"Thro' evening shades I haste away / to close the labours of my day."

Ultima

Di facezie di inizio anno.

Che casino assurdo è successo con questo blog?
Perché avevo qualcosa come 3 post che credevo di aver regolarmente pubblicato a novembre e invece erano nella cartella “bozze”?

Stamattina il rientro è tragico, my friend. Molto è –presumibilmente– imputabile al tempo pessimo che ci sta flagellando da ieri sera (…credo. Non ho messo il naso fuori di casa in tutto il giorno, mea culpa).

Sabato sera eravamo a cena dai miei per salutare mio fratello, che ieri è partito per la Birmania, e mia nonna aveva quest’espressione vagamente sadica mentre mi domandava “ma quindi tu adesso hai finito le ferieeeeh??” con un FINALMENTEEEH?? inespresso lasciato a galleggiare in sospeso su di noi come il palloncino di It. ANSIA.

E poi, diciamocelo, adesso non ci sono più scusanti per postporre tutta una serie di cose che nelle ultime due settimane sono state rimandate, come: tornare a rompere le palle all’idraulico che deve venire a controllare una perdita della nostra vasca da bagno, prendere appuntamento per la revisione della Panda, rinnovare l’assicurazione di suddetta Panda, ecc. ecc.
Insomma, mondanità sparsa.

Una cosa che mi consola è che ho qualche pacchettino in arrivo, tra cui il “calendario” (non so perché io lo metta tra virgolette, dal momento che è proprio un calendario, però tant’è) Blessed Unrest di Abacus Corvus, che ho deciso di regalarmi dopo settimane di blando ma persistente conflitto interiore per quanto riguardava l’acquisto dell’ennesimo Witches’ Spell-a-Day Almanack, piuttosto che il Witches’ Datebook, piuttosto che una qualsiasi altra generica agenda pagana.
Sia chiaro che, anche stavolta, sia colpa di Little Red Tarot.

Un altro sfizio che mi sono tolta con i soldi della tredicesima è stato ordinare un tot di hardware per riportare il mio pc ad un livello di prestazioni decente.
Il multiplayer online è stato una costante delle mie ferie… voglio dire, da una parte comincia la Battaglia per Azeroth e dall’altra l’VIII stagione della OWL; vuoi non essere pronta ad affrontare tutto con una macchina all’altezza delle gesta epiche che compiremoh??!!1!!1!!!UNO!!1!

Si fa per dire, naturalmente.
Ad ogni modo, il bello di questa parentesi natalizia è stato proprio quello di aver messo tutto in pausa ed essermi veramente lasciata guidare solo dall’estro del momento, senza sensi di colpa se una mattina capitava di fare le 11 a letto o se una giornata è volata bingiando la nuova stagione di New Girl.

A tornare produttivi ci pensiamo da oggi.

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Tra Gratitudine e Fanghi Termali

È lunedì e nonostante ciò sono di ottimo umore. Valeva la pena di prenderne nota (anche) qui.

È una giornata meteorologicamente stupenda, gelida, limpida che le montagne innevate sembrano ancora più vicine. Il Sole24ore stamattina titolava “Belluno prima per qualità della vita ecc. ecc.“, parla di “Eldorado delle Alpi“… pago più volentieri la mia rata di TARI, adesso.

Ho pensato: anch’io sono grata per il posto in cui vivo, e poi mi è partito l’embolo polemico.

In occasione del Giorno del Ringraziamento, anche quest’anno sui vari social hashtag-friendly si è tenuta la “Settimana della Gratitudine” con challenges varie ed eventuali, anche italianissime, a cui io alla fine ho preferito non partecipare perché ho letto cose che veramente la pubblicità del Buondì in quest’ottica poteva essere una preghiera per un atto di misericordia.

