"Thro' evening shades I haste away / to close the labours of my day."

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Confluenze

Ho fatto l’abbonamento al programma Kindle Unlimited di Amazon. Ero partita con l’idea di comprare “Verso le Luci del Nord” che era potentemente scontato in occasione del compleanno di Alessia, e ho finito con l’iscrivermi ed andare in completa smania da devo-leggere-il-mondo-intero. Ho messo mano al Kindle ed ho trovato Spirit Horses, mi ha ispirato (non avete idea di quanti quarter Yuri abbia già scartato andando alla ricerca di un nuovo cavallo…) ed ho cominciato quello. Il classico Libro da Tempi Morti.

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Gli ingredienti per farne un film ci sono tutti… forse ce ne sono anche troppi. Lui, Shane Carson, è un horseman di grande talento e grandissimo successo; lei è una giumenta mustang di una linea di sangue sacra agli indiani Shoshone, catturata di frodo dalla loro riserva e salvata dal macello per mano di un’anima pia. Lui ha promesso di restituirla alla sua terra e alla sua mandria, la riserva è minacciata dall’Uomo Bianco Ricco e Cattivo che ha fiutato il petrolio, il vecchio capo indiano sogna di uno spirito leggendario metà uomo e metà cavallo che salverà la sua gente e ha una nipote bellissima con i tratti nativi e gli occhi blu. Dai, la sceneggiatura si scrive da sola!

Nonostante la trama si svolga in maniera così scontata che Yuri poteva togliermi le parole di bocca mentre gliela raccontavo, in due giorni ne ho letto più di metà ed il fatto che sia sabato mattina e io stia qui a pensarci su mentre faccio mestieri, qualcosa vorrà pur dire. Indubbiamente sono intrisa di sensi di colpa e mal de stare per non aver più montato dalla morte di Isabeau. Ho ricominciato a chiedere a Yuri quando ha intenzione di telefonare al veterinario per farsi consigliare, ma la risposta è sempre “presto”, che nel caso di Yuri significa semplicemente “quando mi cadrà il cavallo giusto dal cielo”. Un po’ come quando si parla di cambiare casa e di metter su famiglia.
Altro non riesco a definire. Magari è solo la classica voglia di rifugiarsi nei racconti… ma non è simpatico che io stia lavorando con il Cavallo ed il primo libro sul menù del Kindle fosse proprio questo?

Isabeau mi manca un sacco, anche se continuo a sentirla spesso. Un giorno ho realizzato che la canzone Shake It Out, dei Florence And The Machine (che, ironia della sorte, è nella mia playlist UPLIFTING su Spotify) ha una strofa che dice “Tonight I’m gonna bury that horse in the ground” e =bang!= per un pezzo non sono più riuscita ad ascoltarla, pure se il cavallo in questione era puramente metaforico.
Anche questo mi ha fatto riflettere sull’impermanenza… però mi ha fatto capire che alla fine una delle cose che più temevo è effettivamente accaduta e io sono ancora qui, nel pieno delle mie facoltà fisiche e mentali, a raccontarla. Sono mesi che non mi sveglio più nel cuore della notte in preda all’ansia del “oddio cosa faccio se…”. Credo che il bello sia proprio questo: sono sopravvissuta a tante cose che in principio mi gettavano nel panico (andare a studiare lontano, perdere un lavoro, perdere delle bestiole…) e quindi adesso, quando rischio di sprofondare nella Fossa delle Angosce, ho sviluppato una vocina che mi dice vabbe’, dai, in qualche maniera ce l’hai sempre fatta.

Anche Spirit Horses fondamentalmente è la storia di un uomo che supera una tragedia immane e scopre che ci sono tante cose per cui vale la pena vivere, lo scopre in una riserva indiana dalla natura incontaminata e dal paesaggio mozzafiato. Stesso tema che ricorre nel mito di Atalanta in Artemide, lo spirito indomito dentro la donna: dopo la morte di Meleagro, Atalanta si rifugia nelle foreste, in pratica perché quando esci di casa e ti accorgi di quanto sia grande il Mondo là fuori, i tuoi drammi rimpiccioliscono.
Sia Shane sia Atalanta possono contare su quello che sono e, soprattutto, quello che sanno (fare); è questo che li aiuta a superare la crisi e a rifarsi una vita, è una delle cose permanenti di cui si diceva la scorsa settimana.

