"Thro' evening shades I haste away / to close the labours of my day."

Ultima

Di crescite varie

Lunedì pomeriggio il nostro piccolo zoo è cresciuto, è arrivato un terzo polletto!
Ora le possibilità sono molteplici: the CockaTHREEls, Los Trios Parakeetos… ed è solo mercoledì.
Lui –perché è un lui, è un bel maschietto ancestrale che da lontano è pressoché indistinguibile dal Pollo, nella foto è quello a sinistra– è finito nel giardino di un amico di Tito, ancora qualche tempo fa; qualcuno gli aveva completamente scotchato le ali per impedirgli di volare, e poi l’aveva mollato in giro. Per fortuna, questa persona è un appassionato di canarini, e ha avuto modo (e mano) di prendersene cura. Poi però gli dispiaceva vederlo sempre solo, e Tito ha fatto da tramite con noi, che tanto dopo aver tenuto il cugino Polito ci eravamo resi conto che due o tre non fa molta differenza.

Lui –quanto al nome, ci sono due versioni: Pollo + Polletta + Poncillotto e Cutie + Picky + Eduardo, perché è capitato in un momento in cui stavamo ridendo per un meme sui Teletubbies– è ADORABILE. È molto più docile della Polletta, con tutto che lei l’abbiamo imprintata noi.
Gli avevamo preparato un posticino tranquillo dove ambientarsi, con la sua gabbietta, ma non ne ha proprio voluto sapere: come ha visto gli altri due è stato ammmore (solo da parte sua, naturalmente… al Pollo piace finché il corteggiamento non si fa troppo serrato, Polletta lasciamo perdere perché quella è convinta di essere un cane) e non si dà pace finché non possiamo stare tutti insieme. O almeno con Pollo.

Devo dire che, in un certo senso, mi ci voleva. Chiaramente un polletto è sempre una bella cosa –poi, ripeto, Poncillotto sta andando oltre le più rosee aspettative– ma nella fattispecie adesso è una mano santa. Mi trovo alla nefanda confluenza di dolori mestruali, bolla di caldo africano, salasso pecuniario e struggimento veneziano (per disperazione ho guardato i fuochi del Redentore da una livecam, sabato sera), il morale non era proprio alle stelle.

Visto che sono sempre senza tablet, in questo periodo ho fatto tesoro di un consiglio di Michela/Chievrefolie, mi sono addentrata un po’ più a fondo nel meraviglioso mondo dei podcast ed ho scoperto psinel.com – mediamente ne ascolto un episodio al giorno mentre faccio i massaggi alle gambe con la coppetta. La sensazione è quella piacevole di quando dai ai neuroni qualcosa da fare, che sia stimolante e al contempo abbastanza semplice da poter essere capito al volo.
Ieri sera stavo ascoltando Gennaro Romagnoli intervistare Andrea Giuliodori di EfficaceMente.com, e nel giro di una mezz’ora mi sono ritrovata iscritta anche alla sua, di newsletter, e stavo scaricando l’estratto gratuito del suo libro Start! La guida pratica per smettere di procrastinare , il tutto continuando comunque a pensare che se avessi trovato i loro siti prima di conoscerli tramite trasmissioni radio, mai nella vita li avrei degnati di attenzione. Mi sta piacendo molto il loro approccio “scientifico” alla materia –ma scientifico vero, non fuffa aggregata con paroloni mutuati dalla fisica dei quanti– e quindi caricherò Start! sull’ebook reader e pian pianino lo leggerò (come se non avessi abbastanza carne al fuoco…). Avrete mie notizie quando smetterò di procrastinare e deciderò di dedicarmi con costanza e metodo al journaling dei miei progressi.

Insomma, io ogni tanto mi chiedo pure cosa sia, questa fantomatica “Crescita Personale”, e siccome non sono del tutto convinta di aver trovato una risposta soddisfacente, ampliare un pochino i miei orizzonti con un approccio un po’ diverso da quelli più “spirituali” a cui sono abituata, mi sembrava una cosa carina da provare!

Report ferie (so far)

Sono in ferie! Yay!