Beninteso, ho piena fiducia nell’efficacia di una pratica (costante, non una settimana all’anno quando va bene…) quale sia il tenere un “diario della gratitudine”, i cui benefici sono stati dimostrati con una serie di studi; ma un conto è essere grati per qualcosa, un conto è raccontarsi le storielle –e raccontarle online perché si sa che qualche fesso abbocca sempre. Qua si trascende il concetto dei “miti personali”, qua siamo ai livelli di volpe e uva… no, peggio: di volpe che sguazza nelle deiezioni e li chiama fanghi termali e se tu gli dici “no, guarda, è proprio cacca” sei tu che non capisci e sei tu che sei cacca.
Era la mia grande perplessità quando ho affrontato, appunto, il discorso dei Miti Personali all’interno del programma del Warrior Goddess Training, ma lo stesso vale per quando ti consigliano di essere più indulgente con te stesso, di amarti per come sei, ecc. ecc; e se fossi una persona assolutamente involuta, dannosa per me stessa e per gli altri? E se non fossi in grado di riconoscere i miei fallimenti in quanto tali, e di conseguenza non fossi in grado di assimilare delle lezioni?
Ora, io avrò anche preso ad esempio un caso patologico, ma il dubbio permane; perché ok, finché lo fanno gli altri è giusto fastidioso quel momento lì, o ne approfitti per farti una risata e poi passi oltre… Ma se succede a me? E se ci casco pure io?

Ad ogni modo, tanto per essere comunque costruttivi, mi sono scaricata un app che si chiama Gratitude. Non mi ricordo se sull’App Store sia gratis o a pagamento, ma ce ne sono per tutti i gusti e tutte le tasche. Ci sto annotando diligentemente almeno una cosa ogni giorno dall’11 novembre; non so se mai mi capiterà di andarmi a rileggere qualche nota in futuro, ma almeno le tengo per me e posso essere ragionevolmente sicura di farlo a mio esclusivo beneficio. Puoi capitare che qualcuno lo pratichi inconsapevolmente, questo esibizionismo malato, ci mancherebbe. Io taglio la testa al toro così.

Ho avuto una grossa soddisfazione, ieri sera, quando ci siamo riuniti finalmente per tavolare. Premettendo che è sempre BELLO (e nutriente per lo spirito) trovarsi tutti insieme attorno ad un tavolo per un tè, una castagnata, una cosa che doveva essere “Bianco Mangiare” e che poi invece a fine serata era stata ribattezzata “Bava di Lumaca-Unicorno”, e qualche discussione di sapore quasi filosofico, sono stata gratificata dal fatto che le Guide abbiano convenuto con me sul fatto che vada tutto bene e che non debba dimenticarmi che strada ho fatto per arrivare fino a questo punto, per saperci/poterci sempre ritornare. Stamattina ero ancora carica abbastanza da neutralizzare la Paturnia del Lunedì (vedi inizio post).

Non è più la Settimana della Gratitudine, ma io mi sento molto grata per tutto questo e per aver saputo cogliere e costruire le occasioni propizie che l’hanno creato. Non che mi senta arrivata ad un qualche punto particolare, però mi sento come se mi avessero detto “ok, hai passato la revisione, adesso puoi circolare”.

Struggimento Veneziano – Parte… 2? 3?

Il pellegrinaggio è un gradino oltre il turismo, che riguarda semplicemente il visitare luoghi e goderseli; il pellegrinaggio comprende un vincolo più profondo con la terra, con la natura sacra dell’esperienza che si vive non soltanto a destinazione ma anche lungo il percorso. Coloro che viaggiano per scopi spirituali traggono piacere e godimento tanto quanto i turisti, ma la loro esperienza si tinge della realtà del loro contatto con il mondo invisibile –non solo il paesaggio apparente intorno a loro, ma anche i suoi abitanti e guardiani.
Quando ci riconnettiamo ai luoghi sacri del nostro retaggio spirituale, la capacità di essere pellegrini influisce sulla nostra esperienza dei luoghi che visitiamo: l’abilità di vedere oltre la desacralizzazione, il dono di percorrere la strada con cuori pieni di aspettative e preghiere, l’omaggio per porgiamo –ancor prima di intraprendere il viaggio– ai guardiani ancestrali e alle presenze spirituali che tanto a lungo hanno atteso il nostro arrivo.

La citazione è una traduzione mia di un testo di Caitlin Matthews tratto dal libro The Celtic Spirit alla pagina dedicata al 13 di novembre (oggi, nel caso in cui mi riesca di cominciare e finire questo post in giornata – NdA).
Siamo tornati a Venezia, venerdì, ma non ho veramente pensato nell’ottica del “pellegrinaggio” finché stamani non ho letto questa pagina ed ho capito che sostanzialmente era stato proprio il nostro caso. Ci eravamo preparati un itinerario bislacco che toccava un po’ tutti i luoghi significativi ed i punti salienti di quello che ormai definisco il mio Struggimento Veneziano: una combo letale (chilometricamente parlando) di riferimenti alle memorie di Casanova,

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alle location de La Spia del Mare (con l’eccezione dell’Erbaria, dove comunque ero passata quell’ultima volta di fine aprile)…

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…nonché del Rondò con la Morte,

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e a quel poco che abbiamo scoperto riguardo alla nostra vita passata lì.

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Lasciamo perdere il discorso MAGONE (scritto proprio tutto maiuscolo)… Sono arrivata al Ponte della Costituzione (ma tuttora…) mi sono guardata indietro e mi è salito il groppo in gola e le lacrime agli occhi senza nessuna ragione ragionevolmente valida.
Parlavamo di pellegrinaggio, e quindi parliamo di quello che ho portato a casa venerdì sera, oltre ad un paio di cosine lushose… Perché ci sto pensando su, e mi accorgo che –anche se ancora non riesco bene a focalizzare come– ne sono uscita arricchita. Mi sento più completa e più forte, davvero, ed in maniera molto diversa da una gitarella turistica. Ma anche in maniera molto diversa da quando eravamo stati lì per il meeting, per dire.
Stavolta eravamo andati apposta, eravamo più consapevoli (Yuri crede peraltro di aver “sentito” quando siamo passati nei pressi della nostra vecchia casa) e i risultati ci sono indubbiamente stati.
Senza contare che abbiamo fatto un piacevolissimo Bacaro Tour e, pur avendo macinato km senza mai fermarci più di 5 minuti, le gambe mi hanno egregiamente portato per tutto il tempo e tutta la strada che si è resa necessaria senza farsi sentire.

Domenica sera avevamo in programma una tavolata fra Limoni; all’ultimo abbiamo deciso di rimandare perché Nja non poteva esserci, ma io, non potendolo prevedere, nel tardo pomeriggio avevo comunque tavolato con Yuri sulla questione veneziana, e Vick dice di provare con una regressione di qualche tipo (“Quello che vuoi, basta che ti porti indietro”). Quando ho domandato come mai tutto questo sia per me COSÌ intenso, mi ha risposto che è “perché lo è stato”, perché c’è qualcosa nella mia vita di adesso che si sta come sovrapponendo, in dinamiche o chennesò, a quella vita lì.
Mi azzardo a dedurre che, se stavolta non è sufficiente che ci raccontino Loro come sono andate le cose, significa che devo proprio rivivermele, devo vedere in prima persona. Regression is the key.

Magari domani sera, se la solitudine concilia…

L-ode allo Svapo

L’altro giorno mi sono detta “prima o poi scriverò un post di lodi alla Sigaretta Elettronica”. Questo potrebbe essere il momento propizio.

Naturalmente io svapo rigorosamente nicotine free. Anche se pare che sia stato scientificamente comprovato che la nicotina, di per sé, non sia cancerogena, io mi conosco e decisamente un’altra dipendenza mi serve come un buco nella testa. Se sono arrivata alla mia veneranda età senza “fumare” sarebbe veramente stupido da parte mia cominciare proprio adesso.

Non mi dilungo tanto sul perché e il percome ci sia venuto lo sghiribizzo di addentrarci nel meraviglioso mondo dello svapo; è stata una confluenza di sfizi miei e di Yuri –nonché la pessima influenza di Massimo che per mesi mi ha svapato nelle cuffie durante le partite a WoW, decantandomi gli aromi maiali del macchiato al caramello, i french toast e i dolcetti al mirtillo con glassa alla cannella (esiste davvero, giuro, è della Barista Brew). Il resto lo ha fatto (per Yuri) il Santone dello Svapo e (per me) “Mario Satana” del Puff Store dietro l’angolo con la solita, subdola tattica del ma hai provato questo al [inserire gusto porco a caso, tipo “Biscottini al Lime”]?.

Hai presente quell’episodio dei Simpson in cui c’è;il signor Burns che fa fare ai suoi dipendenti un esercizio di respirazione al motto di “fuori la balordaggine, dentro l’amore”? È lo stesso delle “torsioni irochesi” che mi fa sempre ridere, te lo linko perché l’ho trovato facilmente su YouTube.
È un ottimo mantra, secondo me, e se poi sa di pesca, papaya e crema di cocco (anche questo esiste davvero, è un gusto della linea “Pachamama” della Charlie’s Chalk Dust) puoi capire perché una –o due, o più– bella boccata dalla sigaretta elettronica contribuisca significativamente alla mia pace interiore. Senza contare che gli atomizzatori “da polmone” fanno una bella nuvolona densa e candida, molto zen, molto blowing in the wind. E poi parli come Gigi Buffon.

La nostra prima sigaretta elettronica è stato un acquisto ben studiato. Roba di un certo livello. È partita che, secondo Yuri, doveva essere qualcosa “io ci smanetto ma poi la usi tu”, ed è finita con lui che si è comprato gli atomizzatori da guancia, taniche di liquidi base, un assortimento in continua espansione di tabacchi con cui si fa le sue miscele, 2-3 generi di filo e io praticamente non l’ho più vista 😅.
Ad un certo punto, Mario Satana mi ha proposto la Pico Squeeze. Piccolina, discreta –mi metterebbe in imbarazzo svapare in pubblico con un accrocco che potrei impugnare a due mani…– senza tante pretese, ma efficace. Soprattutto bottom-feeder: riempi il serbatoio e non ci pensi più. La settimana scorsa sono entrati un po’ di soldini da uno dei lavoretti extra di Yuri, e me l’ha regalata. Comprata proprio al Puff Store, così Mario lavora e può continuare a spillarmi soldi con [inserire gusto porco a caso, tipo “Smores marshmallows e cioccolato”].

Io e la Pico siamo grandi amiche adesso. Una mattina ho portato la nonna al solito bar, con le sue comari, e il Barista al caramello salato con il nuovo ginseng cannella & nocciolata sarebbe stato la morte sua.
Oggi, il classico lunedì insulso con tempo uggioso e Amiche di Mestre, che ancora prima che suoni la sveglia già sai che ti alzerai MALE, il solo gesto di mettermela in borsa –anche se poi non l’ho mai tirata fuori– mi ha risollevato il morale.

Tutto questo per dire che in realtà l’Ode alla Sigaretta Elettronica è solo un pretesto per riflettere su una cosa di cui abbiamo preso atto con le Bruts, ovvero che tante volte andiamo alla ricerca di chissà che tecniche trascendentali per arrivare alla pace interiore, alla consapevolezza illuminata, alla mindfulness (grazie Genna, tra l’altro) quando magari basta solo prendere un bel respiro che sa di buono senza nicotina, o guardare i colori delle vigne fuori dal finestrino della macchina mentre vai a lavorare.

