"Thro' evening shades I haste away / to close the labours of my day."

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Psicologicamente adrift, un aggiornamento

Un episodio esemplificativo di come stiano andando le cose con mia nonna potrebbe essere quello di un giovedì mattina, quando ha deciso di portar via le immondizie e quindi, prima di uscire, ha chiuso il sacchetto dell’organico e se l’è portato via. Arrivata in fondo al vialetto, resasi conto di avere un sacchetto in mano, ha cominciato a studiarlo da tutte le angolazioni, lo ha palpeggiato un po’, e alla fine si è arresa e mi ha chiesto che cosa fosse.
In altre cose, invece, è perfettamente lucida e si esprime chiaramente; mi ha raccontato un sacco di aneddoti di anni passati, senza nessun problema (né suo nello spiegarsi, né mio nel capire), ma ascoltarla mentre tentava di descrivere al suo medico un “fastidio” che dice di avere alla lingua, è stato UNO STRAZIO.
Ci sono giorni in cui la butto quasi sul ridere, ma altri in cui tutto ciò un pochino mi preoccupa. Mia madre mi ha fatto notare quanto sia molto serafica, in tutto ciò. Una volta magari si arrabbiava quando le facevi notare quel che si perdeva per strada, adesso pare non farci nemmeno caso… non è un buon segno, secondo me.

Ad ogni modo, c’è stato il Reptiles Day ed è stato un pomeriggio di spese, ma siamo stati tattici: ci siamo preparati la lista con tutto il necessaire e a quella ci siamo attenuti. Oltre alla solita scorta di topi, ratti e conigli, avevamo bisogno di traslocare le 3 tarantole più giovani nei terrari definitivi, con tutti gli annessi e connessi (riscaldamento, termo/igrometri, fondali e sugheri). E anche Apollo e Pythia ormai avevano bisogno di nuove tane.
Parlando di mercanzia viva, c’era pochino ma molto variegato, persino per i pesci, e prezzi molto buoni. Pitoni reali con morph comuni a 30 euro, tanto per dire. Per i 3 terrari in vetro (30x40x30) abbiamo speso 54 euro, il tappetino riscaldante 90×30 a 19, con 60 euro di surgelato siamo a posto fino all’anno prossimo; insomma buono, siamo soddisfatti – senza contare che la nuova Spiders’ Shelf è molto più bella da vedere dei vecchi secchielli delle croccantelle 😄

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Per il resto, mi sono un po’ impigrita ed ho perso tutto il “fiery” slancio che mi portavo dietro da Beltane. Sarà stato anche il brutto tempo.
Continuo a scrivere 2-3 paginette alla volta, inerenti alla cronaca di Vampiri, ma dipende molto da quanta libertà d’azione mi concedono le circostanze. Per il Goddess Bookclub stiamo leggendo “Luna Rossa” di Miranda Gray – un libro che in anni e anni di militanza pagana mi ero spesso ripromessa di leggere, e che però ora non mi sta assolutamente prendendo – mentre per l’Hedgerow dovrei cominciare “Trance-Portation” della Paxon ma ancora non mi decido. Dovrei pure finire il “Warrior Goddess Training”, che giace sul mio comodino da tempo immemore, ma un po’ tutto il mio lavoro di progresso evolutivo si è arenato dopo la questione della Stalla, e se mi ripropongo di “ragionarci su” si rivela controproducente perché divento troppo cervellotica e manco il punto-chiave. Quindi innanzitutto cerco semplicemente di non regredire, e per il resto vado a tentativi (o a tentoni, dipende dal periodo), alla perenne ricerca di quel che funziona.

Ho una canzone in testa in questo periodo, è della colonna sonora di Moana/Oceania, s’intitola “La Strada di Casa”, e ad un certo punto dice

Navigatori dentro l’anima,
però la strada che ci porta sempre a casa è scritta in noi.

E secondo me è davvero una grande verità, anche per chi fisicamente non si muove gran che. O forse è sempre la fascinazione di Venezia che mi ossessiona (e neanche mi dispiace!).