Allora: lunedì mattina è andato via in pulizie generali della casa… una procedura beneaugurante (più psicologica che altro) di riordino fisico ed energetico che mi predispone bene al riposo, al detox e in generale a tutte quelle cose a cui le ferie dovrebbero servire. Lunedì sera il mio computer ha deciso che era ora di guastarmi un po’ la festa e, come il tablet, ha pensato bene di spegnersi per non riaccendersi più. Comunque è stato solo un problema di alimentatore, me la sono cavata con una sessantina di euro (per non comprare proprio il primo smarzumero che mi proponeva Amazon in ordine di prezzo crescente). Grazie al cielo non sono una di quelle persone che oddio perché sono sempre così sfigata mi si rompe tutto fangulo la mia vita dimmerda #mainagioia, è da tanto tempo che non ho più pensieri del tipo “ma tutte a me?!”, e quando me ne sono resa conto sono stata fiera di me, questo è il Warrior Goddess Training che fa effetto.
Penso che comunque, anche adesso che il pc è stato resuscitato, presto ci vorrà un bel formattone terapeutico e quindi i video ed altre attività simili ad un certo punto potrebbero slittare a data da destinarsi.

Martedì mattina hanno operato Fufo perché aveva una cistina su una spalla che la veterinaria ha consigliato di rimuovere; ad un primo esame è risultata essere prevalentemente grasso, ma la vet l’aveva trovata un po’ ingrossata rispetto al controllo precedente e ci ha consigliato così. Adesso l’ha mandata nonsodove a farla analizzare meglio. Abbiamo fatto fare le analisi anche delle urine, al furo ma anche al cane, che ultimamente la sera ogni tanto si addormentava e si faceva la pipì addosso; sono a posto entrambi, quindi non ci è rimasto che cominciare una terapia per l’incontinenza di Guinness e rassegnarci al fatto che, poveretta, ormai c’ha anche ‘na certa. Insomma, l’importante è che non sia diabete (ma, dopo l’esperienza fatta con Skye, mi sentivo di escluderlo) o qualche altra roba brutta di quel tipo. In ogni caso, sono già tre giorni che prende la sua pastiglietta e pipì in giro non ne abbiamo più trovata.

Mercoledì e giovedì abbiamo completato la Main Quest di queste vacanze: svuotare il garage di tutta l’immondizia accumulata negli ultimi quattro anni (c’erano ancora cartoni e polistirolo IKEA dai tempi del trasloco), trasferirci la roba stipata in cantina e liberare la cantina. Ci abbiamo anche messo molto meno di quello che temevo, è stato tutto relativamente rapido ed indolore.
Quindi oggi, all’alba di venerdì 14 luglio – che tra l’altro è stata grigia, piovosa e molto hygge – mi sento ufficialmente a riposo!

Poi, ovviamente, due settimane volano, è solo una breve parentesi per spezzare la routine. Mia nonna ha resistito quattro giorni e poi stamattina mi ha telefonato perché aveva finito “una medicina” <sospiro>. Non ho capito perché non abbia chiamato mia madre, che sta al piano di sotto; mi ha fatto un discorso che come al solito senza né capo né coda, riguardo al “mettere via una macchina”. Sono uscite loro due, alla fine, mia nonna e mia madre, e sono state fuori tutta la mattina perché ovviamente a ben guardarci le medicine finite erano ben più di una e non erano l’unica cosa che scarseggiava in casa.
È gratificante sapere che mia madre mi stima anche perché sopporto certe cose e la butto sul ridere… la maggior parte delle volte.

Questo mi fa pensare che è meglio che cominci ad organizzarmi quello che resta del mio tempo libero, prima che qualcuno se ne approfitti…

Giuglio

Litha se n’è andato portandosi via, apparentemente, anche il caldo peggiore. Sono soddisfatta del mio livello di hygge estivo e l’ultimo capitolo del Warrior Goddess Training (che ho finalmente finito l’altro giorno) mi ha dato un interessante punto di vista a proposito della creazione dei nostri piccoli e grandi miti personali – che poi, all’atto pratico, non è che la versione sana e motivante del “raccontarsi delle storie”; una sorta di copione da rileggere tutte le volte che altri personaggi indesiderati che ci portiamo dentro cercano di prendersi le luci della ribalta.
Warrior Goddess Training mi è piaciuto e sarei seriamente intenzionata a prendere il workbook, adesso, e farmi per bene tutti gli esercizi del caso.