…poi, vabbe’, vogliamo parlare della nuova edizione limitata di capsule Nespresso a “cocco & vaniglia” e “arancia & cioccolato”?

#VeryMildNaNoWriMo

Neanche a farlo apposta, ho cominciato a leggere Una Stanza Piena di Gente e oggi (ovvero il 2 di novembre, quando ho cominciato di fatto la stesura di questo post) la Fred lo ha proposto per il suo GdL. Giggles.

La confluenza di fattori squisitamente Hygge di questi ultimi due giorni –in questo momento sono seduta sul divano al lume di lampada di sale e lucine natalizie gialle, svapando una cosa porca che ho comprato su vaporoso.it approfittando degli sconti di Halloween e che sa di frittelle alla mela e cannella, rigorosamente 0% nicotina– mi sta facendo pensare quasi seriamente al NaNoWriMo. Ora… 1) conosco i miei limiti e sono già stupita di aver fatto quasi tutto l’Inktober, finire un “novel” in un mese è già di per sé sci-fi; inoltre 2) ho per la testa soltanto Rondò con la Morte, che comunque procede in maniera soddisfacente. Sto pensando ad un hashtag tutto mio, un #verymildnanowrimo o qualcosa di simile, tanto per dire (come al solito a me medesima, più che altro) che hey, sì, c’è un processo creativo in corso.
Ultimamente anche sull’agenda delle Mie Memorie sono particolarmente prolissa.

Ho passato un ottimo Samhain, piuttosto introspettivo. “Da sola” in un senso molto relativo del termine –moar giggles.
A parte il fatto che ho finalmente cominciato Celtic Spirit, che è sostanzialmente una raccolta di spunti meditativi giornalieri basati –ma serve specificarlo?– sulla spiritualità celtica, ho trovato stimoli alla riflessione praticamente in ogni podcast che ho ascoltato nell’ultimo mese ma in particolare me ne sono rimasti impressi due. Uno sta nel podcast numero 193 di psinel.com ed è veramente la scoperta dell’acqua calda: offrire qualcosa che sai/puoi fare meglio della maggior parte degli altri. Io non l’ho inquadrata tanto in termini di business e/o di visibilità sui social legata ad una qualche forma di guadagno, quanto piuttosto in relazione ad un’altra cosa che ho sentito sempre su psinel, ma nella puntata 195: a volte qualcosa nella tua vita ti dà talmente tanto che, quando hai finito di attingervi per te stesso, è ora di dare a tua volta.
Il denominatore comune, è evidente, è appunto il Dare. Una cosa che mi sono rimproverata, tanto per dire, durante le mie “introspezioni” di Samhain è stata l’aver lasciato gettato la spugna troppo presto con la questione del channeling. Un’altra cosa, naturalmente, è stata l’aver trascurato il/i blog, ma per questo sento una mezza scusante perché per me ottobre è stato un mese di “accumulo”, in un certo senso che non saprei come meglio definire. È stato un po’ come dire «vado in avanscoperta, poi ti chiamo».
Non per nulla adesso, che sono abbastanza soddisfatta di come stia andando tutta la faccenda, sono qui a scrivere.

Ciaottobre

Ridendo e scherzando è finito anche Settembre. Me ne sono a malapena accorta.
L’altro giorno è arrivato il catalogo autunnale de gli Introvabili e voglio tipo TUTTO. Ma mi sono fatta furba, raccolgo le idee e poi vado a vedere su Amazon se trovo qualcosa di simile –magari pure più bello– ad un prezzo migliore.