Because Doge

Della serie “Storie Che Si Scrivono Da Sole”, il background di Alban d’Armer per la nostra campagna Rondò con la Morte si è composto come un puzzle non appena ho accennato l’idea a Yuri.
Partendo dal presupposto che Alban non sia realmente morto nel 1449 – né sulla nave, né segato in due a Costantinopoli – come potrebbe far sospettare la divergenza nelle cronache ufficiali, abbiamo un fanatico anti-Turchi (e che lo fosse ne accennano effettivamente alcuni resoconti) disperso da qualche parte tra Europa e Asia Minore.
Tra la fine del 1448 e del 1449, esiliato a Edirne c’è un altro famoso fanatico anti-Turchi, nientepopodimenoche Vlad III, Vlad Tepes. Sarebbe abbastanza plausibile che i due entrino in contatto in qualche modo, visto che stando alle cronache poi risulta realmente che nel 1462, quando Vlad venne imprigionato in Ungheria, re Mattia I dovette giustificare la sua cattura a Papa Pio II e ai Veneziani, che avevano mandato dei soldi per finanziare la guerra contro gli Ottomani. C’è spazio per ammanicarsi.
Sarebbe plausibile, dicevamo, che Alban lasci la Turchia assieme ai soldati di Vlad e lo segua in Moldavia. Una volta lì, fargli incontrare Konstantin – futuro Sire di Ranja – è solo questione di pretesti.
Insomma, davvero si scrive da sola.

Quello che invece sto scrivendo io in questi giorni, è una sfilza di “antefatti”. Poca cosa alla volta – per ora il più lungo sono tre pagine e mezza, relative al primo incontro di Ranja con Filippo Corner, Signore di Notte al Criminal e suo informatore principale – ma sufficiente a tenermi mentalmente impegnata soprattutto la mattina, while nonnasitting.

Queste sono alcune delle venticinque tab aperte nel mio browser in questo momento. C’è un po’ di tutto, dal Sentiero del Paradosso al censimento delle sculture del sestiere Dorsoduro – perché vuoi non sapere dove stanno esattamente le Boche de Leon?
Scrivo poco, ma quel poco deve essere scritto bene.
Yuri attinge. Una sera abbiamo compilato una specie di specchietto riassuntivo con nomi, cognomi ed eventuali cariche amministrative di mezzo patriziato veneziano; ci siamo addirittura sbizzarriti con un po’ di fancasting.
Il problema è che adesso non so più stare senza niente da scrivere o pianificare, ed è abbastanza alienante; sono passata dallo struggimento al “dove sono? come mi chiamo?”, e non è che sia propriamente spiacevole, è che in pratica non faccio altro nelle/delle mie giornate. E’ un sacco di tempo che non porto più Guinness al torrente – ma parte di ciò è imputabile al maltempo – e a malapena tocco i libri, e non riesco ad esimermi dal sentirmi un tantino in colpa, in qualche modo.

Ah, ho cominciato Storia della Mia Vita, di Casanova, e penso che il mondo abbia veramente fame di personalità brillanti. Ti prego, risorgi e salvaci dai gossip su Fedez e la Ferragni.

Di Walpurgis, Venezia, Vampiri, i d’Armer e i miei parenti che non si decompongono

Ma davvero è da febbraio che non pubblico più niente?

Innanzitutto, felice Beltane!
Io ero al meeting Fisas 2017 alla Ghirada (Treviso), e tutto sommato penso che sia stata ugualmente una Walpurgisnacht in piena regola. Sì, insomma… letteralmente.



Il meeting in sé è andato molto bene; attendiamo “feedback ufficiali” ma qualcuno si è già sbilanciato in commenti e pare che siano rimasti soddisfatti, il che è cosa buona e giusta, perché essendo Yuri nell’organizzazione è stato parecchio sulle spine fino all’ultimo.

Per quanto mi riguarda, al momento sono in una fase di profondo “mal di Venezia”. Tipo il Mal d’Africa. Tipo Saudade. Tipo Sehnsucht. Tipo pucundria… non lo so neanche io.
Venerdì c’era la “Venice Experience” – perché ad un certo punto qualcuno del direttivo deve aver pensato che far venire a Treviso Maestri da tutta Europa e non portarli a vedere Venezia sarebbe stato un po’ un sacrilegio – e mi sono aggregata più che volentieri. Smaniavo di tornare a Venezia da quando – nel corso di questi tre mesi di latitanza – avevo finito di leggere La Spia del Mare di Virginia de Winter, un libro che per molti versi mi ha ricordato la Trilogia di Kushiel e di cui, di conseguenza, mi sono innamorata in maniera particolare. Libro che è ambientato lì – ovviamente – negli anni 1741-1746.