La casa profuma di lavanda appesa ad essiccare e, occasionalmente, di Yankee Candle al profumo di “Orange Splash”, di furetto o di cane bagnato. Mercoledì scorso, puntuali, sono arrivati i libri che avevo ordinato da Mondadori con lo sconto offerto da Vodafone Happy, e martedì arriva la nuova agenda Mr. Wonderful, con tanto di penna-unicorno in omaggio (e sarò molto meno parsimoniosa con gli adesivi).
E’ come se luglio avesse portato un’energia nuova, e una nuova voglia di fare, insieme a tutta una serie di piccole soddisfazioni – su tanti fronti – che mi stanno facendo dire “sì, dai, sei sulla strada giusta”. Anche il Witch Way Magazine di questo mese parla di rinnovamento, (d)epurazione e nuovi inizi.

Mi struggo ancora su ogni foto di Venezia che mi capiti sotto gli occhi, comunque, alla faccia del lasciar andare il passato. Magari mollo tutto e cerco di farmi assumere per una stagione in un albergo lì – non la vogliono una con la pazienza di Giobbe e che parla quattro lingue, vero?
Sto scherzando.
Forse.

Mi accontenterei di andare a vedere almeno la Biennale.

Dove andiamo adesso?

Ieri mi è arrivata la newsletter di Mr. Wonderful perché manca poco all’uscita delle nuove agende 2017/2018, e questo mi ha trascinato in una selva di dubbi esistenziali: ma cosa voglio fare io della mia vita nella prossima agenda?

L’anno scorso, a settembre, ho ripreso in mano YouTube, ho sondato superficialmente il meraviglioso mondo del life-coaching con Giada, ho partecipato a qualche bookclub e, se devo tirare le somme in qualche maniera, sento che è stato un periodo di “immissione in corsia”. Adesso, però, dov’è che andiamo?

La verità è che non ho ancora trovato la mia nicchia. C’è chi fa fotografia, chi scrive, chi legge, chi si occupa di tecniche di comunicazione, chi viaggia, chi cucina, chi si occupa di fai-da-te… io faccio un po’ di tante cose e, insieme, nessuna.

Ho pensato che avrei potuto scegliere una cosa e dedicarmi principalmente a quella, ma poi mi è sembrato limitativo, limitante e anche un pochino banale, sinceramente. Lo so che tutti quelli che masticano un pochino di tecniche dei social media dicono che Instagram – per esempio – premia le gallery ordinate, ma quello che vedo è che c’è una linea molto sottile a separare lo “stile personale” da “foto tutte uguali di roba sparsa sempre sullo stesso tavolo”, e molto spesso si finisce per cancellarla completamente.

Tra l’altro ho un rapporto conflittuale con la fotografia indoor. Questa storia che la chiunque possa diventare instagrammer (preferisco scriverlo con due M, ignorando se sia la forma corretta o no, semplicemente perché anche tra instagramiporegrami per me la linea è molto sottile) anche senza mai mettere il naso fuori di casa mi suscita sentimenti contrastanti.

Alla fine ho ricordato a me stessa, per l’ennesima volta, che in realtà non mi interessa perché – e qui tiriamo le fila di tutto il discorso – io voglio semplicemente condividere, non guadagnare.
La mia è la nicchia di chi usa Instagram per cercare ispirazione, da applicarsi poi nella fantomatica Vita Reale… ma se io decidessi che sarebbe bello ricambiare questo favore che in tanti, inconsapevolmente, mi hanno fatto (come quello/a che ha postato una foto degli Ophidia Rosa Tarot, che mi sono arrivati giovedì e che sono meravigliosi), che nicchia dovrei occupare? O, tutt’al più, come dovrei modellare la mia per renderla più performante?

Su questo ci devo ragionare.

