nuova agenda è stata energizzata all’insegna del “non lasciamoci sfuggire nulla”, calendari e note sono stati ottimizzati, se a breve arrivasse anche la mia busta paga di agosto sarebbe veramente una partenza in grande stile.

Sei già stato/a sul nuovo sito di Chiara a scaricarti il suo planner annuale 2017-18? Tra l’altro ho da poco ricevuto la sua prima newsletter e sto facendo enorme tesoro del suo messaggio!

Ci siamo svegliati la mattina di venerdì 1 con un bel temporale, ed ha continuato a diluviare ad intermittenza per tutto il giorno. È ora di ritirare fuori tutte le tarts al sapor di pasticcini e caramello porcello –e anche di comprarne di nuove, perché no? <risata satanica>. Ho intrecciato qualcosa come cinque metri di cavi elettrici per la prolunga miracolosa che mi sono fatta installare da Yuri vicino all’angolo del divano, e finalmente mi sono portata la lampada di sale sul davanzale per i momenti contemplativi. Mia madre continua a compatirmi, di tanto in tanto, per via delle dimensioni di questa casa… ma del resto io non capisco come possa stare lei con una televisione minuscola che prende dieci canali in croce e un computer che ci mette cinque minuti a scaricarle la posta elettronica (di cui un buon 70% è spam). L’altro giorno ero in vasca da bagno che mi guardavo i miei k-drama in streaming, con le maschere in posa su faccia e capelli, e mi sentivo tutto fuorché poveretta. C’è gente che abita in case ben piu grandi e se le gode neanche la metà.

Certo, sarebbe molto più pittoresco poter raccontare qualsiasi cosa seduta ad un vecchio tavolino di ferro battuto sotto un gazebo in mezzo alla campagna inglese, in un agriturismo sulle colline del Chianti o in un cottage in mezzo al bosco, ma probabilmente sarebbe anche molto più facile, quasi banale. È giusto che tutto parta da qui, da un tavolo IKEA espanso solo da un lato per tenerci le piante di peperoncino (e il kombucha in fermentazione, e il kefir d’acqua, e un cestino di vimini con tutte le mie carabattole che i pappagalli hanno contribuito a rendere particolarmente shabby-chic). È più autentico.

Penso di non aver ancora imparato a vendermi bene.
Ieri ho letto l’ennesima supercazzola pseudospirituale a proposito di natura, rapporto con gli animali ed esperienze mistiche; credevo che la gente ormai si appassionasse a cose più clamorose, al livello di un Viridis Genii Symposium o giù di lì, ma non è vero. Ma non siete stufi di pendere dalle labbra di persone che pur di ottenere la vostra attenzione (e poi magari, possibilmente, vendervi qualcosa) sono disposte a dichiarare tutto e il contrario di tutto?

Come si fa a non cogliere l’ironia che sta dietro a chi non campa vendendo amuleti e talismani porta-soldi?

Frivolezze a parte, la newsletter di Chiara (di cui sopra) mi ha fatto riflettere.
Qualche post addietro si parlava di gabbiani che ridono e di raccontarsi storie, no? Al che mi sono detta: ma quanto sarà effettivamente vero che la gente cerchi l’autenticità delle cose?
Perché, diciamocelo, ci piace sognare, a noi instagrammer soprattutto. Ci piace immaginare le persone che seguiamo come dei personaggi di fantasia con le loro vite perfette; ci piace annusare storie, dietro a certe fotografie, che magari (anzi, azzardiamoci un “nella maggioranza dei casi”) ci inventiamo noi da soli. Lo sappiamo che la vita vera non è quella –una volta lo dicevamo dei film, adesso lo diciamo di qualsiasi cosa passi su uno schermo.
Quando scopro qualcosa di autentico –che poi tante volte è solo un bel modo di dire che ha anche qualche difetto– in linea di massima comincia a piacermi un po’ meno. Succede solo a me?
Esempio banale: Casanova, grandissimo seduttore. Vai a cercarti su Google qualche ritratto (magari quelli attribuiti a Longhi, che nella sua autobiografia dovrebbe essere quello a cui ha commissionato i dipinti da regalare a certe sue amanti e che lui stesso definisce “somiglianti”, per cui, confidando nella vanità del signor Giacomo, ti fidi abbastanza), e santiddio ha una faccia da sberle, a voler esser gentili. Poi ci sommi il fatto che per sua stessa ammissione mangiava a quattro palmenti e la sua unica ginnastica era quella da camera + le discutibili condizioni igieniche dell’epoca + tutte le volte che ha contratto gonorrea/sifilide/quel-che-è di cui portava fieramente le cicatrici (parole sue!) + la cadenza veneziana che di solito non rientra mai nella top list degli accenti più sexy del Bel Paese… dimmi tu se non preferivi restare nell’ignoranza e continuare a sognare.
Beninteso, una parte di me mi fa notare che razza di potere abbia un intelletto straordinario come il suo, ed è una lezione IMPORTANTE. Ma, per il resto, davvero alla gente importa cosa c’è dietro certe facciate?

Alla fine mi sono risposta che dipende
Se vuoi seguire una persona perché ti piace la sua vetrina e ti ispira, magari non hai veramente voglia di scoprire cosa c’è dietro. Forse addirittura non lo noti a priori –come nel caso che si diceva prima, quando il pubblico non sente puzza di marcio di fronte a chi promette magimagie miracolose continuando a sguazzare negli stenti.
Ma quando hai bisogno di aiuto, allora vai a cercare l’autenticità. Vai a cercare chi c’è passato e ne è anche uscito, qualcuno che ti possa capire. Quando la Vita Vera ti prende a calci nelle gengive, hai voglia di sfogarti con qualcuno che sappia di cosa stai parlando… una persona reale, non un personaggio costruito per piacere.

Insomma, è un po’ una questione di quanto in profondità uno voglia andare. La vetrina è un approccio più divertente e sicuramente anche più remunerativo, sotto un certo punto di vista. L’Autenticità è per veri intenditori (e solutori più che abili).
Ci sarà una via di mezzo?

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