Giravamo per calli e sotoporteghi dietro una guida d’eccezione (Alberto del direttivo FISAS, archeologo e veneziano di studi) che ad un certo bel momento abbiamo anche perso da qualche parte dopo Rialto, mentre fotografavamo la sera che scendeva sul Canal Grande…

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…lungo la via del ristorante; e intanto io vagavo per conto mio anche in un mondo parallelo-ma-neanche-troppo pieno di tabarri e tricorni e maschere e tramacci sotto i felze.
Nadir, Monsieur, El Cid ed Ermes. Arrivati all’Erberia ho dovuto tirare un sospiro.

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Ci sono ancora brutti ceffi in cappa nera che si sfidano a duello nelle calli più anguste, comunque.
(Purtroppo questo pacchetto base di WordPress non mi permette di caricare video, comunque lo trovate su Instagram.)

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Sono tre giorni che ascolto solo Rondò Veneziano (mi sto facendo una playlist su Spotify con un mio personalissimo best of, perché è una discografia immensa) ed ogni play è un “riportami lì”.
Non so perché stavolta sia così tragica e patetica; è stata la prima volta che me la sono girata anche di notte…

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…questo sì, e avevo davanti agli occhi visioni di ogni sorte… Mi sono innamorata. Lunedì mattina intanto che Yuri faceva le ultime lezioni ho riletto quasi tutto La Spia del Mare e stavo a struggermi come una deficiente, molto più della prima lettura – e non per la trama, anche se gli occhi color lapislazzuli di Cassian d’Armer… deh…

Tra l’altro, sabato pomeriggio, in una parentesi di noia, ho fatto una velocissima ricerca sulla famiglia d’Armer e a quanto pare sono esistiti davvero e davvero erano “governatori di nave”, con Alban (Albano) d’Armer – che secondo Bembo non ha fatto una bella fine perché fu portato prigioniero a Costantinopoli e segato in due quando non volle convertirsi, mentre secondo Giustiniani invece morì sulla sua nave stringendo in pugno il vessillo con il Leone – capitano della seconda nave più grande della flotta veneziana nella battaglia di Zonchio contro i Turchi del 1499.

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Nota: venivano da Pieve di Cadore, pensa un po’.
“E’ Cadore loco ciuilissimo et habitato da gente Nobile et di eleuato ingegno: et ha con la città di Belluno gran dipendenza essendo corsi tra loro in diuersi tempi molti parentadi”. 
(Dell’Istoria di Giorgio Piloni Dottor Bellvnese, la pagina è la stessa in cui si menziona Albano d’Armer).

Tutto ciò non perché avessi dubbi sul fatto che milady de Winter abbia fatto i suoi conti, quanto perché – proprio a mo’ di tributo al suo lavoro – stavo pensando di inserire un d’Armer nel background del mio ultimo personaggio, Ranja, in una cronaca di Mondo di Tenebra che Yuri sta narrando e che ha ambientato nella Venezia del 1614.
E’ vero che, stando ai documenti ufficiali, la famiglia si è estinta nel 1553 con Giacomo (o Jacopo) d’Armer, ma il sangue di vampiro fa meraviglie.

Tra l’altro, tanto per dire: biologicamente parlando, io ho ereditato dei geni veneziani da una trisavola, la “nonna Romana” Favaron, da qualche tempo affettuosamente ribattezzata appunto la nonna vampiro perché quando ne hanno disseppellito le spoglie per fare spazio nella tomba di famiglia, lei non si era minimamente decomposta e quindi l’hanno rimessa a posto, e sta ancora là.

Tornando ai d’Armer, ho letto che in Santa Margherita c’è un’iscrizione, su un sigillo sepolcrale, che nomina un certo Armaria Petrus – essendo “Armario” una delle versioni dello stesso cognome (Armario, Armer, Darmario, Darmer e D’Armer) – e che potrebbe riferirsi ad un certo Pietro figlio di Cattarino Armario, che nel 1445 fu eletto rettore di Feltre. Indovina chi è nato a Feltre?

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Dai, è divertente… ho passato un pomeriggio alternativo in maniera totalmente FUTILE e morivo dalla voglia di scriverlo da qualche parte.

Confluenze

Ho fatto l’abbonamento al programma Kindle Unlimited di Amazon. Ero partita con l’idea di comprare “Verso le Luci del Nord” che era potentemente scontato in occasione del compleanno di Alessia, e ho finito con l’iscrivermi ed andare in completa smania da devo-leggere-il-mondo-intero. Ho messo mano al Kindle ed ho trovato Spirit Horses, mi ha ispirato (non avete idea di quanti quarter Yuri abbia già scartato andando alla ricerca di un nuovo cavallo…) ed ho cominciato quello. Il classico Libro da Tempi Morti.