Poi mi piace quando un mese comincia di domenica, e meglio ancora se è una domenica di Sport in Piazza a cui non ho avuto voglia di partecipare perché fa freddino e piove, per cui posso restarmene a casa a godermi i Polli che si litigano i trespoli, le Yankee e le mie nuove pantofole. Autumn Night sa di “intimo tepore”, la adoro.
Abbiamo fatto un trattamento sistemico ai peperoncini per debellare definitivamente gli afidi, le foglie sugli alberi cominciano davvero a cambiare colore, Prismatic310 riparte stanotte con i suoi video di Halloween… È proprio autunno <3
Sbavo su feed di boschi nella nebbia ed erba bagnata, ma non ho veramente voglia di uscire, piuttosto ritiro giù dalla libreria The Castle of Otranto e faccio la muffa sul divano. Mi cucino le mele con la cannella. E una maratona con i film The Good Witch su Netflix non ce la mettiamo?

Il post perduto! 

Vivere con La Paturnia significa che ogni tanto capitano quelle giornate “meh”. È come un disegno ad acquerello su un foglio di carta marrone: per quanto bello sia il colore che ci metti avrà sempre un fondo di marrone.

Venerdì, ad esempio, mi ero rassegnata alla mia mehness. Era stata una giornata amehna, dopotutto: tempo variabile, avevo accompagnato mia nonna dal parrucchiere senza tanti incidenti e me n’ero venuta via rosicchiando quasi un’ora in meno di lavoro rispetto al solito, con Yuri eravamo riusciti a sistemare per l’ennesima volta la presentazione video per il Centro Servizi Sanitari ed eravamo andati a fare la spesa per il weekend. Tutto molto nella norma.

Poi lui è andato a scherma –prima lezione dopo la pausa estiva– e a me è venuta voglia di accendere le candele bianche sul davanzale della finestra del bagno. L’odore delle candele, l’odore della biancheria appena tirata fuori dalla lavatrice, i panni da stirare, la voce della Fred/Prismatic dal tablet… hanno cancellato tutto il mehrrone ed il foglio è tornato bianco. Ho scoperto di aver messo da parte dei bei ricordi grazie a tutta la fissa per l’Hygge, persino per quando stiro… tutto concorre non dico addirittura ad un futuro senza La Paturnia, ma almeno ad uno in cui ce ne sia poca.

Un’altra grossa soddisfazione è arrivata domenica pomeriggio, quando c’è stata una sorta di big reunion dei Limoni per attività “spirituali”. Non che tavolare non lo sia, ma è diverso e comunque avevamo ridotto drasticamente anche gli appuntamenti dedicati a quello. Domenica è stato più come inaugurare una nuova stagione, e lo abbiamo fatto con un rito di purificazione che è andato decisamente BENE, energeticamente parlando. Con mia somma gioia mi sono resa conto di non aver perso per strada nulla della mia sensibilità pur avendo ricominciato a fare quasi tutto per conto mio –al massimo con Yuri. Anzi, dalla facilità con cui “vedevo” cose e percepivo le energie in movimento oserei quasi dire di essere addirittura meglio di prima.

Ci voleva proprio, per svariate ragioni.
Mi sono iscritta al corso gratuito di Giada per il Soulful Business anche se non ho un’idea di “business” in mente per il presente o il prossimo futuro, e non sto partecipando sui social. Ma, volendo dargli un’accezione più strettamente etimologica del termine (busy-ness), ho pensato che avrebbe potuto essermi utile per chiarirmi ulteriormente le idee riguardo a come voglio impegnare il mio tempo; ed un pochino, in effetti, lo sta facendo. 
L’altro giorno, per esempio, avrei dovuto registrare almeno un paio di video per il mio canale, ma la sola idea mi creava fastidio. Quasi angoscia. Alla luce di quanto io sia stata in pace con me stessa domenica, ho pensato che i video, dopotutto, non sono la mia priorità –la condivisione, in generale, non lo è; è subordinata al fatto che ci sia attività (busy-ness).  Insomma, per raccontare Qualcosa, questo Qualcosa va prima fatto, no?
Ma poi dimmi tu se io devo farmi salire l’ansia perché, chessò, non sono in pari con le puntate di Psinel
Decisamente, ogni tanto perdo di vista i miei veri obiettivi.

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