"Thro' evening shades I haste away / to close the labours of my day."

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FerieScope!

Questa settimana ho fatto l’oleolito di iperico.
Mi ero quasi rassegnata all’idea di non riuscirci perché il mio raccolto di mezz’estate era stato ben misero – per quanto riguarda l’iperico, intendo – e invece un giorno mia madre torna da una passeggiata e me ne porta una sporta piena. Olè.
Casa mia non è proprio il luogo ideale in cui conservare qualcosa che deve prendere il sole, ma tutto sommato vedo che in questa stagione il davanzale del bagno ne prende a sufficienza e, d’altro canto, non è che, in generale, il sole splenda tutto il tempo. Anzi. Questa settimana ci sono stati un paio di notevoli nubifragi di cui il peggiore, mercoledì, ha addirittura abbattuto alberi qui e lì facendo migliaia di euro di danni.
Tornando all’iperico, comunque, mi ci stavo facendo una cultura e m’incuriosisce il fatto che la preparazione tradizionale vada di fatto contro alcuni dei precetti cardine della spagiria (di cui, per inciso, ribadisco di sapere poco e niente) come l’utilizzo delle parti di pianta fresche e l’esposizione diretta ai raggi solari. Una ragione in più per toccare con mano.

Non ho pubblicato ieri perché ero invischiata in una delle tradizionali parche grigliate “Rinaldi vs. Food”, ma sono sopravvissuta senza incidenti (al contrario di Yuri che oggi è succube della propria emicrania) e, soprattutto, sono in ferie. Ho maturato soltanto una settimana, quindi devo sforzarmi di non farmela proprio scivolare via dalle mani in pennichelle pomeridiane o maratone mmorpg – anche se uno dei miei obiettivi di oggi era portare la mia Druida Nightelf finalmente al liv. 100 in vista della nuova espansione di WoW che dovrebbe uscire a fine agosto. E stamattina ce l’ho fatta, comunque.
Un altro obiettivo è pubblicare questo post, e ci stiamo lavorando. Purtroppo non so come inserire un videolino esilarante che ho registrato con Boomerang ieri mattina quando Yuri ha messo la carne sulla griglia, peccato perché meritava, in pochi secondi racchiudeva proprio l’essenza dell’homo barbequens. Ad ogni modo, lo trovate su Instagram (e su Facebook di conseguenza).

Ho cominciato anch’io a trasmettere su Periscope, così, a tempo perso. Il mio username è lo stesso di Twitter – @hedydd_the_bard. Da quando ho comprato una powerbank con le contropalle approfittando degli scontONI di Amazon, mi sento spavalda… e paradossalmente non ne ho ancora avuto bisogno per allungare l’autonomia di Pokémon Go. Yuri mi supporta, raccontiamo cose. Condividiamo animali. Avrei voglia di commentare alcuni passi del libro di Brosse sulla mitologia degli alberi perché mi sta proprio piacendo. Ah, ovviamente anche Periscope diventa terreno fertile per le mie smanie da Fottuta Campagna; mi piacerebbe che, una volta tanto, passasse il messaggio che non mi faccio vedere “per insegnare qualcosa” ma per “imparare insieme”, o qualcosa del genere. Così nascono gli aneddoti divertenti, tra l’altro.

Barattoli e Pokéball

L’altro giorno ero a spasso per il centro con mia madre e ci siamo fermate a scambiare due convenevoli con una sua vecchia conoscente. Ad un certo bel momento, questa mi guarda con sorriso materno e mi domanda “E tu cara? Come vanno gli studi?”. Cara signora. Cara, CARA signora.
Molto meglio del terribile sei sposata? Hai figli?