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Gli ingredienti per farne un film ci sono tutti… forse ce ne sono anche troppi. Lui, Shane Carson, è un horseman di grande talento e grandissimo successo; lei è una giumenta mustang di una linea di sangue sacra agli indiani Shoshone, catturata di frodo dalla loro riserva e salvata dal macello per mano di un’anima pia. Lui ha promesso di restituirla alla sua terra e alla sua mandria, la riserva è minacciata dall’Uomo Bianco Ricco e Cattivo che ha fiutato il petrolio, il vecchio capo indiano sogna di uno spirito leggendario metà uomo e metà cavallo che salverà la sua gente e ha una nipote bellissima con i tratti nativi e gli occhi blu. Dai, la sceneggiatura si scrive da sola!

Nonostante la trama si svolga in maniera così scontata che Yuri poteva togliermi le parole di bocca mentre gliela raccontavo, in due giorni ne ho letto più di metà ed il fatto che sia sabato mattina e io stia qui a pensarci su mentre faccio mestieri, qualcosa vorrà pur dire. Indubbiamente sono intrisa di sensi di colpa e mal de stare per non aver più montato dalla morte di Isabeau. Ho ricominciato a chiedere a Yuri quando ha intenzione di telefonare al veterinario per farsi consigliare, ma la risposta è sempre “presto”, che nel caso di Yuri significa semplicemente “quando mi cadrà il cavallo giusto dal cielo”. Un po’ come quando si parla di cambiare casa e di metter su famiglia.
Altro non riesco a definire. Magari è solo la classica voglia di rifugiarsi nei racconti… ma non è simpatico che io stia lavorando con il Cavallo ed il primo libro sul menù del Kindle fosse proprio questo?

Isabeau mi manca un sacco, anche se continuo a sentirla spesso. Un giorno ho realizzato che la canzone Shake It Out, dei Florence And The Machine (che, ironia della sorte, è nella mia playlist UPLIFTING su Spotify) ha una strofa che dice “Tonight I’m gonna bury that horse in the ground” e =bang!= per un pezzo non sono più riuscita ad ascoltarla, pure se il cavallo in questione era puramente metaforico.
Anche questo mi ha fatto riflettere sull’impermanenza… però mi ha fatto capire che alla fine una delle cose che più temevo è effettivamente accaduta e io sono ancora qui, nel pieno delle mie facoltà fisiche e mentali, a raccontarla. Sono mesi che non mi sveglio più nel cuore della notte in preda all’ansia del “oddio cosa faccio se…”. Credo che il bello sia proprio questo: sono sopravvissuta a tante cose che in principio mi gettavano nel panico (andare a studiare lontano, perdere un lavoro, perdere delle bestiole…) e quindi adesso, quando rischio di sprofondare nella Fossa delle Angosce, ho sviluppato una vocina che mi dice vabbe’, dai, in qualche maniera ce l’hai sempre fatta.

Anche Spirit Horses fondamentalmente è la storia di un uomo che supera una tragedia immane e scopre che ci sono tante cose per cui vale la pena vivere, lo scopre in una riserva indiana dalla natura incontaminata e dal paesaggio mozzafiato. Stesso tema che ricorre nel mito di Atalanta in Artemide, lo spirito indomito dentro la donna: dopo la morte di Meleagro, Atalanta si rifugia nelle foreste, in pratica perché quando esci di casa e ti accorgi di quanto sia grande il Mondo là fuori, i tuoi drammi rimpiccioliscono.
Sia Shane sia Atalanta possono contare su quello che sono e, soprattutto, quello che sanno (fare); è questo che li aiuta a superare la crisi e a rifarsi una vita, è una delle cose permanenti di cui si diceva la scorsa settimana.

Quando ci sono tutte queste confluenze, io comincio a cercare il messaggio nascosto.
Stasera tavoliamo, vediamo se e di quanto dovrò aggiustare il tiro.

Fittone

Oggi era la perfetta domenica slowliving ed ho finito il Piccolo Libro dell’Hygge nel tentativo di evocarne quanto più possibile per casa nostra. L’ho rimesso in libreria, ma a portata di mano, perché quel libro è un po’ come una borsa dell’acqua calda sui piedi, ti mette in pace con il mondo, guardi foto e disegni e già così è tutto un po’ più hyggelig.
Magari lo compro in italiano e lo regalo a mia suocera.

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Sto ancora pensando alla stalla, naturalmente. Secondo il “Warrior Goddess Training”, dovremmo piantare radici profonde e ancorarci a qualcosa di permanente (a me verrebbe da dire piuttosto “il meno impermanente possibile”) per essere come quei cipressi che sono rimasti in piedi anche dopo che l’uragano Katrina aveva spazzato via tutto il resto. Mi pare giusto. Anch’io ritengo che bisognerebbe abbandonare l’utopia di riuscire ad avere il totale controllo della propria vita e ripiegare sulla tattica Ercolino Sempre In Piedi, sviluppare resilienza, essere insomma consapevoli del fatto che qualsiasi cosa succeda se ne può a venire a capo.
Ora, Ercolino Sempre In Piedi era strategicamente zavorrato, la Warrior Goddess ha questa sua “tap root” ben infissa in qualcosa di permanente che le impedisce di volar via nella tempesta, ma direi che il principio sia lo stesso.

E se la Stalla fosse la radice di chi viaggia?
Che fosse una sorta di Porto Sicuro A Cui Tornare era abbastanza chiaro, però di solito uno pensa alla propria casa, alla propria famiglia, al proprio partner… e se invece dovesse essere qualcosa di più permanente?

Le uniche cose veramente permanenti a cui io riesca a pensare in questo momento sono Me Medesima e le leggi della fisica. Certo, io posso cambiare mentre le Leggi della Fisica no – o almeno non tanto – ma entrambe rimaniamo, in qualche modo; e siccome mi fa brutto pensare di aggrapparmi alle leggi della fisica, direi che non mi resta che un’unica opzione…
Sarà l’intuizione giusta? Posso essere io la mia isola felice, il mio porto sicuro, la mia stalla?
Il dover decidere “chi ci sta” può ricollegarsi in qualche maniera alla direttiva del tenersi puliti?

Un buon Imbolc e il Punto della Situazione

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Felice Imbolc!
Aspettavo un nuovo sabbat e un nuovo mese per dare una scrollata alla mia routine, dopo questo gennaio che verso la fine aveva perso gran parte della sua iniziale verve. Tra l’altro, dopo circa due mesi pressoché ininterrotti di bel tempo e un allarme siccità alle porte, febbraio ci ha riportato un po’ di pioggia, di luce scarsa e lattiginosa, di uggia sonnolenta.
Tanto la mia massima aspirazione è ancora quella di stare sul divano a leggere.

Ecco, facciamo anche brevemente il punto della mia situazione libri: ho finito To Fly By Night (di cui parlo QUI) e Il Sentiero della Dea, ed ho cominciato  Artemide, lo Spirito Indomito dentro la Donna, nonché FINALMENTE il Warrior Goddess Training, che sto prendendo con calma e metodo, un capitolo ogni fine settimana. Altrettanto comodamente sto leggendo The Little Book of Hygge di Meik Wiking, con cui mi coccolo in particolar modo la sera sognando un paralume per la lampadina del soggiorno che mi fa tanta miseria. Last but not least, ho qui pronto Spirit Allies per l’Hedgerow Bookclub e, se ancora mi avanza tempo, c’è sempre il numero nuovo di Witch Way Magazine.

Per quanto riguarda il lato social, oltre a continuare su YouTube con i video del martedì e del venerdì, ho scelto la mia photochallenge per questo mese, è di @avalonsapothecary ed è questa:

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Infine ci sono le direttive spiritose, come quasi tutti i mesi. Stavolta non so bene dove (e come!) sbattere la testa… si è parlato di stalla, nel senso che il mio è un viaggio a/di/con cavallo ed evidentemente sono uno di quegli strani casi di viaggiatore che ha più problemi a tornare che a partire. Non lo so. Sto rileggendo il “verbale” dell’ultima tavolata anche adesso, mentre scrivo questo post, e dice

Una parolina magica, senza la quale il viaggio perde di significato. Il Ritorno. Crea la stalla. Decidi chi ci sta.

Non che fosse proprio quello a cui pensavo quando ho comprato il libro sull’hygge, ma magari fa brodo.
Battute a parte, quello che ho letto sul To Fly by Night è stato effettivamente un minimo d’aiuto perché mi ha fatto pensare nell’ottica della dicotomia dentro/fuori dalla Siepe… ci sarà un dentro/fuori dalla Stalla?

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