Quando ci sono tutte queste confluenze, io comincio a cercare il messaggio nascosto.
Stasera tavoliamo, vediamo se e di quanto dovrò aggiustare il tiro.

Fittone

Oggi era la perfetta domenica slowliving ed ho finito il Piccolo Libro dell’Hygge nel tentativo di evocarne quanto più possibile per casa nostra. L’ho rimesso in libreria, ma a portata di mano, perché quel libro è un po’ come una borsa dell’acqua calda sui piedi, ti mette in pace con il mondo, guardi foto e disegni e già così è tutto un po’ più hyggelig.
Magari lo compro in italiano e lo regalo a mia suocera.

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Sto ancora pensando alla stalla, naturalmente. Secondo il “Warrior Goddess Training”, dovremmo piantare radici profonde e ancorarci a qualcosa di permanente (a me verrebbe da dire piuttosto “il meno impermanente possibile”) per essere come quei cipressi che sono rimasti in piedi anche dopo che l’uragano Katrina aveva spazzato via tutto il resto. Mi pare giusto. Anch’io ritengo che bisognerebbe abbandonare l’utopia di riuscire ad avere il totale controllo della propria vita e ripiegare sulla tattica Ercolino Sempre In Piedi, sviluppare resilienza, essere insomma consapevoli del fatto che qualsiasi cosa succeda se ne può a venire a capo.
Ora, Ercolino Sempre In Piedi era strategicamente zavorrato, la Warrior Goddess ha questa sua “tap root” ben infissa in qualcosa di permanente che le impedisce di volar via nella tempesta, ma direi che il principio sia lo stesso.

E se la Stalla fosse la radice di chi viaggia?
Che fosse una sorta di Porto Sicuro A Cui Tornare era abbastanza chiaro, però di solito uno pensa alla propria casa, alla propria famiglia, al proprio partner… e se invece dovesse essere qualcosa di più permanente?

Le uniche cose veramente permanenti a cui io riesca a pensare in questo momento sono Me Medesima e le leggi della fisica. Certo, io posso cambiare mentre le Leggi della Fisica no – o almeno non tanto – ma entrambe rimaniamo, in qualche modo; e siccome mi fa brutto pensare di aggrapparmi alle leggi della fisica, direi che non mi resta che un’unica opzione…
Sarà l’intuizione giusta? Posso essere io la mia isola felice, il mio porto sicuro, la mia stalla?
Il dover decidere “chi ci sta” può ricollegarsi in qualche maniera alla direttiva del tenersi puliti?

Un buon Imbolc e il Punto della Situazione

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Felice Imbolc!
Aspettavo un nuovo sabbat e un nuovo mese per dare una scrollata alla mia routine, dopo questo gennaio che verso la fine aveva perso gran parte della sua iniziale verve. Tra l’altro, dopo circa due mesi pressoché ininterrotti di bel tempo e un allarme siccità alle porte, febbraio ci ha riportato un po’ di pioggia, di luce scarsa e lattiginosa, di uggia sonnolenta.
Tanto la mia massima aspirazione è ancora quella di stare sul divano a leggere.

Ecco, facciamo anche brevemente il punto della mia situazione libri: ho finito To Fly By Night (di cui parlo QUI) e Il Sentiero della Dea, ed ho cominciato  Artemide, lo Spirito Indomito dentro la Donna, nonché FINALMENTE il Warrior Goddess Training, che sto prendendo con calma e metodo, un capitolo ogni fine settimana. Altrettanto comodamente sto leggendo The Little Book of Hygge di Meik Wiking, con cui mi coccolo in particolar modo la sera sognando un paralume per la lampadina del soggiorno che mi fa tanta miseria. Last but not least, ho qui pronto Spirit Allies per l’Hedgerow Bookclub e, se ancora mi avanza tempo, c’è sempre il numero nuovo di Witch Way Magazine.

Per quanto riguarda il lato social, oltre a continuare su YouTube con i video del martedì e del venerdì, ho scelto la mia photochallenge per questo mese, è di @avalonsapothecary ed è questa:

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Infine ci sono le direttive spiritose, come quasi tutti i mesi. Stavolta non so bene dove (e come!) sbattere la testa… si è parlato di stalla, nel senso che il mio è un viaggio a/di/con cavallo ed evidentemente sono uno di quegli strani casi di viaggiatore che ha più problemi a tornare che a partire. Non lo so. Sto rileggendo il “verbale” dell’ultima tavolata anche adesso, mentre scrivo questo post, e dice

Una parolina magica, senza la quale il viaggio perde di significato. Il Ritorno. Crea la stalla. Decidi chi ci sta.