2qsrtad

Stay-treat 2.0

Giada ha riproposto la settimana dello stay-treat ed io l’ho vista come una sincronicità, in un certo senso. Mi sono detta “ma sì, rifacciamolo”, anche se in questo momento non sono affatto certa di avere energie sufficienti a fare un vero decluttering dei miei spazi; però può essere utile al fine dell’ #hyggeanchedestate.

Risultato attuale: andare al lavoro è particolarmente frustrante perché ogni fibra del mio essere vorrebbe essere a casa a riorganizzare roba, oppure in giro in cerca di ispirazione.

Parlando di lavoro, sabato mattina mia madre ha fatto lezione per l’ultima volta; adesso ci saranno gli ultimi scrutini, poi l’ultima maturità, e poi definitivamente la pensione. Me la immagino andare in giro per il mondo tipo Turista per Caso e intasarmi Whatsapp di fotografie. Forse dovrei regalarle un nano da giardino, uno gnomo, qualcosa del genere.
Intanto, quest’estate, se ne va in Perù – lasciando peraltro la casa in balia di mio padre e mio fratello. Sarà da ridere.
Quello che aspetto con una certa trepidazione, comunque, è che finalmente realizzi appieno il suo sogno di rustico e cominci definitivamente a rimetterselo a posto. Quando non me la immagino in viaggio, io me la immagino lì, a farsi il suo, di retreat… a cui credo che mi aggregherò volentieri, ogni tanto.
Tra un po’ è anche ora di ricominciare ad uscire a raccogliere erbe!

Ad ogni modo, il principio dovrebbe essere quello di creare un ecosistema mentale adatto al germogliare di nuove idee, no?
Io sono indecisa persino su che genere di idee voglia tirare fuori dal cilindro… se fossi una carta dei Wild Unknown, sarei la Daughter of Cups.

Tutto è cominciato fantasticando sulle solite foto di Instagram in cui le mie beniamine del momento si sistemano alla finestra, o sul terrazzo, con il loro pc portatile o il blocco degli appunti, un mazzo di carte, un mala o dei cristalli, e pian pianino sfornano materiale da condividere con il mondo.
Io il terrazzo al momento non ce l’ho, ma dopo aver riordinato casa mi sono resa conto che anche stare alla finestra, sul tavolo della cucina, poteva funzionare alla perfezione. Da quando abbiamo smaltito la maggior parte dei vasi da fermentazione dei crauti e dei cetrioli la sensazione di claustrofobia si è un attimino attenuata XD
Ho ceduto agli sconti di Essenza Candle ed ho ordinato un paio di giare piccole agli agrumi, mi sono fatta un caffè e mi sono messa seduta a pensare a che cosa vorrei che me ne venisse da questo stay-treat. Vorrei qualche progetto per impegnarmi l’estate – e magari anche oltre.

Già tutto ciò è stato molto hyggelig.

Credo di aver finalmente realizzato una piccola, grande verità riferita al discorso della Stalla: ci vuole un posto dove tornare dopo un “viaggio” difficile – che sia una giornata lavorativa pessima, un classico lunedì di strazio, una rovinosa riunione di famiglia e cose del genere. Ci vuole un posto speciale che sia sempre pronto ad accoglierti a braccia aperte, un posto dove ci sia l’acqua calda per il tè, un posto che profumi di buono. Può essere piccolo in modo da non farci entrare nessuno, o grande abbastanza da invitarci delle belle persone, senza allacciamento internet per poter lasciar fuori le brutture del mondo, o con una connessione veloce per godersi lo streaming.
Il discorso si applica anche nella fase di “partenza”; il retreat/stalla è l’oasi dove annusare e bere il caffè, sfogliare le news sul tablet, controllare l’agenda.

Purtroppo questo è sempre il terreno di conflitto primario tra me e Yuri, perché lui è disordinato in una maniera che cozza in modo ASSOLUTO con il mio fabbisogno di retreat/stalla. Lui entra in casa e genera entropia, così, aggratis.
Ho deciso che quest’estate, allora, quando va in ferie, tornerò alla carica con il piano di riordino di garage e cantina in modo che possa ricavarsi uno spazio suo dove lasciare il suo caos, i suoi arnesi, i suoi esperimenti e tutto il resto. È assurdo non sfruttarlo ed è assurdo che il garage versi in condizioni post-apocalittiche da anni solo perché “tanto non vede nessuno”.