Mercoledì è uscito Pokémon Go e tutta la mia generazione è tornata ragazzina, chi con la scusa di portar fuori il cane, chi con la scusa di un giro con la bimba in carrozzina (un saluto ai Vicoletti! 😆). Che io sappia, dei vecchi fans della serie sono stati risparmiati solo quelli il cui cellulare non è supportato. Giovedì mattina la mia pagina Facebook era già un tripudio di screenshots dalle località più svariate; io mi godo un sacco, Yuri ha fatto un pochino più fatica (perché quasi contemporaneamente è uscita anche la nuova espansione di Warframe) ma, quando ha ingranato anche lui, s’è impuntato sulla conquista della palestra della chiesa di Cavarzano, e sghignazziamo come faine ladre soprattutto nel momento in cui incroci qualcun altro palesemente in caccia con il telefono in mano. Non riesco a capire se mi diverta più il gioco in sé o semplicemente il fatto che ci siamo rimasti tutti sotto così – perché è questo il peggio, in compagnia ci si fomenta.
La mia settimana praticamente è andata via così. Venerdì pomeriggio seduti davanti al Pokéstop della parrocchia Don Bosco insieme ai ragazzini del Grest, sabato in giro per il centro ad assediare le palestre delle altre squadre, la sera a spasso con il cane battendo zone inesplorate in cerca di nuovi Pokémon e per macinare i km che servono a schiudere le uova. Tutta salute, quella.
Mi sono anche definitivamente decisa ad ordinare da Amazon una powerbank perché tutto questo prosciuga la batteria in maniera veramente esagerata.

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E non è stato nemmeno l’unico regalino che mi sono fatta, ho spuntato altri quattro titoli dalla mia wishlist – il GaldrabókIcelandic Magic, Magic of the Iron PentacleWalking with the Sin Eater. Diciamo che in questi ultimi giorni facevo un po’ di fatica ad ingranare e quindi mi sono dedicata ad una serie di cose che mi ha tirato su di morale, non ultima la fuga al rustico con la mamma per un detox urto. A volte la Paturnia scorre potente in me e l’inettitudine del mondo mi infastidisce a livelli eccessivi, sono quei momenti in cui ti fa rabbia anche solo che questa gente respiri il tuo stesso ossigeno – figuriamoci quando ti rendi conto che il loro voto conta come quello di tutti gli altri, l’unica consolazione è che raramente si recano alle urne.Ma pazienza, per fortuna queste parentesi di sconforto si aprono e si chiudono. Personalmente me le figuro un po’ come una pozza di fango schifoso in cui queste persone sguazzano abitualmente, poi ogni tanto ci finisco dentro anch’io e mi ci affanno perché loro sanno nuotarci molto meglio di me.

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Pazienza. Nel frattempo le mie erbe si sono seccate, è ora di rimpinguare i barattoli.
E poi Yuri da ieri è in ferie, e mi ha promesso che mi monta delle mensole.

La piGrezza

Se dico che sono andata in ferie non ci crede nessuno, quindi lo ammetto candidamente: mi sono impigrita e ho saltato due domeniche. Peccato, pure, perché due sabati fa eravamo all’Yggdrasil con Angela e Raymond a sentire gli Omnia, e il venerdì dopo ero tutta felice di poter festeggiare Litha un po’ in ritardo ma in maniera molto bucolica e UAILD insieme a Yuri. Sono state comunque due buone settimane, in linea di massima; adesso è finito anche giugno ed è ora di tornare a darsi da fare, Fottuta Campagna Part-time non aspetta più. Sarà un post un po’ scarno perché non ho preso gli appunti del caso, ma da lunedì ricomincio.

Stavolta per San Giovanni, oltre alle noci per il nocino, ho raccolto erbe varie ed eventuali, tra cui la ruta. Non me l’ero mai filata più di tanto, se non nella grappa, poi quest’anno ho visto che mia madre al rustico ne aveva ancora tanta e me ne sono portata via un mazzetto… folkloristicamente parlando, è portentosa contro negatività varie ed eventuali. Insomma, com’è e come non è, da quando ho appeso la ruta a seccare sopra la porta della cucina, secondo me in casa mia si sta meglio. Sarà un’impressione, sarà che stanno passando finalmente le allergie stagionali, sarà che è arrivato il nuovo prospetto delle spese condominiali e sono ancora abbastanza basse, ma io me la sento così. Sarà che è un weekend di buon umore dopo una settimana uggiosa con punte di sconforto (in cui peraltro mi aspettavo di portare finalmente mia nonna a rifare la sua benedetta patente e invece l’hanno rinviata di un altro mese per un ulteriore esame e ciò prolunga la mia carriera di autista), di cui mi sono consolata comprandomi ancora qualche libro, che arriverà martedì – mi sono anche fatta promettere da Yuri che appena va in ferie mi monta delle mensole. Sarà che ho finito di leggere Puoi Guarire la Tua Vita resistendo ad occasionali impulsi di gettarlo fuori dalla finestra, e ho deciso di affrontarlo a mente aperta e di seguirne qualche indicazione, che male non può fare.
Però adesso avanti il prossimo.