Non che fosse proprio quello a cui pensavo quando ho comprato il libro sull’hygge, ma magari fa brodo.
Battute a parte, quello che ho letto sul To Fly by Night è stato effettivamente un minimo d’aiuto perché mi ha fatto pensare nell’ottica della dicotomia dentro/fuori dalla Siepe… ci sarà un dentro/fuori dalla Stalla?

Volare in compagnia (riflessioni della terza settimana)

L’ultimo saggio di questa settimana di Hedgerow Bookclub si chiamava Coven Hedgecraft e, com’è facilmente intuibile dal titolo, parlava della pratica di gruppo nell’ambito dell’hedgewitchcraft.

La Strega della Siepe è tendenzialmente una solitaria, una che pratica per conto suo, ed è abbastanza logico che sia così dal momento che tutta la tradizione si rifà a figure che vivevano sul limitare di realtà diverse, anche nel senso del margine della società.
Tuttavia viaggia, e anche nell’immaginario collettivo la meta primaria del volo della Strega è pur sempre il Sabba. Insomma, nell’hedgewitchcraft c’è spazio anche per la pratica di gruppo ed è perfettamente legittimata… questo mi ha dato il giusto spunto per fare delle riflessioni.
Oh, beh, in realtà di spunti ne sono piovuti da tutte le parti. Il prompt di ieri per il #SacredAwakening2017, la photochallenge a cui ho deciso di partecipare per gennaio, diceva

“What would I like my core beliefs to be?”

Magari tra un paio di settimane avrò già cambiato idea, ma in questo momento – soprattutto dopo aver trascorso gran parte della giornata di ieri con i Limoni ed aver tirato le somme per l’ennesima volta di quanti anni sono che ci frequentiamo e quanti alti e bassi abbiamo avuto, come singole persone e come collettivo – sono giunta alla conclusione che quello che vorrei coltivare quest’anno sia la mentalità del gruppo e, nella fattispecie, della sorellanza. Non lo so, esattamente, il perché. La cosa buffa è che in realtà io rifuggo l’idea di un gruppo di sole donne perché sono un’accanita sostenitrice dell’Equilibrio, perché non sopporto quel femminismo aggressivo che è semplicemente un altro maschilismo, e forse anche perché sono rimasta traumatizzata da cinque anni di liceo linguistico in cui la percentuale media di portatori di cromosoma Y (non tutti si sarebbero potuti definire e/o avrebbero voluto essere definiti maschi) si aggirava intorno al 5%.
Alla fine ho placato il mio conflitto interiore risolvendomi a far semplicemente funzionare la cosa a modo mio… come con i Limoni, come con le Brut Persons, come con tutte le altre amiche che ho e con cui vado d’accordo senza scadere nel fanatismo e nel nazi-femminismo.

C’è una perla di saggezza che ogni tanto tiriamo in ballo durante le nostre conversazioni sui Massimi Sistemi, ed è quando sei solo, hai sempre ragione. Nel senso che nessuno ti contraddice, puoi fare quello che ti pare, sei il più bravo e il più bello di tutti, ma soprattutto non devi dimostrare niente… e sono giunta alla conclusione che questo sia un aspetto della pratica di gruppo che poche persone prendono davvero in considerazione. Non è tanto il dover dimostrare qualcosa agli altri, perché dovrebbe trattarsi di un gruppo di condivisione di un cammino spirituale e non di un concorso, e tanto comunque non c’è nessun premio per chi arriva primo (primo in cosa, tra l’altro?), quanto il ritrovarsi a dimostrare – o NON dimostrare – qualcosa a sé stessi. Ad un bel momento arrivi al punto in cui credevi di avere una determinata percezione di te, poi scopri che non è così, e tanto è bello quando credevi di valere 6 e invece vali 9, quanto è brutto quando credevi di valere 9 e invece arrivi sì e no al 6 e 1/2.

Quando ho pensato alla mia idiosincrasia per le sorellanze, ho dovuto ammettere con me stessa che tra le cause scatenanti può esserci un problema con un aspetto della femminilità che ho paura di affrontare, o che non so gestire, o su cui ho paura di confrontarmi. Può anche darsi invece che io sia semplicemente condizionata dall’idiozia imperante che emana dai vari “forum al femminile”, e in quel caso l’unica soluzione possibile sarebbe quella di collezionare altrettante esperienze positive in modo da pareggiare i conti… ma finché non lo so di per certo, devo provare. Tra l’altro quando mi guardo intorno vedo cose che potrebbero piacermi, vedo delle buone potenzialità, e questo è incoraggiante.

Io diffido di chi rifugge il confronto con sé stesso e, per proiezione, mi rendo conto che diffido da chi rifugge la pratica di gruppo. Non parlo di chi non può, com’è ovvio, ma di chi non vuole. Lo so che ci sono un sacco di buoni motivi, anche semplicemente logistici, per cui uno si ritrovi a fare una scelta del genere, quindi ci vorrebbero le virgolette del caso… ma qui stiamo parlando delle scelte di comodo. Ti accorgi subito quando ti trovi di fronte un caso di “single per scelta” e “single per scelta degli altri“, anche perché di solito è quello che cerca di convincerti di averne passate tante ma le persone sono cacca e quindi non c’è scampo. Di solito non si interroga mai sull’eventualità che possa essere lui/lei il problema. Di solito peggio di lui/lei ci sono quelli che non hanno mai provato ma ti rispondono “allora faccio bene a restare single”.
Meglio, più partner per noi.

Buongiorno Gennaio!

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Felice anno calendariale nuovo!

Speriamo che, adesso, aprire gli occhi ogni mattina e posarli su Maul Cosplay nei panni di Geralt di Rivia sia di buon auspicio per un anno pieno di sorrisi ebeti.

Il nostro 2017 è cominciato in maniera alquanto bizzarra… tralasciando che a mezzanotte eravamo online su Warframe con Michele e Klonky a registrare un video di saluti nell’osservatorio del Dojo di clan, la mattina ci siamo svegliati e l’acquario di Tama era VUOTO. E non intendo “vuoto” nel senso di Tama che non c’era – lei era ancora al suo posto – mancava l’acqua, e “mancava” nel senso che non era proprio da nessuna parte. Insomma, io non so quantificare quanta acqua ci sia normalmente in quell’acquario perché non mi prendo la briga di fare i conti, ad ogni modo è una vasca di, ad occhio, 100x60x40 con mediamente 20-25 cm di acqua, quindi comunque siamo nell’ordine di DECINE di litri svaniti nel NULLA. Giuro. Avrebbe dovuto esserci un lago per terra, e invece c’era soltanto un velo di umidità dietro il mobile, che se n’è andato con una singola passata di mocio.
Potrebbe esserci una cantina allagata da qualche parte, ma pare di no. Anche dall’appartamento di fianco non abbiamo sentito nulla. L’ipotesi più scientificamente plausibile, alla luce del fatto che la perdita era nel tubo in uscita dal filtro che molto probabilmente è stato maninamesso dal Fufo, è che l’acqua sia uscita così lentamente che noi non ce ne siamo accorti e che abbia fatto in tempo ad asciugarsi da sola quasi completamente.
Oppure se la sono bevuta gli alieni, i Maya, i Templari e gli Illuminati.
Oppure Tama stavolta ha davvero esagerato con la sua seconda vita segreta.

Ad ogni modo, per quanto io abbia già fissato i miei propositi per il Nuovo Anno il primo di novembre, è impossibile non sentire questa corrente d’aria per le pagine che si voltano tutte insieme. Mi sento di buon umore e propositiva, per quanto sia domenica e persino Mr.Wonderful è impaginato in modo che il grande checkpoint di rinnovamento sia domani.
Sto aspettando due libri, tra l’altro, uno è The Witching Way of the Hollow Hill che era consigliato in uno dei saggi del To Fly By Night, e l’altro è Rise Sister Rise, A Guide to Unleashing the Wise, Wild Woman Within che recentemente ha spopolato nella mia piccola community di Instagram preferita. Leggere a spron battuto mi carica, mi ispira e mi motiva, anche se sto leggendo diverse cose contemporaneamente e non credevo di esserne in grado.
Purtroppo non ho controllato a che punto ero arrivata con la sfida di lettura di Goodreads per il 2016, so di non essere riuscita a completarla ma credo non di molto, così quest’anno mi sono fissata un obiettivo più realistico. Non vedo l’ora di cominciare.

La dieta va alla grande, la salute c’è, da giovedì sera abbiamo pure la fibra e ho caricato un video da quasi 2Gb in poco più di 20 minuti, ho rimpinguato la busta dei risparmi per le emergenze, mi hanno spedito la nuova carta di credito… gennaio non ti temo.
g#daje

Volare di Notte (riflessioni della prima settimana)

Fino all’ultimo sono stata indecisa se postare le mie riflessioni su questo blog o su Sentieri, e alla fine ho deciso di ritirarmi qui perché ho guardato il calendario, qui su wordpress, ed è un vero peccato notare come io abbia trascurato Tracks per tutto il mese di dicembre, nonostante siano stati 30 giorni (quasi!) ricchi di spunti e riflessioni.

La settimana di Yule è partito ufficialmente il progetto Hedgerow Bookclub e quindi adesso è ora di tirare le somme della prima settimana. Il libro, To Fly by Nightè una raccolta di brevi saggi di autori vari su varie tradizioni che possono rientrare nella definizione di “Hedgewitchcraft” o, come noto sempre più sovente, “Hedgewitchery”, e mi sta piacendo molto. Stamattina poi, smaltita la frenesia delle feste, sono entrata in pieno assetto-ferie e sentivo il mio neurone pascersi di quello che stavo leggendo.

La prima cosa che ho pensato è stata che quando ho scoperto l’Hedgewitchery me ne ero fatta un’idea completamente sbagliata.
Forse mi aveva fuorviato l’idea che la stessero praticando alcune persone con cui sento di avere ben poco in comune, e quindi non avevo mai pensato di approfondirne la definizione… in realtà potrebbe essere una “tradizione” (e le virgolette sono doverose) che mi si confà abbastanza, nel senso che è in linea con una grossa fetta della mia pratica. L’ultima volta che abbiamo tavolato – era il 18 ed eravamo a casa di Sara in Zoldo per pranzare tutti insieme – mi hanno detto che avrei dovuto insistere con il totem del Cavallo e non solo nel senso di attingere alla sua energia per portare avanti i miei progetti e continuare a lavorarci; dopo averci pensato su, credo di essere giunta alla conclusione che il Cavallo sia anche un mezzo di locomozione e quindi il mio messaggio potrebbe essere quello di viaggiare. Guarda il caso, piovono segnali in questo senso da tutte le parti, non ultimi i titoli che ho letto recentemente.
Ora, al di là di quello che posso essere chiamata a fare io, rimane il fascino di questa zona magica che è la Siepe/Hedge. Questa lettura è come una piscina di palline di plastica, voglio affondare a faccia in giù e navigarla con calma, che tanto non si affoga neanche se ci si ferma sul fondo a riflettere. In più, se vai a fondo abbastanza, nel buio puoi davvero fuggire al di là del velo, oltre la Siepe.
Juniper, nel primo saggio del libro, scrive:

To call oneself a hedgewitch is to call oneself a shaman.

Può essere un parere opinabile, ma il senso del discorso è che la Strega della Siepe è qualcuno che viaggia, e nella fattispecie che attraversa il confine tra lo spazio civilizzato, umano, ordinato e sicuro, per addentrarsi in un mondo molto più selvatico e governato da forze più primitive e sconosciute. Nel secondo intervento c’è la metafora, molto calzante, del giardino (yard): un luogo all’aperto che ci compete, che recintiamo e teniamo ben curato proprio per impedire le intrusioni dall’esterno… per questo, immagino, in principio ero scettica nel sentir parlare di Hedgewitchery da persone che non hanno mai guardato oltre il giardino.

(Che poi in fondo vale come regola d’oro un po’ in tante cose, sempre meglio documentarsi in giro e farsi un’idea propria).