Il mio terrore, quando si parla di traslocare in una casa più grande, è quello di ritrovarmi un giorno a prendere atto di aver acceso un mutuo per dare semplicemente a Yuri ancora più spazio per fare casino; siccome già tutt’ora questo è un tasto dolente della nostra relazione (non più tardi del mese scorso ho dato in escandescenze, con tanto di foto di come ho trovato la cucina quando mi sono alzata dal letto mandate a mia madre per farmi rassicurare sul fatto di non essere una pazza visionaria, e l’ho seriamente minacciato di fare le valige), voglio essere ben sicura di non andare verso una catastrofe annunciata.

Tirando le somme, sento di aver spianato il terreno per l’orticello.
L’interrogativo, però, rimane: cosa ci pianto?

Primizie varie ed eventuali

Siamo reduci da un interessante weekend ricco di primati.

Venerdì, in occasione del primo Dolomiti Fantasy di Trichiana, abbiamo pubblicamente sfoggiato il nostro primo “cosplay” come Drizzit & Friends. Molto casalingo, assolutamente low-budget, ma dignitoso; quantomeno, chi conosceva Drizzit ci ha riconosciuti tutti subito!

Drizzit_700_mosaico

cosplay1

cosplay2

Sabato pomeriggio gitarella fuori porta al castello di Monselice, in occasione dell’Accademia FISAS di Giugno, con visita all’armeria. Un genere di visita in cui sono gli ospiti a spiegare le cose alle guide, quindi piuttosto atipica 😀

schiavone

Domenica – tralasciando un brutto risveglio in cui non sai se provi più rabbia contro il terrorismo islamico o inenarrabile vergogna nel far parte di un popolo che, scampato a tutti gli attentati, pensa bene di rimediare autoinfliggendoseli – seconda puntata di Accademia e PRIMO torneo di striscia per Yuri, che si classifica PRIMO, con un sacco di complimenti da parte degli istruttori, compreso il Grande Capo, che ha commentato con un

“Con te vince la bella scherma”

che io mi sarei fatta la pipì addosso per l’emozione.
Non è buffo quante volte in vita mia mi sia capitato di scrivere di tornei di scherma, e quando alla fine davvero il mio uomo è il più bravo con la spada, io non sono neanche lì a sbrodolare? Life is silly.

Allora, la sfida di questo mese sarà la Ricerca dell’Hygge Estivo. Ordini superiori.
Ricreare un’atmosfera hyggelig d’inverno, in casa, è abbastanza facile, ma d’estate è tutta un’altra musica e coinvolge anche il Mondo Esterno, con i suoi spazi e i suoi ARGH! abitanti.
Non so veramente da che parte cominciare.

Daje, giugno.

Ho registrato un account su efp. Un altro account, a dirla tutta, perché il primo risale a non so più quanti anni fa e non ricordo assolutamente le credenziali d’accesso. E comunque non ci avevo caricato niente.

Ho idea di pubblicare, un po’ alla volta, intanto tutta la produzione relativa a Rondò con la Morte (è ufficialmente il nome della cronaca e del relativo gruppo su Whatsapp, e glielo ha messo Yuri). Poi si vedrà. È indubbio che scrivere mi piaccia, e dopo aver vinto qualche iniziale resistenza per via della ruggine depositatasi negli anni, adesso ho ingranato e pian piano diventa più semplice. E soddisfacente.
Ok, questa della soddisfazione è una questione ancora un tantino delicata, ma ho deciso di fare tesoro degli insegnamenti di Big Magic (che, per altro, avrei anche intenzione di rileggere) e quindi, giusto perché da qualche parte bisogna pur cominciare, sono uscita dalla mia Comfort Zone.