Dai.

È lunedì mattina, sto stirando. Cioè, sto scrivendo e stirando, non è chiaro quale delle due attività sia la primaria e quale invece riempia le pause. Stiro perché è lunedì (tredici!), Flow dice che mancano 5 giorni alle Amiche di Mestre e mia nonna ha commentato l’attentato di Orlando dicendo “ah per me possono ammazzarsi tutti”. Quindi, in sintesi, non è giornata. Meglio stirare e scrivere.
È che…dai. Dai. L’esperienza mi ha insegnato che non serve a nulla discutere con i vecchi, ti trascinano al loro livello e ti battono con la doxazosina. DAI (…arriverà prima o poi il Tristo Mietitore anglosassone e colpirà). Non so se rassegnarsi a pensare che loro siano semplicemente “figli del loro tempo” sia una buona giustificazione, ma arrivati a questo punto è esattamente quello che mi passa per la testa in certi momenti, che sia mia nonna o la nonna di qualcun’altro. Hanno un che di prevedibile quando esprimono la loro opinione su determinati argomenti.
Stiro, e quando ho finito il bucato di mia nonna, stiro anche quello di mia madre che è qui a portata di mano, visto che l’inclemenza meteorologica del momento l’ha costretta a stendere in casa. Così mi coltivo anche un po’ di emicrania, dev’essere (di nuovo) il tempo balengo.

Mi sento molto fluttuante ultimamente, per non dire proprio tutta per aria. Per la maggior parte del tempo sono ossessionata dal pensiero di scrivere la mia versione di Fottuta Campagna e allo stesso tempo non sto facendo NULLA che sia anche lontanamente creativo, men che meno in quel senso. Sull’agenda sto scrivendo all’incirca un giorno sì e un giorno no, ma perché proprio non ne sento lo stimolo.
Però non è che non stia combinando nulla nella vita, anzi. Domenica ero pure partita con l’idea di registrare un piccolo vlog senza pretese per far vedere che comunque non ci siamo fermati un momento, solo che poi riguardandolo non mi è piaciuto, mi ha dato l’idea di non avere né capo né coda e quindi adesso giace abbandonato in una cartella del pc – anche perché non ricordo più i dati di accesso del canale di House Giuri e non sono abbastanza motivata per mettermi a cercare di recuperarli.
Da quando siamo andati a vedere il film di Warcraft m’è tornata un po’ di fregola e ho scongelato l’account per ricominciare a giochicchiare con Massimo, ma sono ben lungi dal perderci le mie giornate.

Comunque, Instagram mi ricorda che la settimana scorsa…
…lunedì è arrivato un pacco da Essenza Yankee con una giara piccola “estiva” che stava in promozione e due nuove tarts della Candleberry che pensavo di mettere via per quando torna la stagione fredda, ma mi sa che se va avanti così può pure darsi che le inauguri dopodomani >_>

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…martedì, per esempio, ha grandinato in formato Extra (grandi agglomerati di cereali).

…mercoledì Baboon ha fatto la muta, la nostra prima muta di tarantola. Giovedì mattina Yuri se l’è portata a scuola per guardarla al microscopio e abbiamo scoperto che è una femmina. Stasera io ho preso spavento come una cretina perché c’era una giara vuota di una vecchia Yankee Candle che credevo fosse semplicemente piena di scottex, ho fatto per svuotarla e invece dentro c’era la muta, a prima vista l’ho scambiata per la vera Baboon e ci ho perso anni di vita. Sosscema.

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…sabato mi sono finalmente decisa a tornare dal parrucchiere per un altro step di “decolorazione”. Ancora colpi di sole, praticamente bianchi, fitti fitti. Mi dicono tutti che sto bene, poi vediamo adesso che succede quando mi lavo i capelli e addio piega.

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…domenica manutenzione animali. Puntino ancora non ha mangiato e Baboon, in compenso, è così cattiva che ha attaccato persino le pinze – questo parzialmente giustifica il mio noninfarto di stasera. Abbiamo sistemato anche i piedi alle cavalle quindi, sempre tempo permettendo, magari qualche altro giringiro prossimamente chissà che non si riesca a fare.

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E oggi niente, oggi stiro, che tanto stasera Yuri è uscito a giocare a Warhammer con Vito in modalità neopapà, noi siamo ancora abbastanza sani da snobbare gli Europei di calcio.

Cottuta Fampagna

Sto leggendo Fottuta Campagna di Arianna Porcelli Safonov, lo scrivevo anche nello scorso post.
Io non vivo in campagna, tutt’altro. Molta gente che mi conosce tramite Instagram ne è convinta per via delle foto e per via dei cavalli, ma la verità (per chi ancora non lo avesse scoperto) è che di fatto vivo in un appartamentino di 50 mq – scarsi – al pianterreno di un condominio di prima periferia. I cavalli li tengo in un terreno in affitto fuori città, che a Belluno significa comunque a 10/15 minuti di macchina da casa, a seconda del traffico. La cosa ridicola è che accanto al terreno dove teniamo i cavalli, c’è un terreno di proprietà di mia nonna, e se lo coltiva (praticamente) la persona a cui noi stiamo pagando l’affitto; ci sono delle valide ragioni per cui le cose stiano così, ma è lunga da spiegare.
Avevo dei parenti da parte di mio padre, il ramo emiliano della famiglia, che erano contadini, ma non li ho mai conosciuti e tutto quel che me ne rimane è il patrimonio genetico. Che magari conta comunque qualcosa, mi piace pensarlo… ad ogni modo, a vivere un po’ di campagna una volta qui ci riuscivano tutti, almeno quand’ero bambina/ragazzina io – che anche se adesso sto in mezzo agli anziani e mi sento sempre Supergiovane, ho ricordi di quell’era geologica in cui non solo non avevamo i cellulari, ma potevamo telefonarci al numero della linea fissa senza fare il prefisso per le urbane.
Tutti quanti avevano mediamente almeno uno zio o un nonno o un vicino di casa che faceva dietro alle galline e/o ai conigli. Nessuno scriveva sui disegni “la campagna è quel posto dove le galline vanno in giro crude” (cosa che trovo tenerissima, comunque).

Fottuta Campagna mi fa venire voglia di campagna, e non solo perché è il prevedibilissimo effetto di un libro del genere; semplicemente mi ricorda ogni giorno che posso andare anche io, all’occorrenza, a rifugiarmi in campagna – non sto parlando di terreni, affittati e non, sto parlando della cascina di mia madre.
Non credo di avere la DU, la Depressione Urbana descritta dalla Safonov, non coincidono i sintomi. Santiddei, se riesci a farti venire la DU a Belluno sei un caso grave.
Sto solo attraversando una parentesi di schifo e rifiuto, e non escludo nemmeno che che sia semplicemente perché ho ricominciato a guardare Facebook più di una volta al giorno. Schifo in grande, tipo gente che dà fuoco ad altra gente perché non sta bene (io non amo farne tanto una questione di violenza degli uomini sulle donne perché tanto c’è violenza anche tra uomo e uomo, donna e donna, adulti e bambini, adulti e vecchi, uomini e ambiente… la gente non sta bene, punto). Mi sento persino un po’ populista nello schifarmi, perché secondo me Gli Indignati sono sulla buona strada per diventare la nuova piaga dell’umanità, e allora mi dico che spettano anche a me, di diritto, i Giorni del Vaffanculo. Non perché penso che fuggire in campagna farà sparire tutti i mali del mondo, ma perché farò tesoro di quel che scrive la Hay – sì, sto leggendo pure quello – e quando sarò una persona migliore, genererò (in qualche modo >_>) persone migliori.

Vorrei scrivere un libro come Fottuta Campagna, solo che il mio si intitolerebbe Fottuta Campagna Part-Time, perché è quello che sono, una campagnola part-time a cui piacciono troppo l’acqua calda e la connessione stabile. Il problema è che non sarebbe molto divertente, perché il mio impatto con la Vita Agreste non è mai stato così violentemente tragicomico.

Però sicuramente qualche chicca la tiro fuori pure io.

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Aggiornamento tardivo

Stavolta ho aspettato martedì per postare… domenica sera non ero sufficientemente ispirata, è stata una giornata decisamente uggiosa, con un gran temporale, e che io ho bellamente sprecato giocando online a Warframe con gli altri Jabbabbabbi.
E poi gli Animal Spirit sono arrivati stamattina (mentre Yuri era a casa in malattia per colpa di una brutta sinusite, ed io ero di nuovo in ufficio alla Proprietà Edilizia a perorare le cause di mia nonna), giusto in tempo per cominciare una nuova photochallenge per giugno.
Inutile dire che li adoro. Li adoro e mi rendo conto che li sto trattando come se fossero nuovi animali domestici, che si devono lasciar tranquilli ad ambientarsi in una cuccia di selenite dopo un primo contatto esplorativo. Alla fine, la mia stampa è quella del Drago. Rawr. Sono stati anche un gradevole spunto per un’anche più gradevole conversazione sulle carte tra me e Yuri durante la pausa caffè post-prandiale.

(Ah, siamo tornati a svaligiare il TuttoCapsule, ho comprato un pacco di tè nero alla menta che è veramente sfizioso).

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C’è una bellissima frase stampata all’interno della scatola, ce ne siamo innamorati e adesso la voglio pirografare o in qualche maniera incidere da qualche parte e appenderla in ingresso, perché siamo una famiglia decisamente variegata e direi che questo motto ci rappresenta proprio tutti quanti😛

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A proposito di bestiole, questa settimana abbiamo sfamato “I Piccini”, le due new entries del RD di domenica scorsa. Dopo che Yuri ha letto online definizioni colorite quali “Screaming Banshee from Hell” – riferite in particolare alla Stromatopelma – siamo attrezzati per fronteggiare la progenie di Satana… in realtà la prima volta Puntino s’è spaventato e s’è nascosto, e Baboon non s’è filato/a né la pinza né la blatta. Già alla seconda hanno cominciato a correre di qua e di là e, insomma, ci vuole tanta buona creanza. E pinze lunghe. E che le blatte non si suicidino annegandosi nel beverino.

Il nuovo libro suggerito dall’Healing Moon Bookclub è Puoi Guarire la Tua Vita di Louise Hay. L’ho comprato – sempre in formato kindle – ma non l’ho ancora cominciato; ho dato la precedenza a Fottuta Campagna di Arianna Porcelli Safonov, un titolo che ha incuriosito Yuri dopo aver visto un “booktrailer” condiviso via Facebook. Devo dire che ne ho letto soltanto i primi due capitoli e già ne consiglierei l’assunzione in dosi massicce (anche per via rettale…) almeno alla metà dei miei contatti sui social. Mi dà l’idea di essere un libro molto BRUT, vedrai che lo divoro.

Il pollice peloso

Ho finito di leggere Big Magic, e devo trovare il modo di procurarmene una versione cartacea in cui poter tornare a rifugiarmi nel momento del bisogno, perché penso che non potrò più fare a meno di questo libro ed il formato kindle non mi basta – per quanto io sia grata della sua esistenza, giacché in principio non ero molto motivata a comprarlo a prezzo pieno in edizione cartacea.
Non ritengo che sia un capolavoro nel senso assoluto del termine (che poi… ne esiste veramente uno, di senso?), ma MI PARLA, è questo è molto importante per me. Sta succedendo esattamente quello che Elizabeth Gilbert aveva pronosticato che sarebbe successo: se potessi mai un giorno incontrarla di persona, sarei una di quelli che l’avvicinerebbero per dirle “penso proprio che abbia scritto questo libro per me“.
Credo che mi abbia dato il meglio di sé con la riflessione del Martire vs. Trickster; ti fa capire che “vivere una vita creativa” non significa solo e semplicemente trovare nella propria quotidianità uno spazio e delle energie da dedicare a qualcosa che ci portiamo dentro e che invece dovremmo lasciar affiorare, ma anche di costruirci attorno tutto uno stile di vita compatibile. Molto in sintesi, è inutile illudersi di “essere creativi” in virtù del fatto che, magari, ogni mese sforniamo un racconto o un fumetto, quando poi magari per tutto il resto della nostra esistenza siamo succubi di una mentalità da martiri che ci ha resi schiavi di una vita che ci castra in tutto il resto.
Insomma, il fine ultimo non è il dedicarsi all’attività in sé, è cambiare in meglio.

Poi ad un certo punto, verso la fine, la Gilbert porta come esempio una sua conoscente che insegnate tecniche ambientali, o qualcosa del genere, e a tutti i suoi nuovi studenti domanda “Quanti di voi amano la Natura? E quanti di voi pensano che la Natura ricambi questo amore?”. Di solito, dice lei, alla prima domanda si alzano un sacco di mani, alla seconda non se ne alza nessuna.
Io ci pensavo ieri… Angela e Ray hanno fatto un’improvvisata al Beltane di Masserano e ci avevano chiesto di andare con loro, ma per noi è veramente troppo lontano perché ne valga anche lontanamente la pena. Tuttavia devo confessare che un pochino mi è dispiaciuto dover declinare l’invito, è tanto che non ci vediamo e ci saremmo divertiti.
Ad ogni modo, ieri pomeriggio era una splendida giornata e ne abbiamo approfittato per fare ancora qualche lavoro di manutenzione dai cavalli. Tra ieri ed oggi sembra che sia sbocciata l’estate tutta in un colpo, siamo passati dal giubbetto di pelle alle magliettine traforate.

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Io credo che un pochino, in fondo, la Natura mi ami, sì. Se voleva tirarmi su il morale con qualcosa di speciale c’è riuscita perfettamente.

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Stavamo portando nuovi pali verso la parte più a monte dei recinti, quando il cane ha stanato mamma fagiano con tutti i suoi pulcini. Recuperati, asciugati dalla bava del cane e controllato che non ci fosse niente di rotto, abbiamo fatto una fotina di gruppo prima di rimetterli tra le more e lasciare che la mamma se li radunasse.

Papà fagiano invece razzolava come al solito insieme alle cavalle. A lui non frega niente, è proprio un pollastro, si ruba il mais di Isabeau.

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Tirando le somme della settimana… venerdì mattina è nata la pupa di Nicoletta e Vito ed è andato tutto bene, se non ho capito male domani le rimandano a casa ma io temo che dovrò rimandare la visita pastorale perché sono piena di raffreddore. Groan. Stasera mi sento uno straccio, complice sicuramente la mattina passata in fiera per il Reptiles Day. Sono cotta. Ho debellato un mal di gola incalzante in tempi record, ma in compenso mi sento la testa come un pallone, mi fanno male tutti i muscoli – però quello potrebbe essere dovuto alle fatiche di sabato pomeriggio/sera – e persino mangiare il gelato mi dà fastidio, come un brainfreeze diffuso fin sugli zigomi. Oh, e non dimentichiamo le Amiche di Mestre.

Però la famiglia si è allargata ancora un pochino, sì. Abbiamo portato a casa due nuove/i aracnobimbe/i (non si sa, hanno pochi mesi e non si riescono a sessare).
La prima – anzi, il primo, perché molto probabilmente è un maschietto – è una Poecilotheria Metallica. Una tarantola che gli Schultz nel loro libro definiscono stunningly beautiful, stunningly expensive, ma che noi abbiamo comprato per 35 euro probabilmente perché c’è la possibilità che sia un maschietto, e i maschietti mediamente non li vuole nessuno dal momento che vivono molto meno delle femmine. Lo abbiamo chiamato Puntino, perché quando siamo passati al banco dei ragazzi di Aracnofilia.org, Gaborri ci ha dato un’occhiata e ha detto “è maschio, c’è il puntino!“. Non è che sia sicuro al 100%, ma Puntino era un nome ridicolo abbastanza da fare il paio con Peletti.

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Puntino ovviamente è quello sopra, la foto sotto è di un adulto random, preso dal web. Qui non si vede ancora niente di blu, salvo giusto dei riflessi sulle zampe che in foto sono venuti solamente con il macro della reflex. Ma noi crediamo in te, Puntino.

Poi, sempre il buon Gaborri, ad un certo punto ha chiesto a Yuri se se la sentisse di provare con qualcosa di più impegnativo, e gli ha regalato una Stromatopelma Calceatum delle sue. Dev’essere una specie di belva di Satana, altro che la povera Peletti; sembra anche molto molto bellina dalle foto che ho guardato online.

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Lei/lui si chiama Baboon. Dal nome americano, Feather Leg Baboon.
Naturalmente Yuri è stato tutto il giorno in preda a paranoie del tipo “non dovevo accettare, non sono abbastanza esperto, queste sono feroci, ecc. ecc.”.
Io dico che se non l’avesse ritenuto all’altezza, non gliel’avrebbe regalata. E poi è sempre stato disponibilissimo, se avremo bisogno di aiuto ci faremo sentire. Tanto, a quanto pare, anche quest’anno si replica ai primi di settembre❤

Oh io mi aspetto gli Animal Spirit in consegna questa settimana, il track me li dà a Milano ormai!

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