Il problema è che quello che c’è al di là della Siepe sembra sempre molto fico – a me per prima, beninteso. Finché non mi è successo, una notte di viaggiare e vedere una grande ombra nera che sembrava un enorme cavallo, lungo e magrissimo, che attraversava il cielo sopra il pascolo dei cavalli e ho avuto il TERRORE che fosse un pessimo presagio di morte. Così come le ansie notturne, quelle dell’ora maledetta tra le 3 e le 4 del mattino… quella è la Caccia Selvatica, non una pittoresca processione volante in stile gotico-decadente.
Riflettevo su questa fissa che abbiamo di aspettarci sempre qualcosa di fantastico, epico, visivamente ed emotivamente appagante. Vorrei poter dire “se mi avessero spiegato meglio…” ma la verità è che è tutto spiegato molto bene, sono io che non avevo orecchie per intendere, perché “selvaggio” è sempre una visione tipo Sant’Eustachio con il cervo maestoso con le corna che brillano.
Riflettevo sulle medaglie, sui loro rovesci e sul fatto che ci vogliano delle spalle piuttosto larghe per portarli, il che mi rende diffidente nei confronti dei gracili di spirito.

Sempre stando al saggio di Juniper, una delle massime di vita della brava Strega è Know Thyself, “Conosci te stesso”, che poi è la prima delle famose Tredici Colonne condivise da un sacco di sentieri diversi.
Poi, a quanto pare, l’equivalente (o quasi) del/la Rede wiccan per l’Hedgewitchery è Do only what is needed, “Fa’ solo ciò che è (strettamente) necessario”, che è un discorso molto interessante da affrontare – e non mancherò di proporlo come spunto di riflessione alla prossima Limonata – però prima di sviscerarlo in ambito hedgy preferisco aspettare di vedere se compare anche da qualche altra parte, condiviso da qualche altro autore.

Mi puzzano i soldi, ma tanto ho il naso chiuso.

Ci siamo messi a dieta (leggi: Yuri ha una dieta fatta da una nutrizionista e io mi adeguo), lui soffre perché naturalmente gli vengono in mente tutte le ricette più porcelle di questo mondo, io me la godo perché mi sembra molto comodo che qualcuno mi dica cosa mangiare giorno per giorno. Comunque mangiamo bene, ci hanno tagliato olio e sale ma non abbiamo restrizioni sulle spezie quindi anche un piatto di zucchine al vapore può diventare saporito in almeno 2-3 varianti diverse.
Nonostante tutta questa cucina salutare, però, siamo pieni di raffreddore. Speriamo che il Tachiflu non rientri nel conto delle calorie.

Finalmente dicembre. Finalmente comincio con il Goddess Bookclub, finalmente Federica Frezza carica di nuovo un video al giorno e io me ne posso beare mentre faccio colazione, finalmente ho tirato fuori di nuovo l’alberello di Yule per il davanzale e il nostro addobbo pensile per l’ingresso – le soluzioni ferret-friendly.

(A proposito di ferret-friendly: quest’anno i proventi derivanti dalla vendita del calendario di beneficienza “Dame con il Furetto” andranno alle popolazioni colpite dal terremoto di Amatrice. Se vi avanzano un 10-15 euro da spendere, ci potete fare un pensierino, e magari innamorarvi di un furetto).

Essenza Yankee ha messo in offerta profumazioni come Christmas GarlandCandy Cane Lane, Spotify ha delle playlist meravigliose un po’ per tutti gli usi, ho scoperto l’Hygge che quest’inverno i Danesi stanno esportando all’estero, e ho capito che per tutto questo tempo io non stavo facendo altro che tentare di costruirmene uno tutto mio con questi mattoncini di piccole gioie quotidiane. Ho ordinato ancora capsule Nespresso alla Sacher e alla Linzertorte. E lo Shakissimo di Nescafè quando hai mal di gola non ce lo mettiamo?
Manca solo un po’ di neve, ma la temperatura è già quella giusta. Non riesco proprio ad odiarlo, il periodo di Natale, ci sono i profumi, i colori e i sapori che mi piacciono di più. Certo adesso è anche il periodo dello sfruttamento schiavista di commesse/i e magazziniere/i, e da ex-commessa lo capisco, ma capisco anche che è il sistema che fa schifo, il fatto che ci sia più lavoro dovrebbe essere un’occasione per dare occupazione a chi non ne ha, non caricare di più chi è già sistemato.
Vabbe’ niente di nuovo sotto il sole, lo so, era giusto per essere solidale. Proprio perché ci sono passata so che i classici “tu almeno un lavoro ce l’hai” o “poi quando arriva la busta paga ti consoli” funzionano solo fino ad un certo punto.
Forza e coraggio.

In compenso hanno tolto il bendaggio a mia nonna e adesso ci aspettano due mesi di riabilitazione. Ce la faranno i nostri eroi?

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