Al momento sono a quota 10 “capitoli”, più 2 “antefatti” con cui mi sono riempita dei tempi morti tra una sessione e l’altra; online però ce ne ho messi solo 5, così mi tengo un ampio margine di revisione. Man mano che produco, pubblico.
E, logicamente, man mano che la cronaca viene giocata. Nel momento in cui mi sono detta ‘dai, siamo bravi e non ci perdiamo troppo negli off topic‘ dieci minuti di sessione se ne erano già andati parlando di come fare lo zenzero candito.

Ho chiarito la questione di Venezia. Ho definitivamente deciso che il mio perenne struggimento dovesse essere preso sul serio quando Yuri mi ha confessato di aver fatto un sogno dei suoi, e alla prima tavolata utile ho tentato di introdurre l’argomento. Cautamente, perché sarebbe stato deludente sentirsi rispondere qualcosa come “no, tesoro, è soltanto un altro exploit della tua insoddisfazione esistenziale”, ma volevo saperlo. Mi hanno momentaneamente liquidato con un “facciamo un’altra volta, è una storia lunga”, però poi Vick ha risposto esaurientemente a tutte le mie (nostre) domande qualche giorno più tardi.

Non possiamo vantare un’esistenza avventurosa costellata di mirabolanti avventure di spionaggio internazionale, ma siamo stati veneziani ad un certo punto del XVIII secolo – Yuri ed io tendiamo a riprenderci di vita in vita, a quanto sembra ne abbiamo condivise almeno quattro – e anche se non vantavamo nobili natali in famiglie apostoliche o evangeliche, commerciavamo vino dall’Alsazia e da Cipro, avevamo casa e bottega a San Polo e guadagnavamo dignitosamente, tanto da poterci permettere qualcosa come quattro persone di servizio (una cuoca, due domestiche e una bambinaia per i nostri figli).
Ho scoperto anche perché molto è cominciato con La spia del mare: il nome di Yuri era, appunto, Cassiano… un nome piuttosto comune, a quanto pare. Il mio era Henriette, alla francese, nonostante fossi italiana purosangue; evidentemente i miei genitori – una sarta e un profumiere – lo trovavano esotico. Del resto anche leggendo Casanova avevamo colto questo trend nei nomi stranieri, soprattutto per le bambine. La stessa sorte era toccata alle mie sorelle maggiori, Marie e Lucie.
Yuri/Cassian invece era mezzo schiavone, da parte di madre. Ci siamo conosciuti in bottega da suo padre, che era vinaio, io avevo quattordici anni e lui sedici. Ci siamo sposati quando io ne avevo sedici e lui diciotto – con rito cattolico, ha specificato Vicky. Abbiamo avuto tre figli (Martina, Claudio e Massimiliano), soldi sufficienti a farli studiare, una vita tranquilla, una barca da diporto, dei piccioni viaggiatori e una serena morte in tarda età.
Insomma, come al solito è stato divertente… e confortante, e incoraggiante. Mi rendo conto che, a raccontarlo così, il tutto suoni alquanto delirante, ma tant’è.
“E’ bello essere noi” (cit.)

Poi mi chiedo per quale ragione, esattamente, io affidi questo genere di memorie al blog. D’accordo, lo svarione veneziano meritava una degna conclusione, però è anche vero che qualche mese fa mi ero messa in testa che il blog avrebbe dovuto diventare un pochino più “funzionale”, e ancora lo penso.

Ogni tanto, confesso, mi viene voglia di aprirne uno brand new e ricominciare da zero, come quando finisco un diario e comincio quello nuovo piena di nuovi buoni propositi.
Magari, quando finalmente decido cosa voglio fare nella vita, lo faccio.

Nel frattempo è tornato Giugno, sono tornati il caldo, i temporali estivi, le finestre sempre aperte e i profumi “da fuori” hanno temporaneamente cassaintegrato le Yankee Candles. Tra un po’ finisce anche la scuola, mia madre ieri ha festeggiato la correzione del suo ultimo compito prima della pensione, io ho rifatto la tinta grigia ai capelli. L’agenda degli impegni dei prossimi fine settimana si sta infittendo. Insomma, siamo pronti per la bella stagione.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: